Copertina a 5 colori, plastificata, di Beppe Viello
320 Pagg.
Collana: I Deva
Argomenti: Angeli, Religione, Spiritualità
Genere: Saggistica
illustrazioni: Illustrato
ISBN: 88-85385-41-9
Chi sono gli Angeli? Sono veri esseri superiori o archetipi dell’inconscio collettivo? Sono spiriti di natura che modellano la crescita delle cose viventi o entità cosmiche, la cui coscienza è la base stessa del nostro SÉ interiore? E nelle loro schiere, sono inclusi gli “angeli caduti” che ci mettono alla prova nel nostro viaggio spirituale? La curatrice ha raccolto da eminenti fonti materiale sulla natura degli angeli, purché — e qui sta l’originalità che rende unico questo testo — sottolinei i rapporti di interazione con l’Uomo, e ciò che tali rapporti producono nella creazione della natura e della nostra dimensione interiore.
Italiano
Se volete un assaggio...
capitolo 1——————————— La natura delle forme angelichedi G. Don Gilmore
Un’alta percentuale delle lettere che ho ricevuto in risposta alla mia richiesta di storie che narrassero esperienze con gli angeli conteneva l’enfatica dichiarazione che gli angeli sono dei messaggeri. Aveva dell’ironico leggere altre risposte che sostenevano una totale ignoranza dell’argomento “angeli” accanto alla prima definizione tradizionale, quasi arbitraria. La parola “angelo” deriva dal termine greco angelos, che viene dall’espressione ebraica mal’akh, solitamente tradotta con il nome concreto “messaggero”. Ma la definizione tradizionale cede sotto il peso di un esame approfondito della storia degli angeli, giacché fin dai tempi più antichi gli angeli non sono mai stati considerati come aventi un solo scopo. L’idea di un angelo messaggero suggerisce soltanto una forma, come l’immagine pubblicitaria dell’Associazione dei Fiorai: il dio greco Mercurio, lo splendente messaggero degli dei, con le sue ali sul cappello e alle caviglie, viene inviato a consegnare un mazzo di fiori a qualcuno, quanto più rapidamente possibile. All’altra estremità dello spettro che definisce gli angeli troviamo la frase biblica: “La verità è che essi [gli angeli] sono puro spirito” (Ebrei 1:14). Inizialmente non esistevano stereotipi angelici, ma venivano visti impegnati in diverse funzioni: potevano assumere la forma di messaggeri, ma non tutti facevano le stesse cose. A questo punto permettetemi di definire gli angeli come quelle forme, immagini o espressioni attraverso le quali possono essere trasmesse le qualità essenziali e la forza energetica di Dio. Più succintamente, un angelo è una forma attraverso la quale una specifica qualità essenziale o forza energetica può venir trasmessa per uno scopo specifico. L’immagine o l’aspetto di un angelo è una creazione dell’immaginazione ispirata che prende forma nella coscienza di gruppo, nel tempo, ad opera di coloro che hanno visualizzato gli angeli in un modo particolare. Ad esempio, fin dall’antichità, gli angeli ebraici, cristiani e musulmani (ma non gli arcangeli) non erano relegati alla singola categoria dei messaggeri; venivano piuttosto descritti, tra l’altro, come cori, o una presenza militare, o membri di una corte celeste, o guardiani, aiutanti, sostenitori, protettori e giudici. Oggi la sola categoria disponibile è quasi esclusivamente quella di un cherubino alato che viene definito messaggero. Per quanto vivide possano essere state alcune di queste immagini di angeli secoli fa, il processo di costruzione di forme angeliche è oggi praticamente scomparso. Non è che abbia cessato di esistere l’essenza o la forza energetica di ciò che noi chiamiamo angeli; piuttosto si può dire che siano diminuite le numerose espressioni attraverso le quali gli angeli erano soliti operare, a causa di una restrizione delle riserve di energia dovuta a coloro che non ci credono più, che hanno perso la fiducia negli angeli, o che proprio non ci pensano. Ma le essenze o forze energetiche degli angeli esistono davvero e desiderano fornire agli esseri umani ulteriori risorse per le loro attività quotidiane: ciò che è carente è la disponibilità delle persone a rivedere il ruolo degli angeli nella vita