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Terra di Smeraldo
Testimonianze dall’Oltrecorpo
Meurois-Givaudan, Anne e Daniel
ART. 000004
Copertina a 4 colori, plastificata di Annie Lauro.
186 Pagg.
Collana: Libri di Anne e Daniel Meurois-Givaudan
Argomenti: Viaggio astrale, Reincarnazione, Bardo
Genere: Saggistica
ISBN: 88-85385-08-7

La Morte... E dopo? Anne e Daniel Meurois-Givaudan ci propongono la loro risposta, frutto di numerosi viaggi astrali eseguiti in coppia secondo una tecnica ancestrale che permette loro di uscire di propria iniziativa dal corpo fisico e di penetrare liberamente nelle “Terre d’Oltrecorpo”. La Terra di Smeraldo è la vita vista dall’altra parte dello specchio: una vita in cui tutti i paradisi artificiali e tutte le fantasie hanno di che realizzarsi, ma anche una vita irreale, carica delle nostre proiezioni e dei nostri desideri. é la terra d’asilo, di riposo, di riflessione tra due vite, il luogo privilegiato in cui ognuno, a seconda del proprio livello di coscienza, ha l’opportunità di comprendere il proprio karma, ossia l’infinita catena di cause ed effetti che, di vita in vita, prolunga in noi le nostre azioni passate e mantiene l’illusione dell’“io”. In questa Terra di Smeraldo ove memoria, volontà e ragione sopravvivono ai legami fisici, nell’attesa di reincarnarsi, non vi sono giudici: ognuno è pienamente libero di orchestrare il proprio destino. Di questa “realtà di cui un giorno nessuno più si sognerà di dubitare”, Anne e Daniel Meurois-Givaudan sono oggi testimoni, accogliendo l’invito dell’Essere di Luce.

Sull’argomento vedere il libro di Petia Prime Accompagnarli verso la Luce; Cronaca di una disincarnazione di A. e D. Meurois-Givaudan; due libri di Lise Thouin, Palla di sogno e Canto di commiato. Inoltre, Delog: donne che viaggiano oltre la morte.

 

