Copertina a 4 colori plastificata
208 Pagg.
Collana: Libri di Anne e Daniel Meurois-Givaudan
Argomenti: Viaggio astrale, Insegnamenti, UFO
Genere: Saggistica
ISBN: 88-87622-39-6
Fuori dallo spazio-tempo così come lo percepiamo, c’è vita intensa e uno straordinario interesse, non sempre amichevole, per il nostro pianeta. Anne Givaudan, nota per le sue numerose esperienze di viaggio fuori dal corpo che le hanno consentito di esplorare i mondi astrali coscientemente, oggi ci racconta quali relazioni “invisibili” intercorrono tra la Terra e altri pianeti e quali modi di vita siano stati sviluppati da altri esseri che, in un tempo lontano, si sono trovati alle prese con gli stessi problemi che ora l’umanità deve affrontare. Cos’abbia mo da perdere, se accogliamo l’idea di non essere soli nella galassia e che altri abbiano già trovato soluzioni adattabili alla nostra situazione?
Italiano
Se volete un assaggio...
ALLEANZA
CAPITOLO I
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La partenza
Stasera, so che un evento importante si prepara... Ogni volta che avviene un contatto di questo tipo, la parte più cosciente e più viva di me lascia il guscio di carne in cui abita da anni, e con il quale cerca di coabitare al meglio... Questa volta, però, la sensazione è diversa: più densa, più “fisica”. Ci sono densità che mi attraversano a velocità inimmaginabile, precipitandomi in una bruma lattescente, e suoni perfettamente cristallini, onde sonore turbinanti che mi circondano, mi avvolgono... La strana impressione d’essere come risucchiata nell’occhio di un ciclone... Sì, proprio così, se non altro è come m’immagino che debba essere, giacché mai mi è accaduto d’essere risucchiata da un ciclone in questo modo e, a dire il vero, neanche in altri modi!
Questa ascensione è accompagnata da una calma profonda, mentre con gli occhi comincio a percepire delle forme nel lento dissiparsi della nebbia.
Con mia gran sorpresa non c’è nulla da vedere, un vuoto, senza niente altro che non sia io e due figure a pochi metri di distanza. In quel luogo che sembra sospeso nel “nulla”, provo una pace quasi palpabile; è difficile descrivere in parole una sensazione di quel genere, ma il senso di gioia privo di aspettativa, l’impressione di compiutezza, di infinito e di “giustezza” sono quasi tangibili.
«Benvenuta! Benvenuta in questo luogo...»
Una voce vagamente femminile mi lascia scorrere queste parole proprio nel centro del cranio.
Non appena le ha pronunciate, ecco che emergono dalla memoria vecchi ricordi: quell’intonazione così particolare richiama la “voce lattea”, come la chiamavamo allora, usata dai più abili terapeuti esseni. Si tratta di una voce dalle sfumature strane, modulate, che scorre come il latte e il miele a medicare le ferite, che rigenera le anime, placa o dinamizza a seconda della necessità.
La voce continua, interrompendo il corso delle mie riflessioni:
«Ti trovi in un luogo tanto reale quanto quelli che puoi conoscere sulla Terra, ma fatto di una materia un po’ diversa, come scoprirai.
Lo spazio in cui ci troviamo in questo momento è una sorta di “filtro” per accedere a ciò che vedremo insieme. È questo che ti dà quella strana sensazione di vuoto, di nulla; ma non è così».
L’essere tace, e scorrono brevi istanti di silenzio che paiono colmi di Vita, di pace.
Continua un’altra voce, questa volta più mascolina:
«Non siamo né guide né insegnanti, perché di questi già ce ne sono molti. Vorremmo soltanto mostrare a te e alle persone che leggeranno quello che scriverai, qualcosa di diverso da ciò a cui vi siete abituati sulla Terra... Non perché il vostro pianeta sia in ritardo, come spesso è stato detto, non perché siate ignoranti, ma semplicemente perché vi trovate all’alba di grandi cambiamenti, che potranno essere il fermento di un’evoluzione straordinaria».
Anche questo essere tace, e io non sento il desiderio di fare domande, per non interrompere con la mente ordinaria quello che, sul momento, mi pare essenziale. Resto in attesa, e all’improvviso il vuoto in cui mi sento immersa diventa una matrice ondeggiante, viva, colorata.
Prendono corpo pareti simili a un tessuto serico; se potessi descrivere in termini di colore quella materia, direi che è grigia, ma di un grigio chiaro e cangiante, senza ombra di tristezza.
I due esseri alti e sottili di cui ora comincio a intravedere il volto sorridono.
«Se sei d’accordo, ti accompagneremo perché tu possa riscoprire un mondo che non è tanto lontano dalla Terra quanto si crede».
Questa volta la voce mascolina continua con più dolcezza:
«Accetta di descrivere quello che vedi di un mondo che potrebbe essere sulla Terra, come una Terra sublimata, giacché il vostro pianeta ha tutte le possibilità perché questo accada. Come ti abbiamo detto, non siamo qui per salire in cattedra. Di lezioni, ormai, ne avete ricevute quanto basta.
Il nostro scopo è solo mostrare che è possibile un’altra realtà, basta che vogliate intravederla e contribuire ad essa».