odierna... In altre parole, le immagini degli angeli devono essere aggiornate e moltiplicate. Forse nessuno più di Gustav Davidson ha compiuto tanti studi sull’argomento degli angeli. Nel suo Dizionario degli Angeli egli descrive un momento memorabile della sua ricerca: A questo stadio della ricerca ero letteralmente assalito dagli angeli. Mi apparivano e mi assediavano di giorno e di notte... Ricordo un’occasione — si era d’inverno e stava diventando buio — quando stavo rientrando dalla fattoria di un vicino. Avevo attraversato un campo poco familiare. Improvvisamente una forma terrificante mi si parò davanti, impedendomi il passaggio. Dopo un momento di paralisi riuscii a farmi faticosamente strada e ad aggirarlo. Il mattino dopo non ero sicuro (non più di quanto lo fosse Giacobbe quando lottò con il suo oscuro antagonista a Penniel) se avevo incontrato un fantasma, un angelo, un demone, oppure Dio. Senza compromettermi dal punto di vista religioso, potrei concepire la possibilità che vi siano, in dimensioni e mondi diversi dal nostro, poteri e intelligenze al di fuori della nostra presente capacità di comprensione, e in questo senso non bisogna escludere che gli angeli facciano parte della realtà: ricordatevi sempre che noi creiamo ciò in cui crediamo. Invero, sono disposto a dire che se un sufficiente numero di noi crede negli angeli, gli angeli esistono1. Tale è la testimonianza di qualcuno che probabilmente ha dedicato più attenzione a questo campo di ricerca di chiunque altro in tempi recenti. Il libro di Davidson è una compatta raccolta di entusiasmo personale mirato alla ricostruzione di forme maltrattate: in tutti i suoi aspetti è una fatica intrapresa con amore. Sfortunatamente Davidson era solo in quasi tutte le sue ricerche; aveva pochi colleghi e nella opinione dei contemporanei il suo lavoro era soprattutto una stravaganza, certamente non una realtà. Coloro che in generazioni precedenti erano i costruttori delle forme angeliche, oggi possono facilmente essere gli entusiasti degli “oggetti volanti non identificati” (UFO). Gli UFO e i fenomeni concomitanti hanno senza dubbio galvanizzato le energie immaginative delle persone in tutto il mondo, proprio come gli angeli avevano fatto diverse centinaia di anni fa. Ivan Sanderson, autore di testi di biologia ed esperto ufologo, sosteneva che gli UFO vengono non da un altro pianeta ma da un altro insieme di dimensioni: un altro completo universo! Ed aveva concluso che questa è la ragione per cui non siamo stati in grado di catturarne uno2. Dunque, quando delle forme UFO viaggiano nel nostro spazio funzionando secondo un altro insieme di leggi, le persone le vedono diversamente, ma il potere di immaginazione dell’osservatore determina sempre ciò che viene visto. La costruzione di forme immaginarie di angeli prende tempo, pa-zienza ed uno sforzo supplementare. La concentrazione è il travaglio della percezione. Elizabeth Barrett Browning lo ha espresso molto bene: La terra è piena di cielo Ed anche il minimo cespuglio arde di Dio Ma solo chi vede si toglie le calzature... Gli altri se ne stanno lì e raccolgono more. È ovvio che i raccoglitori di more sono di gran lunga più numerosi di coloro che vedrebbero gli angeli. Le forme degli angeli non si sono del tutto estinte. Ogni Natale essi appaiono come accessori di poco conto in tutte le attività della ricorrenza. Non c’è niente di più penoso che il modo irrispettoso con cui si trattano gli angeli durante il periodo natalizio: è come se ci fosse una cospirazione commerciale per denigrarli e ridurli ad effigi di cartone argentato pigiate nello sfondo della vetrina di un grande magazzino. Non stupisce allora che gnomi e fate abbiano soppiantato gli angeli nell’opinione pubblica, e temo che se non fosse per i canti natalizi gli angeli della natività e la loro missione verrebbero dimenticati. Persino l’ultima roccaforte della cultura angelica, la Chiesa Cattolica Romana, che per secoli ha esternato una grande devozione per gli angeli, sembra aver perso molto del proprio entusiasmo. Una mia amica cattolica dice che da bambina si