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CAPITOLO I


La prima alba



Ci sono certi giorni, certe notti, che contano più di mille altri; ci sono certi secondi che vivono e si protraggono più a lungo delle ore.
Sono passati quasi dieci anni…
L’alba aveva appena cominciato a tingere di rosso il cielo, dietro i vetri sporchi della mia cameretta di studente; avevo atteso per tutta la notte, con la mente stranamente vuota, ed ero ancora in attesa, immobile, sdraiato sul letto, come cristallizzato. Quello che era successo… che cos’era? Non l’avevo voluto, né cercato. Rivedevo senza tregua le immagini della sera precedente, e intanto tentavo metodicamente e con tutta la precisione possibile di ricapitolare gli ultimi istanti prima dell’Incredibile.
Ero andato a letto verso le dieci, come al solito; c’era ancora un po’ di luce in quella cameretta che sarebbe stata la mia casa per tutto l’anno, e la mia attenzione vagava tra pensieri disordinati e di scarsa rilevanza mentre m’invadeva un leggero torpore. Quand’ecco che, d’un tratto, tutto si capovolse: venni scagliato fuori dal corpo, contro il soffitto, e mi colpì un freddo intenso che proveniva da dentro di me. Contemporaneamente, ebbi l’impressione come di raddrizzarmi, di girarmi, non ricordo bene. E mi vidi… mi vidi sul serio, dal di fuori, in carne ed ossa così come si vedono gli altri, quelli che noi non siamo: un amico, un estraneo… I miei occhi erano sul soffitto, sopra l’armadietto dei libri, e da lassù contemplavo il corpo sdraiato due metri più in basso, inerte come un involucro vuoto.
Lassù c’erano i miei occhi e la mia coscienza, perché ero certamente io ad osservare me stesso: mi ero semplicemente e straordinariamente sdoppiato. Era questa, la morte? In quella fresca sera d’aprile ne avevo forse varcato la soglia, in un modo tanto triste e banale? Per un attimo pensai che fosse un sogno, ma poi… no, era tutto troppo chiaro, ero troppo lucido di mente; per un po’ non mi riuscì di staccare gli occhi da quell’altro me stesso sdraiato con noncuranza sotto le coperte: non lo trovavo nemmeno bello a vedersi.
Fu allora che la mia attenzione smise di concentrarsi su quell’estraneo là sotto, attratta da un’impressione di movimento: mi accorsi che mi stavo spostando. Io, i miei occhi, o la mia coscienza, o forse tutto insieme, galleggiavo da destra a sinistra come un povero ubriaco, senza sapere a cosa aggrapparmi; per un attimo temetti di andare a sbattere contro lo spigolo dell’armadio e allungai una mano vicino alla fronte per proteggermi dal colpo. Una mano?… avevo una mano! E la vidi affondare nel legno, così come sentii che il mio sguardo vi penetrava, andando ad accarezzare libri sparsi e quaderni impilati.
Un’ondata di calma profonda mi cadde improvvisamente addosso, come se mi avessero appoggiato una mano tranquilla sul capo. Scivolai lungo gli scaffali fino a ritrovarmi di nuovo davanti a quel me stesso inerte, e divenni pienamente cosciente del fatto che anche in quello stato in cui mi trovavo avevo un corpo… un corpo che fluttuava qui e là, un corpo nudo, stranamente bianco, stranamente luminoso, in cui ribolliva una vita misteriosa. Poi, d’un tratto, più nulla: un dolorino all’altezza dello stomaco, un lampo interiore, e rieccomi imprigionato sotto le coperte, in quel corpo che un istante prima mi pareva così goffo. Era tutto finito.
Fino al mattino cercai di capire il come e il perché, ma evidentemente quella notte non aveva più segreti da rivelarmi.
Dopo quell’esperienza del tutto involontaria, passarono settimane mute, in cui sembrava che nulla potesse più provocare quel fenomeno inspiegabile. Mi dissi allora che se la riflessione non riusciva a darmi una risposta forse avrei potuto trovarla nei libri, addormentata in una pagina; se volevo uscire da quel vicolo cieco, non mi restava dunque che fare il giro delle librerie, delle biblioteche, sfogliando pagine e pagine. Così passarono i mesi, ma invano. Scoraggiato, decisi di arrendermi.
Sembra che esistano lingue prive della nozione di “casualità”, e oggi, più che mai, ne capisco la ragione; mi ricordo un pensiero di Satprem:
«Il caso significa che non si conoscono le leggi delle cose».
