Copertina a 5 colori plastificata.
192 Pagg.
Collana: Libri di Anne e Daniel Meurois-Givaudan
Argomenti: Gesù, Insegnamenti, Esseni
Genere: Saggistica
ISBN: 88-85385-21-4
Presentare questo libro non è facile. Di quando in quando, da molteplici fonti giunge notizia che un Maestro di Saggezza si sarebbe reincarnato nel vicino Oriente agli inizi degli anni ’60 e alcune di queste fonti precisano che si tratta di Gesù. Ed ecco che Anne e Daniel Meurois-Givaudan, obbedendo ad un appello, si recano in Siria... e l’incontro ha luogo! “Perché proprio in Siria, se il Maestro può manifestarsi ovunque?”, è stata la nostra prima domanda. “Ci sono luoghi che risvegliano le energie di certe persone”, è stata la risposta. Anne e Daniel si sono fatti ancora una volta canali, per tutti noi. Il messaggio di cui sono portatori ci apre il cuore, ci risveglia all’azione, si sofferma sulla quotidianità, rivelando anticipatamente i tristi eventi di questo momento storico, alcuni dei quali stiamo vivendo. Ma, soprattutto, ci colma d’Amore.
Italiano
Se volete un assaggio...
L'incontro con Lui—————————————————————————— Capitolo 1L'attesaDamasco, 18 luglio - O. Hotel Sono ormai due giorni che il boeing della Syrian Air ci ha depositati in un paese ove regna il sole; persino il nome della Siria, ci hanno detto prima che partissimo, si riferisce all’astro del giorno: “Surya” non significa forse “sole” in sanscrito? Forse è solo un gioco linguistico, ma lo sa il cielo quanto fa caldo a Damasco! Nella nostra enorme camera arroccata al settimo piano di una massiccia costruzione di stile indefinibile, i nostri sguardi si posano sulle sagome della città; oltre al neon delle imprese internazionali che già lampeggiano con le loro luci scarlatte, vi è solo un’immensità di tetti piatti, di terrazze schiacciate sotto il peso della calura e ricoperte da un’informe polvere grigia. Qui e là, un ciuffo di palme dalle foglie stanche si erge come a cercare ancora di più il caldo di quella fornace. Poco più in là, quasi a portata di mano, svetta la massa imponente della montagna, anch’essa gialla e grigia, così semplice ed immutabile fin dal tempo dei tempi; sebbene sembri dormire, è come se ci osservasse, come uno spettatore, un testimone solenne e silenzioso del trascorrere dei millenni... Ne passeranno ancora tanti così? Probabilmente ci sono, dietro a questo apparente torpore, troppe cose in gestazione. Intanto, sotto di noi, venti metri più in basso, sfilano lenti i taxi gialli ed i passanti, quasi tutti vestiti all’occidentale; ci piacerebbe aprire l’alta finestra alla quale ci appoggiamo, per abbeverarci ancora un po’ a questa strana atmosfera, ibrida figlia del deserto e del modernismo... ma l’alito torrido della fine del giorno sarebbe ancora più pesante. Scegliamo quindi il chiasso assordante di un vecchio condizionatore incassato nella parete, i cui pulsanti ci restano in mano; quel po’ di aria tiepida che ci dispensa è tuttavia un lusso che sappiamo apprezzare. Che cosa siamo venuti a fare, in un posto come questo? Perché ostinarci a scoprire questa città in mezzo a un mare di pietre e di sassi che il sole scalda al calor bianco? “Bisogna essere matti...”, ci hanno detto e ridetto prima di partire... Forse... Beyrut è solo ad un centinaio di chilometri da qui, e più volte ci sono passati sulla testa i caccia con il loro ruggito. È vero che in tutte le strade ci sono gli uomini armati di mitra, ma è anche vero che c’è in noi una specie di pace, in mezzo a tutto questo: una pace che “qualcuno” ci ha infuso, forse, ma tanto profonda da cancellare le incertezze; ed è proprio “questo” che agisce. Ricordiamo che il tutto si decise una sera di marzo, quella in cui ci ingiunsero di partire. «Andate a Damasco»... Era stato semplice e preciso, e tuttavia era una richiesta più che un ordine, un’affermazione contro la quale non potevamo far nulla, un vero e proprio appello alla fiducia. Era