sentiva circondata dalle presenze angeliche, certamente influenzata in questo dalla Chiesa; ma sostiene che oggi che non è più così, tanto meno per i suoi figli. “Forse — dice — quando hanno portato via le statue della nostra chiesa e quel velo di mistero, anche gli angeli se ne sono andati.” Le forme angeliche rendono evidente il fatto che noi non siamo soli, che siamo contornati da amorevoli cure. Il libro degli Ebrei descrive ciò come “un così gran nugolo di testimoni” (Ebrei 12:1). L’autore potrebbe non essersi riferito agli angeli, ma l’analogia sembra appropriata. Da coscienza creativa, il Tutto-nel-Tutto, Iddio Creatore, è venuto riversando una forza vibratoria di amore e attenzione che può essere personificata dalle forme angeliche senza togliere nulla al rapporto personale che ciascuno ha con Dio. Consentitemi di condividere una mia recente esperienza con un angelo. In un nuvoloso sabato pomeriggio mi ero disteso sulla terrazza ed ero scivolato in quello stato crepuscolare che sta tra il sonno e la veglia. Piano piano sentii un calore sul viso che mi scendeva lungo tutto il corpo: era come se qualcosa mi cullasse e mi calmasse. Con gli occhi ancora chiusi vidi una forma angelica che mi si librava accanto, e proiettava energia ristoratrice nel mio corpo stanco. Il mio angelo era una presenza gioiosa il cui tocco era come il balsamo di Gilead. Non avrei mai sminuito il mio ospite celestiale immaginandolo vestito dei soliti abbigliamenti angelici; l’angelo nella mia scena era una presenza straordinaria, non un’immagine tradizionale: il mio visitatore era caldo come il vento estivo e proveniva dalle altezze di un amore che mi conosce meglio di quanto io non conosca me stesso. Quando finalmente aprii gli occhi, vidi la spiegazione logica del mio fenomeno angelico. Il sole era uscito da dietro le nuvole. Si potrebbe giustamente obiettare che un’esperienza angelica è qualcosa di più che essere riscaldati su di una terrazza, e sarei d’accordo. Ma le persone non hanno più bisogno di dipendere da forme angeliche che non hanno importanza nella loro vita. Noi possiamo essere quello che i francesi chiamano “i realizzatori”, i quali prelevano e scelgono a piacimento elementi della tradizione, oppure creano nuove forme angeliche per incanalare le essenze e le forze energetiche di Dio. Questo era certamente il modo di agire di Gesù. Al momento del suo arresto sul Monte degli Ulivi, si rivolse ad un compagno che aveva appena sguainato una spada, mozzato l’orecchio ad una guardia ed era pronto a slanciarsi su chiunque tentasse di far del male a Gesù. «Pensi forse — disse Gesù — che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?» (Matteo 26:53). Così Gesù creò appositamente una forma straordinaria con cui identificare le risorse invisibili. Può trattarsi in verità di una espressione personale, ma Egli chiamò tali risorse con i termini in cui le vide. Per quanto si cerchi di essere obiettivi e fedeli alla legge sull’argomento degli angeli, in ultima analisi le forme angeliche sono quali l’osservatore le percepisce. Questo non significa che i componenti dell’amore di Dio, quelle essenze e forze energetiche, siano semplicemente un prodotto dell’immaginazione; infatti, le persone non hanno nulla a che fare con la loro creazione o la loro attività. Ma le forme, quelle immagini attraverso cui fluisce lo Spirito, devono essere costruite mentalmente dalle persone. Praticamente, quello che vedono (o visualizzano) è quello che ricevono (come espressione). Quando si tratta di esperienze con gli angeli troviamo una enorme soggettività. Un amico mi ha messo sull’avviso: «Guardati da quei folli poeti con le loro parole stravaganti. Persone come John Milton e la sua estasi angelica, vaneggiante su “quella forza meravigliosa, la luce ineffabile, la fiamma irraggiante maestà”. Quello è pazzo». Queste parole venivano da un uomo a cui piace che tutto sia precotto, pianificato e inquadrato; non lascia spazio alla spontaneità, alla naturalezza o alla scoperta. È come una di quelle persone che andarono ad un congresso dove il noto “medicine man” amerindiano