Il caso, dunque, fece le cose per bene, facendomi im- battere in un testo dedicato ad un fenomeno strano e tuttavia ben reale, noto con il termine di “viaggio astrale”. Scoprii poi che era solo uno dei tanti libri su quell’argomento, e venni dunque a sapere che anche altri avevano vissuto la mia stessa esperienza. In quel libro ritrovai la descrizione delle stesse sensazioni che avevo vissuto qualche mese prima: insegnava persino la modalità proprie di quell’esperienza, e sebbene non si possa dire che avesse una risposta a tutto, se non altro compresi che avevo trovato una chiave, e forse LA chiave.
E così, non ero stato il solo a fare quell’esperienza: l’autore del libro che avevo divorato affermava che era praticata in varie parti del mondo, ed insegnava proprio una tecnica, un metodo progressivo. Apparentemente non mi mancava nessun requisito per ritentare quella specie di sdoppiamento strano che mi aveva tanto turbato… anzi, “turbato” era dir poco, visto che per mesi avevo concentrato tutti i miei pensieri su quello scopo soltanto.
Effettivamente non mi mancava nulla, tranne due qualità strettamente connesse fra loro, che non tardai a scoprire: pazienza e volontà.
Oggi, ripensandoci, trovo quella definizione di “qualità” piuttosto schematica, perché oltre al metodo da seguire la sola cosa indispensabile era l’ assoluta, profonda convinzione che ciò che volevo tentare era realizzabile, e che ci sarei riuscito ad ogni costo; si tratta d’una specie di autosuggestione, e ciò che viene intrapreso a questo modo immancabilmente si realizza. Volere è potere, dicono: effettivamente, non c’è nulla di più vero.
Prima di proseguire tengo a precisare però che è inutile tentare un viaggio astrale solo per vedere se è “proprio vero”; per avere un approccio onesto verso quest’esperienza bisogna abbandonare ogni atteggiamento da “collezionista” di sensazioni, perché non si tratta né d’un gioco né d’un passatempo, ma di qualcosa che richiede calma, lucidità e sincerità. Forse il lettore dirà che sono solo parole, ma procedendo nella lettura ne capirà certamente la portata.
Mi misi dunque al lavoro con una profonda e silenziosa gioia, certo della vittoria finale; nessuno doveva essere al corrente della mia ricerca, di cui, d’altronde, scoprii di non saper spiegare né lo scopo, né il significato, né le conseguenze eventuali.
Fu in un banale pomeriggio d’ottobre, in una vasta e fredda stanza chiusa a doppia mandata che l’Incredibile avvenne nuovamente: lo vissi come un’esplosione nel più profondo dell’anima, sebbene “esplosione” sia un termine inadeguato per indicare un’Himalaya di Luce e di splendori! Vidi e compresi il fenomeno meglio della prima volta: ero certamente un corpo flaccido abbandonato sul letto, e avevo davvero un’aria un po’ stupida, ma ero anche (e soprattutto) un corpo luminoso capace di fluttuare o volare (non sapevo bene), e di contemplare un’altra sfaccettatura del mondo. Sentii anche una profonda agitazione interiore, e mi vidi sballottato su e giù, a destra e a sinistra, come un ubriaco senza volontà.
«Potete stabilizzarvi: basterà volerlo ed allenarvici».
I consigli dell’Autore del famoso trattato mi tornavano in mente, e devo ammettere che se quel giorno non progredii molto nella stabilità, mi perfezionai in seguito proprio grazie alla pratica.
Col passare delle settimane lo sdoppiamento astrale si ripeté altre volte, e a mano a mano che mi familiarizzavo con la tecnica necessaria, mi rendevo conto delle possibilità che mi si aprivano dinnanzi. Inizialmente avevo avuto solo un confuso presentimento di ciò che quella scoperta avrebbe potuto darmi, ma ora la faccenda assumeva un contorno meno vago: contemplarmi dal di fuori, spostarmi come un “fantasma” erano, tutto sommato, aspetti poco interessanti… Ricordandomi il momento in cui ero penetrato involontariamente tra libri e quaderni dentro al mio armadio, compresi che in astrale tutto ciò che faceva parte del mondo fisico diveniva privo di significato, e, d’altronde, nei miei numerosi esperimenti, mi ero immancabilmente e rapidamente sentito attratto verso il soffitto della stanza come da una calamita, al punto che finivo col fondermi in esso e ritrovarmi in solaio o sul tetto, a seconda delle volte!