stata una voce familiare a pronunciarlo, una voce ferma e quieta, una voce che era anche uno sguardo, uno sguardo a sua volta talmente noto e contro il quale non avremmo mai voluto far qualcosa... Ecco dunque: ci siamo... in un angolo della stanza c’è una valigia aperta, ed un bastoncino d’incenso che si consuma lentamente aggiungendo all’atmosfera il suo profumo magico e greve. Siamo in attesa... di cosa? Di chi? Proprio non sapremmo dire. Forse qualcuno che verrà a bussare alla porta? A meno che il vecchio telefono nero non squilli... Ieri non abbiamo vissuto quest’attesa: la Grande Moschea ci chiamava, e poi le inevitabili botteghe di Hamidiyeh; oggi, invece, è qualcosa di diverso: qualcosa che spinge a un maggiore silenzio, ad una maggiore solitudine, ad una sorta di preghiera del cuore. Non ci sono dubbi: qualche essere di pace deve averci messo il dito, perché un black-out proprio ora riduce al silenziola stridente rotazione del condizionatore. Ecco che d’un tratto il calore si fa più soffocante, ma in esso c’è qualcosa di buono e di sereno; questa volta, sentiamo che la vera attesa può sgorgare, può crescere fintantoché saremo una sola cosa costante e presente, come il pavimento su cui siamo seduti. Di fronte a noi è rimasto il muro bianco della camera, con uno specchio appeso che, ancora pochi istanti fa, rifletteva le luci scarlatte dei neon piazzati sul palazzo vicino; l’ombra si fa più profonda... Ecco, il crepuscolo ha steso il suo manto stellato su Damasco. D’un tratto, in noi, c’è come un punto di silenzio, un punto proprio in corrispondenza del petto, che sembra voler vivere di vita propria: davanti ai nostri occhi spalancati e al ritmo del nostro cuore che risuona come un tamburo, il muro bianco comincia allora ad illuminarsi, comincia a palpitare, si anima, ribolle come se dovesse nascere un incredibile sole da una brezza nel centro della parete. Pochi istanti dopo, davanti a noi non c’è più nessun muro, dal suo cuore è nata una figura imprecisa, di un indicibile candore; soltanto la presenza del pavimento sotto i nostri corpi ricorda ancora timidamente la camera, ora divenuta dimora di pace. È l’istante in cui la poesia e le parole perdono di valore, è l’istante di una serenità estrema in cui un’onda d’amore dirompente accende ogni cosa ed immobilizza la mente. È l’istante preciso in cui una voce calda e forte come un miele di montagna scende dentro di noi, inondandoci del suo fuoco... — Amici miei, voi che ora mi ascoltate, non sentitevi in ascolto di un maestro, né di una voce che detta o enuncia sentenze... Non ascoltate questa voce come una fuga da un mondo che spaventa i vostri occhi; non ascoltate ma sentite, sentite parole che non saranno parole, sentite il brusio di una fonte che sarà la vostra fonte, sentite il ruggito di un torrente che è in voi. Non aderite al Verbo che scorre nella mia voce come ad una chiave che si crede capace di aprire tutte le porte; il Soffio da ritrovare è il vostro, le serrature da eliminare appartengono alle vostre porte. La mia voce è la vostra che non sapete più udire, è quella dell’interprete dei vostri cuori; se in essa abitano la poesia ed il canto, è perché essi sono in voci; se in essa abita anche la spada, è perché la sua lama conosce il richiamo delle vostre coscienze addormentate. Non aderite alla forza che scorre nella mia voce come ci si impegna nel partito di un condottiero, di un principe o di un patriarca; essa non chiede affatto che siate pro o contro, essa è... proprio come, in fondo a voi stessi, voi siete, malgrado i venti e le maree, malgrado l’avvicendarsi dei soli e delle lune. Amici, amici, non siate come nuovi crociati: non vi è più nessuna tunica da rivestire a mo’ di stendardo, né armi da approntare per aggirare l’ostacolo; peraltro, non ce ne sono mai state s enon nel sogno dal quale, oggi, dovete trovar l’uscita. Da dove viene, allora, la voce che sentite