Rolling Thunder doveva parlare. Arrivarono presto, armati di quaderni, registratori e macchine fotografiche, e si scelsero dei buoni posti nelle prime file della sala. Quando Rolling Thunder arrivò chiese che le seggiole venissero spinte sul fondo della sala e che il pubblico si disponesse in cerchio. Quindi, invece di fare la solita conferenza, annunciò: «Vi insegnerò a danzare». L’insegnamento era la danza stessa, a cui tutti parteciparono facendo le loro scoperte personali. Egli concluse con le seguenti parole: «Tutte le cose sono una manifestazione dei vostri sistemi di credenze. Se voi lasciate andare le vostre realtà coagulate, i vostri limiti, i vostri dubbi, la magia può entrare nella vostra vita». Quel giorno Rolling Thunder contribuì alla creazione di un mito. La danza era una storia che coinvolgeva tutti i presenti, era una metafora rivolta ai tempi in cui viviamo, era un simbolo di come dovrebbe essere la vita nella sua crescita. Quando Rolling Thunder scelse la danza piuttosto che la conferenza, la creazione di un mito non era altrettanto adatta alla situazione. Storicamente, il genio dei creatori di miti è che essi hanno scelto le forme di espressione coerenti con la loro guida interiore. Quelli che dicono che i miti sono illusori o irrazionali non capiscono che cosa è in realtà un mito: i miti sono il prodotto dell’immaginazione creativa, che il dizionario definisce come “il potere di rappresentare la realtà più pienamente e veramente di quel che appare ai sensi, e nel suo carattere ideale e universale”1. Le forme angeliche sono il risultato della costruzione di miti: essi forniscono una storia, una metafora o un simbolo attraverso cui si possono esprimere le essenze e le forze energetiche di Dio. Secondo William Irwin Thompson, il mito in questo senso è “una descrizione immaginativa della realtà in cui il noto è messo in rapporto con l’ignoto per mezzo di un sistema di corrispondenze”2. I popoli primitivi mitizzavano ciò che osservavano nei processi della natura. È così che sono nate le leggende di attività angeliche associate alla luna, al sole, alle stelle e al tempo atmosferico. Le storie saranno state fantasiose, ma per far sì che le persone potessero vivere con i processi inesorabili era necessario personalizzare il fenomeno. E questo antico metodo di umanizzare gli elementi (per esempio, l’angelo del sole, l’angelo della luna, l’angelo dei venti) li aiutò a divenire consapevoli che c’era qualcosa lassù come la benefica sollecitudine di Dio per la natura. Lo scrittore A. Clutton-Brock raccontò di essersi trovato durante il mese di giugno nelle Alpi Marittime e di aver scoperto una fonte all’ombra di un castagno sul pendio meridionale di una montagna. Allora improvvisamente seppi come la gente del sud era giunta al suo mito delle Naiadi*. In piedi nel sole cocente quasi ne vidi una nelle acque ombreggiate. Avevo sempre considerato le Naiadi come fantasie fredde e irreali; ma ora la fonte, nella sua bellezza ombrosa contrastante con la calura implacabile del pendio montuoso, aveva preso vita, era diventata quasi una persona. Non fu la leggenda delle Naiadi che me la portò alla mente, ma la vita e la bellezza del ruscello che quasi la rivelarono alla mia vista. Il ruscello sembrava così chiaramente intento in una sua graziosa e amichevole attività, che quasi mi parve fosse una graziosa e amichevole figura a compierla1. Sebbene Clutton-Brock lo neghi, la leggenda della Naiade probabilmente lo influenzò, almeno a livello subconscio. La leggenda accrebbe la bellezza della scena, attivata da certe forze energetiche che fluirono attraverso la sua immagine della Naiade, e produsse un momento esaltante che in seguito avrebbe potuto essere riconosciuto come nulla di più di una piacevole esperienza sensuale, un ambiente pittoresco o semplicemente come il ricordo di un grazioso torrente da trote. Nelle storie di incontri con gli angeli, l’esperienza è sempre colorata dalla personalità dell’osservatore, ed è così che dev’essere. La dimensione personale ha molto a che fare con le forme angeliche. In effetti, la creazione