Non ho difficoltà a credere d’aver già fatto sorridere più volte il lettore, e che molti mi abbiano ormai etichettato come un “sognatore innocuo” o un “ciarlatano”; ma non farò una piega, ben deciso a proseguire il mio racconto per chi mi crede o per chi è curioso di saperne di più: ho dalla mia la sicurezza, frutto della sincerità.
Quello che avevo scoperto essere il mio corpo astrale mi sembrò, durante i viaggi, dotato di facoltà sensoriali infinitamente più sviluppate di quelle che avevo quand’ero nel corpo fisico: la vista era dieci volte superiore ed anche il più piccolo oggetto sembrava (o meglio, “sembra”, perché nulla è cambiato da allora) dotato di vita propria, una vita strana e molto intensa; potevo distinguere un inverosimile formicolare di molecole che si spostavano in tutte le direzioni, e tutto ciò che captava il mio sguardo astrale era come rivestito d’una luce particolare, ed i rossi, i gialli, i blu, tutti i colori, assumevano una luminosità fluorescente. Da ogni oggetto, anche dal più insignificante, emanava una ribollente forza vitale.
Quanto a me, il minimo che possa dire è che mi sentivo e mi vedevo del tutto diverso: tutto il mio corpo brillava d’una luminosità intensa, ed attraversavo di quando in quando turbini di luce ancora più forte, bianchissima, che nasceva contemporaneamente ovunque e in nessun luogo.
Nessun oggetto del mondo materiale era d’ostacolo al corpo astrale, e poco per volta acquistai fiducia e coraggio: passavo ormai attraverso i muri della stanza con la disinvoltura con cui avrei varcato una porta qualsiasi, ed ogni volta non potevo fare a meno di notare uno strano, divertente pizzicore che provavo quando le mie particelle di luce s’intercalavano a quelle dell’ostacolo in cui stavo penetrando o che attraversavo.
I pericoli d’un’esperienza del genere sono evidenti: state forse pensando che sarebbe utile per spiare le mosse del vicino? Ebbene, niente di più falso, per buona pace di tutti i vicini: la pratica mi ha insegnato rapidamente che la curiosità, inconfessabile o no, impedisce sistematicamente l’intrusione in un luogo privato, perché non appena il corpo astrale è animato da un po’ di spirito guardone perde quasi tutte le sue capacità, come se fossero automaticamente neutralizzate da una forza superiore. Non è raro, anzi, che il corpo astrale sia attratto irresistibilmente verso il suo involucro di carne a tal punto da dover troncare l’esperimento. Si tratta forse d’un’auto-censura dell’inconscio? La faccenda non è così semplice, e ci ritorneremo in un altro momento: ora sarebbe prematuro dilungarci su questo punto.
Prima di entrare nel vivo della nostra testimonianza c’è ancora un fatto, un fenomeno da segnalare, di cui capirete subito l’importanza: circa tre mesi dopo i miei fruttuosi tentativi, grazie alla disinvoltura ed alla sicurezza acquisite, mi resi pienamente conto di che straordinario veicolo fosse il corpo umano nella sua fase astrale e compresi che, una volta rispettate le condizioni di cui sopra, bastava che il corpo astrale esprimesse il desiderio netto, preciso e soprattutto spontaneo di venirsi a trovare in un dato luogo, per esservi immediatamente trasportato.
Non vi sarà difficile credere che non ho mai conosciuto nulla di più bello e affascinante del sentirsi catturato in un vertiginoso turbine di luce incredibilmente bianca, calda, infinitamente viva e rassicurante, per esser trasportato in un batter d’occhio nel luogo prescelto; è una delle ragioni per cui questa nostra testimonianza, pur volendo esser chiara, onesta e logica, non può prescindere dal cuore.
C’è chi penserà che l’esperienza astrale sia traumatizzante, per dirla con un termine di moda, e a volte è vero, specie durante i “primi passi”, ma per chi considera lo sdoppiamento astrale un fatto naturale non è per niente traumatizzante, anzi: la luce particolare in cui è immerso il corpo astrale è particolarmente vivificante, energetica, riscaldante in senso morale e fisico. Procura a chi può beneficiarne un’intensa sensazione di gioia, di lucidità, di quiete; l’impressione fondamentale che si ricava da ogni contatto con la luce astrale è quella d’un’armonia immensa ed universale.
Quando per la prima volta provai tutto questo, non sapevo ancora che quella porta non faceva che schiudersi: infatti, quello era solo l’inizio…



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