risuonare in voi, la luce in cui si perde il vostro sguardo? Chi sono? Vorreste una firma illustre? Ma per nutrire quale bocca? Per mantenere il fuoco di antiche e vaghe speranze? Per esacerbare l’immaginazione o per rinforzare il brusio di coloro che credono di sapere? Se gli uomini vogliono una firma illustre per stimolare la loro mente e per rendere più fermo il loro passo allora il Tempo ne inventerà una per loro... Ma sappiano che essa non ha altro scopo che puntar loro il dito addosso: non come potrebbe farlo un giudice, ma semplicemente per ricordare loro l’unica direzione. Quel dito è puntato con un amore di cui non avete idea, un amore in cui non possono trovare posto né smancerie né atteggiamenti tiepidi, un amore che è energia e volontà. È con l’amore-azione che l’amore-volontà, che voi tutti ricostruirete voi stessi... nonché la Terra ed il Cielo! L’amico che ora vi parla è quello che fu messo in croce sotto Pilato e che, un tempo, portò il nome di Gesù. Ecco chi sono... Ma, prima di tutto, sono un fratello che ha imboccata la strada un po’ prima di voi: ed è questo nome, fratello, che dovete ricordare, non quello del maestro cristallizzato sulle croci di pietra preziosa e nelle immagini pie. Costui, con quella sua effige da così tanto tempo pietrificata, non h apiù ragion d’essere: è morto con l’avanzare della sete di potere, sotto l’incalzare degli egoismi e delle intolleranze, si è disseccato sotto il peso delle falsità. Eppure, come vi ho detto, ritorno oggi a voi non in qualità di giudice, ma come un alito di vento che viene a raddrizzare la corsa impazzita dalla freccia nel cielo; l’alito che io sono non è una brezza passeggera e non ha soltanto la forza di questa luce, di questa voce che parla: esso è sceso in un corpo fisico per amare meglio il vostro suolo, e comprendere meglio il vostro firmamento. Ma che importano il corpo tramite il quale agisco, il mio nome di allora,ciò che si dice di esso, e che importano le reazioni di scandalo e di repulsione che queste mie parole scateneranno... la mia parola non chiede di essere riconosciuta o onorata: è un semplice raggio in un Sole così Grande! Che importa quindi la firma che gli uomini vorrebbero poter leggere in calce ad essa: dietro all’ombra di ogni nome, al di là di ciò che in essa si cristallizza, risplende sempre la stessa Luce che non ha né inizio né fine. Allora, prendete le parole che vi affiderò non come colui che si è voluto vedere come il “Figlio Unico”, ma come le parole di una coscienza che ha imparato ad amare un po’ di più, fino ad essere una con la Coscienza. Dategli allora qualsiasi altro nome, all’autore di queste parole, se questo acquista le vostre emozioni e vi imbriglia l’immaginazione: vi ripeto che ha poca importanza; non sarete sulla strada sbagliata, perché ciò che si esprime attraverso la mia voce è presente, da sempre, in ogni uomo, ed è un po’ in ogni uomo. Fin dall’inizio del secolo molto è stato detto e scritto sulla mia nuova venuta; a che serve entrare in polemica? Forse per dirvi: “Questo era vero, questo era falso”? Sappiate soltanto che sono tra voi... In questa città? In un’altra, in mezzo al deserto? Molto più a Nord o laggiù, ad Est? In verità, tutto questo conta poco, perché per agire con me, voi tutti, non avete affatto bisogno di chiamarmi con il nuovo nome datomi dai miei genitori fisici,nessun bisogno di conoscere la città che quotidianamente percorro. I miei passi vanno molto al di là delle frontiere, la mia vera pelle è di tutti i colori... Probabilmente vi hanno detto che ero nato in una certa comunità, in un certo paese; non preoccupatevi di controllare se queste affermazioni sono giuste: sono dunque tanto importanti? Volete forse, voi uomini, ancora una volta, passare accanto a ciò che è Essenziale? Se anche non fossi più di questa Terra, il mio cuore vibrerebbe ancora nel vostro. Questo è ciò che dovete sapere. Se sono nuovamente