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Antiche terapie essene e lettura dell’aura
Givaudan, Anne
ART. 000082
Copertina a 5 colori, plastificata di Walter Kheom.
220 Pagg.
Collana: Libri di Anne e Daniel Meurois-Givaudan
Argomenti: Salute, Esseni, Aura
Genere: Saggistica
illustrazioni: numerose illustrazioni a colori e bianco/nero nel testo.
ISBN: 978-88-89382-66-0

SECONDA EDIZIONE RIVEDUTA E CORRETTA DALL'AUTRICE!

A dieci anni di distanza da “Le vesti di luce”, l’Autrice condivide con noi molte tecniche terapeutiche non descritte in quel primo libro e tanto meno in “L’altro volto di Gesù. Memorie di un Esseno”, che ci fece conoscere Anne e Daniel Meurois-Givaudan. Sono tuttavia le stesse tecniche che venivano insegnate dagli Esseni duemila anni fa, e che oggi rivivono in un libro completo, che ci inizia alla pratica della palpazione eterica, all’uso degli olii e della “voce lattea”, e a numerose altre forme terapeutiche proposte insieme agli esercizi pratici per imparare a servirsene.

IN OMAGGIO insieme al libro: CHAKRA, E… di A. Giacomini in ogni confezione.

Su questo argomento, cfr. Le vesti di luce, Così curavano, Forme-pensiero e Forme-pensiero II.

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Se volete un assaggio...

capitolo i

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La genesi

«Sebbene il nostro pacco di carne ed ossa sembri molto convincente, è soltanto una maschera, un’illusione che copre il nostro vero sé, illimitato».

Deepak Chopra

 

Infanzia

Affinché possiate comprendere meglio l’origine di questa opera, è necessario cominciare dall’inizio delle nostre esperienze sui piani “sottili”.

Quando eravamo bambini, Daniel* ed io avevamo già strane sensazioni nell’osservare le persone a noi vicine. Ad entrambi capitava di vedere certi aloni colorati intorno ai corpi, luci, bollicine simili a quelle dei fumetti, forme oscure o luminose che emanavano dalle persone stesse, e che talvolta ci facevano paura, talvolta ci rasserenavano. Come ogni bambino, anche noi eravamo pieni di interrogativi e, in particolare, volevamo sapere che cosa fossero quelle luci. Purtroppo, tuttavia, né l’uno né l’altra ricevemmo mai una risposta, perché gli adulti ai quali ci rivolgevamo ci rimandavano invariabilmente a giocare, perplessi... tanto perplessi, d’altronde, che i nostri genitori ci portarono dall’oculista, sospettando un difetto della vista e forse, chissà, un tumore al cervello.

Nessuno pareva comprenderci, a davanti a una difficoltà che non sapevamo come risolvere, decidemmo entrambi di mettere da parte, provvisoriamente, una faccenda che sembrava così problematica. Entrambi ci accontentammo di osservare, e di tenerci per noi le nostre osservazioni.

Fuori dal corpo

Alcuni anni più tardi, quando Daniel e io ci incontrammo in questa vita e cominciammo, questa volta insieme, le nostre prime esperienze di viaggio astrale*, non ci restò che arrenderci all’evidenza: non avevamo alcun disturbo alla vista ma una capacità che ben presto si sarebbe rivelata utile. Infatti, le nostre esperienze fuori dal corpo ci mostravano che ogni essere, ogni oggetto era avvolto da un alone colorato, e che quei colori turbinanti intorno ai corpi contenevano una favolosa quantità di informazioni.

Una volta fuori dal corpo, infatti, se in un primo tempo si rimane in contatto col piano fisico, si percepisce automaticamente la luce di cui tutto ciò che esiste si compone. Persino un tavolino risplende in modo molto più vivido di quanto possiamo vedere con gli occhi del corpo e, sebbene io non sia un’esperta di fisica, potrei descrivere questo spettacolo come una danza di particelle; lo spettacolo si fa ancora più straordinario quando si tratta di un essere “vivente”. È stato d’altronde questo fenomeno a convincermi che tutto, assolutamente tutto, ha una sua Vita e che questa Vita merita tutta la nostra attenzione e rispetto.

Certo non posso riassumervi le nostre prime esperienze in poche righe, ma sappiate che dopo alcuni anni di pratica di viaggio astrale rivivemmo una vita precedente, attraverso gli annali dell’Akasha. Questi “annali” sono paragonabili, sul piano sottile, a un immenso computer che ha immagazzinato il passato del pianeta e di ogni suo abitante. Abbiamo dunque rivissuto e trascritto una vita che si è svolta all’epoca degli Esseni e di Gesù**, in un villaggio della Palestina, durante la quale eravamo stati entrambi iniziati al viaggio astrale, alla lettura dell’aura e alla terapia.

Ci era dunque accaduto, involontariamente e senza che ne capissimo la ragione, di ritrovare spontaneamente i primi due insegnamenti di quella vita passata: la lettura dell’aura e il viaggio astrale; per completare il quadro non rimaneva che rinverdire la parte terapeutica.

Tengo a precisare che quando si ha accesso agli annali della Akasha, avviene qualcosa di particolare: riviviamo, attraverso la persona che eravamo all’epoca, tutti gli eventi come se fossimo presenti; gli odori, le parole, le sensazioni, i sentimenti, tutto ritorna a essere attuale, con tutta l’energia della Vita. Neppure il più moderno cinema tridimensionale potrebbe rendere l’impressione del rivivere la vita che sperimentiamo attraverso gli annali dell’Akasha. Fu dunque a quel modo che i piccoli Simone e Myriam, come ci chiamavamo allora, poterono riportare in luce gli insegnamenti appresi duemila anni prima. Tutto è tornato a galla, nella coscienza, con una precisione e una profondità che non ha eguali, ed è anche per questo che oggi mi permetto di offrirvi uno strumento che, mi auguro dal più profondo del cuore, verrà messo al servizio della Vita.

 

Origine delle terapie

Duemila anni fa, quando imparavamo a leggere i corpi sottili e a percepire o a sentire le mancanze o gli eccessi che li rendevano deboli, Zerah, il saggio del nostro villaggio, divenne il mio istruttore.

Da lui appresi a servire la forza del Suono, quella manifestazione sottile e concreta del Soffio. Compresi che il Soffio lavava totalmente e profondamente i corpi dell’uomo, dal più sottile fino al più materiale, agendo in ultimo sul corpo fisico, la cui perfezione poteva essere acquisita soltanto una volta ripulite del tutto le fiammelle*. Vidi le sette piccole fiamme sovrapposte nell’anima umana, e ricevetti l’insegnamento che consentiva di usare il Suono, affinché il mio canto diventasse un latte, una bevanda al miele, un balsamo sulle piaghe, un unguento per calmare il dolore. Imparai che esistono tre suoni sacri: A, M, e N** che, se escono dal centro del petto, fanno vibrare tutte le cellule del corpo.

A poco a poco compresi che le nostre terapie provenivano dal Paese della Terra Rossa, e che i terapeuti egizi, a loro volta, le avevano imparate da esseri di un altro mondo, di cui non sapevo nulla.

Oggi tutto questo è riaffiorato alla memoria, e mi permette di offrirvi l’insegnamento di allora come un dono.




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Givaudan, Anne

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