personale dei miti e lo sviluppo di una varietà di forme angeliche personali renderà possibile un collegamento con una vasta gamma di energie spirituali necessarie per la vita. Per cui più immagini angeliche uno può creare, meglio è. Una volta, a mezzogiorno, me ne stavo seduto con un mio amico chirurgo nell’aeroporto di Seattle-Tacoma, ad ammirare un’incredibile dispiegarsi di luce e colori, come un’aura, che si ricomponeva in una precisa configurazione sul Monte Rainier. Il mio amico ha un orientamento molto scientifico e tentava perciò di far rientrare quello che vedevamo in una qualche categoria o classificazione generica. Ma nulla era appropriato. Ce ne stavamo lì seduti, guardando questo “happening” stupefacente ed inebriante, non sapendo che cosa fosse, ma esilarati da quello che stava accadendo lassù. In realtà ci trasse fuori dai nostri sé ordinari e rese quel giorno (così si espresse il mio amico) “brillante e scintillante di possibilità”. Molto tempo dopo cominciai a rendermi conto che quello che avevamo osservato era ciò che alcuni esperti in materia chiamano l’aura di un angelo della montagna. Qualsiasi nome gli si dia, per parte nostra ci sollevò, proprio angelicamente, mentre aspettavamo che fosse annunciato il nostro volo. È un peccato che oggigiorno la religione senza angeli sia piuttosto la regola che l’eccezione. Le persone imprigionate in un mondo di processi meccanici e di noiosa routine si sentono vuote e sole; sono alla mercé di forze impersonali che per loro stessa natura le separano dal riconoscimento di chi e che cosa sono gli esseri umani e, ancor più importante, di tutto ciò che hanno a disposizione. La religione dovrebbe essere un veicolo per liberare oggi la gente dalla sua vuotaggine e solitudine, ma l’erosione dell’interesse per gli angeli, che è un sotto-prodotto della negazione di più alte dimensioni dell’immaginazione, pone le persone in un stato di incompletezza. Loren Eiseley descrive questa condizione come la battaglia persa fra “Yam, l’antico drago marino dell’originaria tenebra biblica e, come suo oppositore, un filo di luce danzante”1. Non molti preferirebbero l’oscurità al “filo di luce danzante” simile ad un angelo, ma non c’è dubbio che i fili sono stati messi da parte e le persone hanno deciso di andare avanti annaspando per conto proprio. E tuttavia siamo sospinti da un impulso profondo come la vita stessa, un impulso che ha guidato la nostra specie fin dai tempi preistorici. In fondo al cuore siamo dei ricercatori della trascendenza che però si rifiutano di credere in o di avvalersi degli agenti della trascendenza, quegli angelici “fili di luce danzante”. I Cristiani possono ben assicurarmi in chiari termini che Gesù ha colmato tutto lo squallore, la solitudine e l’incompletezza della loro vita; ma notate che neanche Gesù era senza alleati spirituali: una compagnia personale di angeli. Nel testo greco si legge, dopo la Sua esperienza con il tentatore: “Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco gli angeli si accostavano e lo servivano” (Matteo 4:11). Tale particolare forma di angelo viene dal greco diakoneo, che ha il significato di “ministro”. Questo tipo speciale di ministero angelico riunisce conforto, sollievo, condivisione compassionevole e la mera presenza. E nell’Orto dei Getsemani a Gesù fu di nuovo offerta un’altra forma di attività angelica: in risposta alla sua straziante preghiera di essere liberato dalla morte “gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo” (Luca, 22:43). Qui abbiamo l’immagine di un angelo che rinforza i nervi di Gesù e lo aiuta a ricolmare le sue esaurite riserve di energia. Altre immagini di angeli nella vita di Gesù includono le sue “dodici legioni di angeli” che erano a quanto pare costantemente vigilanti con spade sguainate, pronte alla battaglia. Alla nascita di Gesù una divina schiera fu udita cantare sopra ai campi dove si trovavano i pastori: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini in cui Egli si compiace!” (Luca 2:14). Gli angeli ebbero anche un importante ruolo nel dramma della resurrezione: apparvero