tra voi sotto questo sole, questo significa tuttavia che devo continuare un compito iniziato molto tempo fa, un compito in cui lo spirito e la carne si uniscono e che farà sì che si uniscano le nazioni. Una nazione è un essere totale, un’anima, e ci sono anime così impregnate di antiche faccende, da non aver ancor deposto i loro inutili bagagli. Quante volte la mia parola di un tempo è stata usata come una canna di fucile da chi si sente lupo mentre ci sono così tante piaghe da curare! Per questo agirà velatamente fintantoché sarà necessario, quindi non cercatemi perché perdereste l’occasione di vivere questo momento e di agire in questi tempi. Sono venuto di nuovo non per riunire fedeli, ma affinché gli uomini siano fedeli alla ri-unione reclamata dal loro cuore. Sono venuto di nuovo non per restaurare o costruire una Chiesa, ma per abbattere i muri: muri di pietra e di filo spianto, muri d’egoismo, muri d’intolleranza, muraglie di incoscienza e di paure. Tutto verrà minato, tutto crollerà al suolo... ecco perché è richiesta l’opera di voi tutti, voi che avete scelto quest’ora nel quadrante del Tempo per venire al mondo, per regolare una volta per tutte i vostri contenziosi. Ma non ingannatevi, amici: si tratta di un lavoro d’amore, un grande slancio senza rimpianti né amarezze. Dovete ripensare ogni cosa, ed è questo che vengo a dirvi: questo significa che per ricostruire non dovete più usare lo stesso cemente di prima. Non avete capito che la nazione dell’“altro” si disgregherà prima o poi, perché fa parte degli individualismi che fanno sì che uno tipi la coperta verso di sé? Voi tutti, uomini e donne della Terra, siete un essere solo: questa non è un’immagine ma una realtà, e voi siete un essere solo le cui cellule si sono messe a pensare, a camminare separatamente ad una ad una, fino a fare della Dissociazione un vero e proprio faro, una sorta di legge ineludibile. La Dissociazione è figlia dell’orgoglio che soffoca l’intera umanità; è la radice-madre di tutti i limiti, quella che vi fa credere di essere più del vostro vicino; sono venuto a dirvi che non dovete ucciderla ma lasciar che si essichi, che cada da sola nella sua propria trappola di sete inestinguibile e di possessi eternamente insoddisfatti. Ci sono fonti a cui abbiamo bevuto anche troppo, e a cui non bisognerà più avere accesso. Amici, vi invito dunque a dimenticare gli antichi itinerari... Ci sono mappe così belle, con così bei sentieri sui quali non avete ancora messo piede! Eppure non sono venuto a voi come un mago con la sua bacchetta: nessuno vi offrirà un mondo migliore, neppure i miei fratelli vi faranno balenare un sogno che si presenti a portata di mano. Ciò che avrete sarà ciò che sarete, e ciò che sarete sarà ciò di cui vi ricorderete. Vi è forse maggior segreto di questo? “Tutto qui?”, vi chiederete ora... e tuttavia quel tutto che sembra così poca cosa va visto come il punto di partenza di tanti smarrimenti; colui che vi parla non sarà mai seduto sul trono davanti a voi, attorniato da una coorte di servi zelanti per portare fino ai confini dell’universo la propria verità cristallizzata. Non vi darà la chiave di un palazzo né l’accesso noncurante ad un regno: egli vuole che voi creiate, che espandiate tutto questo unicamente dal vostro cuore, secondo la logica dell’inspirare e dell’espirare. Siete pronti per questo compito? Questo è quello che vi chiedo. Ma nessuna forza si aspetta da voi un “sì” se non siete profondamente quello stesso sì, ossia se non siete convinti che un granello di sabbia porti in sé tutta la quiete, la forza, l’estensione e la bellezza della spiaggia da cui proviene. L’universo ha più bisogno di quei granelli di sabbia che di grandi sacerdoti dai vachi sermoni. Non è più tempo di sermoni... e se la voce di certuni ancora risuona più forte di quella degli altri, è solo perché ci sono granelli di sabbia che si sono lasciati abbracciare dall’immensità dei flutti da più tempo di altri... È l’orgoglio che non permette all’anima di lasciarsi abbracciare... e l’orgoglio è il figlio primogenito del libero arbitrio. La scelta! Ecco la trappola, e nel contempo il gioiello! La scelta! Ogni uomo della Terra può dare lezioni e può avere tutto: ognuno è capace di dispensare la vita, di mantenerla e di riprenderla. Eppure, sa forse, ogni uomo, come e perché è così? Allora, a tutti coloro che avranno il coraggio di ascoltarmi e di sciogliere il groviglio delle proprie rigidità, chiedo innanzitutto un po’ di silenzio, una piccola perla di semplicità: perché anche il silenzio, e forse prima di ogni altra cosa, conduce all’autenticità... Queste parole che oggi vi consegno e che continuerò ad offrirvi, le vorrei fatte di silenzio, di quel silenzio vivo che non fa paura, ma che celebra il ritrovar se stessi. Esso solo è il linguaggio universale: non vogliate vedervi la solitudine, il vuoto, perché esso è una cornucopia ove anche coloro che hanno il cuore murato possono sperare di trovar rifugio e speranza. Le parole di silenzio non sono parole di nulla... piene di vuoto... Ascoltatele bene, guardatele, vedete bene come, invece, sono colme del Soffio... il vostro nuovo cemento... un Soffio capace di far infrangere sulla spiaggia un’onda come non ne avete mai viste! Con queste parole mi rivolgo a tutti,ben al di là dei circoli occulti,lontano dalle partigianerie degli esoteristi in cui si ricostruiscono le stesse barriere delle Chiese. Ciò che fino a ieri poteva e doveva talvolta restare velato, oggi non dev’essere più dissimulato né nascosto gelosamente; è giunto il momento di distribuire le perle! Non temete che esse siano sporcate e dilapidate, perché ognuno riceverà soltanto quelle visibili al suo sguardo e che le sue mani potranno raccogliere. Ci sono perle così trasparenti che soltanto gli occhi di cristallo possono vederle: tutto sia dunque messo a disposizione di tutti. L’unica anima chiusa è quella che rifiuta alle altre l’accesso totale e permanente alla vita. Così, non mi servirò del linguaggio di quelli che hanno letto molto, perché l’ultima pagina di un libro è stata voltata ed ora ce n’è un’altra, e perché, infine, dopo aver letto troppo spesso si dimentica la qualità delle righe bianche, dei silenzi tra una riga e l’altra, tra le parole stesse. So anche troppo bene che alcuni di voi, dopo aver chiuso il libro in cui verranno consegnate queste mie parole, esclameranno con amarezza: «Era tutto qui, quello che doveva dirci?» Sì, so che tra voi ce ne saranno ancora, proprio come duemila anni fa e molto prima di allora. Sono coloro che, senza rendersene conto, attendono un tipo di meraviglia che si rivolga solo al loro corpo emozionale, una summa di rivelazioni che nutra la loro mente fino all’indigestione. Così è dei corpi dell’anima come dello stomaco: ci vogliono tempi di riposo. La vita è respiro; progredisce sia grazie ad un certo vuoto che grazie ad un certo pieno. La natura puramente mentale de emozionale degli uomini ha fatto il pieno negli scorsi millenni: è tempo dunque che si svuoti, affinché il cuore possa crescere! Il cuore è il fermento della vita, il punto in cui i contrari si risolvono, il solvente universale dei vicoli chiusi. Non voglio quindi rivolgermi a coloro che soddisfano abilmente gli appetiti dell’ego, e chiunque parlerà a buon diritto in nome mio farà come me. Il vostro ego, è ciò che sapete o potete sapere di voi stessi mediante il riflesso di uno specchio, oppure il riflesso di un lavoro mentale; è però anche il motore di ogni vostra passione, è la fragilità del vostro essere che non si espande soltanto in pianti ma si nasconde anche in fondo alla rivolta e alla violenza. Il vostro ego è la barca delle illusioni, quella parte di voi stessi che ignora il suo supremo timone... non un dio manipolatore dei destini ed esterno alla barca, ma il centro stesso