alle donne che erano andate a visitare il sepolcro quella prima Pasqua, dicendo: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove lo avevano deposto” (Marco 16:6). Quello che appare evidente da tutte queste esperienze con gli angeli è l’incredibile affermazione che essi ci attendono anche nei luoghi più impensabili. C’è da celebrare una diversità di forme angeliche e da far proprio un elemento di sorpresa, ma, a meno che le persone non ritrovino lo stupore e l’immaginazione dell’infanzia, non potranno mai fare l’esperienza di certe cose. Il sistema educativo tende a mettere un coperchio sulla creatività e sulla capacità di immaginazione che tutti noi da bambini possediamo naturalmente, e tuttavia il grande educatore John Dewey ha detto: «Ogni grande progresso della scienza è nato da un nuovo audace slancio dell’immaginazione». La maggior parte delle persone creative capisce che, poiché l’universo si estende molto al di là del potere dei sensi, è attraverso l’uso della sua immaginazione che può percepire le realtà dell’invisibile e portarle ad espressione. Thomas Edison si doleva del fatto che mentre all’inizio gli era stato possibile lavorare in pace e in modo produttivo nel suo laboratorio di Menlo Park nel New Jersey, dopo esser diventato famoso gli era divenuto difficile fare nuove scoperte. I professori della vicina Università di Princeton continuavano ad andare a trovarlo e a metterlo in guardia, dicendo che non poteva fare questo o quell’altro, e che ciò che faceva era contro questa o quella legge. Tutto questo tormentoso negativismo inibì il grande inventore al punto che egli cessò di trovare qualcosa di nuovo. Chiuse i canali della sua immaginazione creativa, la sorgente della sua ispirazione e produttività. J. B. Priestley era preoccupato del modo con cui la Cristianità aveva tentato fin dagli inizi di darsi una legittimità davanti al mondo secolare aggrappandosi alla premessa dei “fatti concreti”. Biasimava lo sforzo di quelle persone di chiesa che, mancando di immaginazione creativa, avevano cercato di conformare i miracoli e le meraviglie della fede ad un precedente storico piuttosto che lasciare che rimanessero verità misteriose rivestite di forme mitiche. Alludendo ad una affermazione di Carl Jung, egli scrisse: Una cultura inizialmente formata e colorata dalla Cristianità è giunta a noi pericolosamente priva del fertile elemento mitico che migliaia di generazioni [...] trovavano necessari per la loro vita immaginativa. Stiamo ancora creando dei miti, ma in un modo inferiore e negativo1.
Può darsi che non sia così grave, ma è perlomeno una legittima preoccupazione di coloro che auspicano una rinascita di interesse per gli angeli e un risorgere di creatività di forme angeliche contemporanee. Alle immagini degli angeli bisognerebbe dare lo stesso genere di espressione meravigliosamente innovativa che gli artisti in tempi recenti hanno dato all’immagine di Gesù. Il viso di Gesù è stato dipinto, rivelando una quantità di espressioni con cui le persone si possono identificare e che possono usare per collegarsi con il Suo spirito. Perché non si può fare la stessa cosa per gli angeli? In alcuni ambienti sta prendendo piede la creazione artistica di miti aventi a che fare con gli angeli, e un esempio di arte angelica molto creativa è apparso su una pubblicità in un luogo inaspettato: non su una rivista teologica o su un bollettino parrocchiale o su una guida devozionale, ma nella rivista Runner’s World (Il mondo del corridore)1. La pubblicità diceva: “Il poster di Isaia, 40:31 — Afferra la visione”. Si riferiva all’anno 712 a.C. in cui Isaia ebbe la visione ispirata da Dio, che rivelava la promessa della salvazione finale dell’umanità. Ora, secoli dopo, la visione assume una nuova vita, raffigurata dall’artista Daniel Moore in un quadro vincitore di un premio. In esso si vede un uomo che corre lungo una strada alberata sul fare dell’alba. Il cielo azzurro è pieno di nuvole leggere che danno al corridore l’apparenza di essere sollevato da terra da ali angeliche.
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