della barca, il suo centro-fonte che le chiede di ritornare, di esistenza in esistenza, nell’oceano della vita, finché essa potrà drizzare l’albero maestro ed issare la vela. È al vostro cuore che mi rivolgo, così come richiede il ritmo del tempo. Avete letto, sentito da mille bocche l’annuncio del mio ritorno in questi giorni di rivelazione. Eppure quanta confusione! Dovrò dunque, amici, precisare che cos’è un ritorno. In primo luogo, non è un vero e proprio ritorno perché non ho mai lasciato il vostro mondo, neppure per un secondo: c’è una Terra nell’anima della vostra Terra... che è la Terra-essenziale, e sappiate che più di una volta ho camminato per il vostro mondo dacché-é fui messo in croce. Ho amato il relativo silenzio di quelle vite passate tra voi, operando nel sole della penombra; i compiti sotterranei aerano il terreno; il composto che viene messo all’aria aperta non è il solo agente di crescita. In secondo luogo è tempo ormai di comprendere che il mio riorno, o meglio ciò che chiamate tale, non è un riapparire di “Colui che viene”. Il mio corpo, l’anima mia, hanno agito grazie a Lui più che mediante la mi propria coscienza per intraprendere l’opera di purificazione richiesta dalla vostra umanità. Il Signore-Cristo è ormai, e più che mai, presente in me fin da allora, ma non dovete identificarLo con me, nel senso che le nostre personalità sono ancora distinte. Egli era la Luce che traspariva dalle mie mani, il Verbo che scaturiva dalla mia bocca ed il Soffio esalato sulla croce. Oggi è Lui che aspettate nuovamente; non sarà più presente nella mia carne ma, con la mia carne, insieme a cento altri, Gli preparo il cammino. Agisco come fece il Battista: e voi potete fare altrettanto. Con queste parole non rinnego le Chiese che hanno seminato e poi nutrito la confusione; avevano le loro ragioni, che il loro cuore non poteva dominare perché non era né abbastanza lucido né abbastanza forte. Non accusatele: non sono nient’altro che il riflesso di ciò che voi tutti siete stati in questi ultimi due millenni: così è per i patriarchi come per i monarchi o per ogni altro governante: essi portano in sé il riflesso degli uomini del loro tempo e sono abitati dalle loro forze e dai loro difetti. C’è sempre stata e ci sarà sempre un’inconscia complicità tra il timone di un popolo e la barca che è il popolo stesso; sebbene possa essere sconvolgente di primo acchito, è comunque così: i popoli e l’intera umanità sono un unico essere, paragonabile ad un corpo e alla sua anima che raccolgono il frutto di ciò che seminano. Tutto ciò non scusa le menzogne, le estorsioni, ele abominazioni perpetrate in nome di chicchessia; tuttavia ne agevola la comprensione... Comunque sia, vi dico, non scagliate nessuna pietra su coloro dei quali sapete o presumete che abbiano contribuito alla falsificazione, alla dissimulazione, e alla violenza più degli altri. Chissà se, in fondo a voi, si agita ancora qualche inquisitore?... Chissà se un cieco crociato non sia pronto a brandire di nuovo la spada contro i Mori? Chissà che cosa ancora vi permettereste di essere? Con ciò che il vostro cuore ha scoperto oppure sta scoprendo in questi giorni, vi viene chiesto di non riprodurre più gli eterni schemi delle eterne guerre; nessuna guerra, nessun discussione può essere santa: come si può unire queste due parole? Non mettetevi quindi a lottare contro le Chiese delle quali sentite o intravvedete i limiti, perché, al contrario, vi viene chiesto di disfarvi delle vostre armature. L’amore e la saggezza che mi aspetto da ciò sono, nella loro essenza, talmente più forti di ogni corazza: colui che ne indossa una per proteggersi non si vede già, forse, sebbene faccia finta che così nons ia, con un’arma in pugno? Brandire uno scudo è come chiamare una spada. Così, chiunque nutra una polemica attizza il fuoco con mille argomentazioni e pretesti di parte. Volete far crescere un’altra vita, un altro modo di ricevere il dono e di avanzare verso l’eternità? Allora nella vostra sete di verità e di pace, smettete di esser guerrieri... Non fate altro che parlare di disfatte e di vittorie in altri termini, eppure la vita è una lotta solo nella misura in cui così viene pensata. La volontà di battersi è sempre una manifestazione della vostra personalità inferiore, che vede solo attraverso il contrasto di ombra e luce e giudica senza amare il vero amore. Tutte le cause sembrano giuste a coloro che le sposano. La volontà di progredire, vedete, è diversa dalla volontà di lottare: non erge barriere di lance contro se stessa con l’inconfessato e perverso desiderio di misurare il proprio orgoglio e la propria sete di dominazione. È invece la volontà propria del sole nascente, che si espande senza preoccuparsi di null’altro perché sa che la luce è la sua propria natura e che grazie ad essa rinascerà sempre. Non vi chiedo, amici, di attendere che “tutto si compia” nel migliore dei modi, vi dico invece: alzatevi, come fa il sole! Se vivrete la volontà di abbandonare le armi ovvero di disarmare, per cominciare, la mente e la lingua, che questo sia allora per raccogliere da terra un semplice bastone da pellegrino... perché è proprio un pellegrinaggio, quello che comincerete! Che lo facciate al mio fianco e al fianco di un altro fratello, poco importa; se vi dona di più il color malva dell’azzurro, va bene così... Le differenze sono altrettante ricchezze, soggetti sui quali riflettere, occasioni di crescere, non motivi di conflitto! La rivelazione fatta all’umanità dalla Divinità non è mai totale né definitiva, ma, ad immagine dell’universo degli universi, essa è in perpetua espansione; nulla di più vero è mai stato detto dal Padre Celeste, mentre molto è stato detto dagli uomini che hanno usurpato l'autorità del Padre. La vera Rivelazione continua e instancabilmente filtra nei meandri della civiltà, imprime il suo corpo in modo così irreversibile e potente che nessun umano può intravvedere il livello elevatissimo di bellezza che essa raggiungerà. Sappiate che di essa fanno parte anche il più stretto materialismo e il più rigoroso ateismo; sono stati che l’anima deve sperimentare, nonché momenti di rivolta consentiti dalla Grande Forza perché il pensiero si strutturi in modo diverso e si esplori un po’ di più, anche nei suoi vicoli ciechi. La scelta, la libertà totale, come vi ho detto, sono i più puri gioielli che caratterizzano questo grande ciclo di vita, sicché la negazione della Divinità da parte di certi uomini è anch’essa una fase, un istante importante della Rivelazione stessa; viene così permesso all’uomo di contemplare ciò che vi è di più monolitico in sé, e di trarne partito: se avete cominciato a comprendere tutto questo, nulla di ciò che avviene sulla Terra e nei Cieli dovrà spaventarvi; invece, ogni cosa, deve esortarvi ad alzarvi. Non c’è niente che sia immobile, ogni cosa è apprendimento.Il mio compito è insegnarvi ancora meglio ad esercitare lo sguardo che è ben lontano da quello di uno spettatore, nonché da quello dell’attore: è lo sguardo dell’azione stessa. Ecco perché di nuovo sono tra voi con così profonda gioia. La voce resta come sospesa... nel tempo che si è coagulato: la voce tace con dolcezza, ed è come se la nostra coscienza, un attimo prima spalancata, d’un tratto si nascondesse dietro ad uno spesso tendone di velluto. Restiamo muti, intorpiditi e sbalorditi in questi nostri corpi; di fronte a noi, c’è un lembo di muro di cemento imbiancato, nuovamente percorso della luci sanguigne dei neon. D’ora in poi, ogni sera, attraverso tutta la Siria, dalla fornace di Palmira all’antica Alep, la stessa voce si manifesterà a noi, nel cuore del medesimo fiotto di luce. Avremo allora una sola volontà: quella di esserne i fedeli trascrittori e di cancellarci alla sua presenza...
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