L’essere più femminile traccia allora un ampio cerchio con la mano, facendo comparire un’apertura in una delle pareti grigio-azzurre della stanza. Le due figure mi fanno cenno di seguirle, cosa che faccio senza alcun timore, spinta dalla curiosità di ciò che potrò scoprire. Oltrepassando la porta sento un brivido: nulla di sgradevole, anzi, una sensazione simile a quella che si prova sotto la pioggerellina fine e fresca dopo una lunga giornata di viaggio. La differenza è che, questa volta, si tratta di una doccia senz’ac-qua... sono migliaia di particelle che mi percorrono dalla testa ai piedi, accompagnate da un senso benefico di rigenerazione, come un gran repulisti su ogni piano del mio essere. Anche i miei compagni si soffermano sotto questa “doccia sottile” e uno di loro, sondandomi il cuore, risponde ad una domanda inespressa:
«Sì, è proprio una doccia sottile, una doccia eterica, per essere più precisi; mira a ripulire i gusci dei corpi e delle anime da qualsiasi disturbo proveniente dall’esterno.
Fin qui, avesti potuto venire anche con il tuo corpo fisico: sarebbe stato sufficiente che ne modificassimo di poco il livello vibratorio; ma avresti dovuto lasciarlo qui per passare a questa seconda parte del viaggio. La sensazione di densità che hai provato nell’uscire dal corpo era voluta, affinché tu potessi percepire quasi fisicamente questo viaggio.
Il corpo fisico non va più considerato come un ostacolo al raggiungimento delle dimensioni sottili; esso è necessario, e la qualità dell’anima che vi abita può affinarlo considerevolmente».
I due riprendono il cammino mentre, in me, all’improvviso, si alza un velo... si risveglia un ricordo, e so precisamente, in quell’istante, che ci troviamo tutti e tre nel “filtro” centrale di una “nave-madre”, una di quelle enormi astronavi grandi quanto le nostre città, invisibili all’occhio e tuttavia presenti in tanti luoghi del pianeta Terra. So di conoscere tutto questo, so anche che l’identità dei miei compagni non mi è ignota, ma è come se una parte del ricordo restasse volutamente sigillata.
L’entità più femminile mi sorride:
«La memoria dei terrestri è legata a due elementi molto attivi sulla Terra, in questo momento, ovvero la mente ordinaria e le emozioni. Per dove siete ora nel vostro percorso, si tratta di una protezione che vi consente di continuare a camminare malgrado le difficoltà che incontrate, ma nello stesso tempo è anche un vostro punto debole. Ne riparleremo più tardi; ora vieni, guarda!»
Pochi passi per oltrepassare la cortina della doccia eterica, ed ecco che un paesaggio favoloso si offre allo sguardo. Una natura lussureggiante ci circonda per chilometri, essenze rare, fiori multicolore, alberi e arbusti che offrono un’ombra amica, un profumo inebriante. Cascate che rimbalzano fra le rocce, ponti, laghetti... Tutto sembra sapientemente tracciato nella sua semplicità. Non so di botanica neppure sulla Terra, e tantomeno mi azzardo, qui, a chiamare per nome le piante che quasi si chinano al mio passaggio, come in attesa di una carezza! Qui e là, però, riconosco una felce arborea, un’altra pianta che pare un’orchidea, in mezzo a tante e tante piante che non ho mai visto... Continuiamo tutti e tre alla volta di un ponticello di legno che scavalca un limpido corso d’acqua; uno dei miei due compagni si appoggia con un gesto naturale al parapetto del ponte, e nuovamente sento scorrere in me la sua voce:
«Come hai intuito, ti trovi proprio in una di quelle nostre enormi astronavi-madri che stazionano sopra a certi luoghi del pianeta Terra. Altri ne hanno già parlato, ma di comune accordo con alcuni grandi esseri del nostro pianeta, vorremmo che aggiungessi ulteriori dettagli».
«Lo prenderanno per un romanzo di fantascienza!... Anzi, a guardare com’è andata a tutti quelli che sono entrati nei particolari, non si può dire che la vita mi riservi un futuro tanto roseo!» obietto ad alta voce, ma senza grande convinzione.
Già so, mentre pronuncio quelle parole, che le mie argomentazioni non reggeranno; infatti, quando mai mi sono preoccupata per il mio avvenire, o per l’eventuale insuccesso o successo di ciò che mi è stato affidato?
Finora mi sono sempre prestata piuttosto volentieri a tutte quelle richieste un po’ speciali, di cui certo non mi è sfuggita l’importanza.
La voce continua, con tono divertito:
«Comprendiamo che cosa ti preoccupa oggi. Sappiamo come la tua vita sia piena, ma ti aiuteremo a trovare i luoghi e i momenti per trascrivere tutto quanto. Per quello che riguarda il risultato, andrà come deve andare. Ci sarà chi crederà, altri che respingeranno questa testimonianza, ma tutti si porteranno nel cuore un pezzettino di cielo azzurro. Questo viaggio non ha lo scopo di appesantire ulteriormente la conoscenza, e non fornirà alcuna nozione scientifica supplementare; altri l’hanno già fatto, e ora è tempo di smettere di immagazzinare, è tempo che vi soffermiate a digerire ciò che vi è già stato dato».
«Ma allora, che scopo avete in mente per questa mia testimonianza?»
«Scopo non è la parola giusta. Perché ci sia uno scopo, ci vuole un inizio e una fine. In quello che ti proponiamo non vi è né inizio né fine, c’è la vita che scorre, sempre diversa eppure sempre se stessa.
Ci piacerebbe che foste al corrente che esistono altri modi di vivere, diversi da quelli che oggi conoscete sulla Terra. Vorremmo che sapeste che questi altri modi di vita possono essere vostri, e ci auguriamo che prendiate da essi ciò che sarà di beneficio a voi e al vostro pianeta. Ci piacerebbe proporvi un modello che tenga conto di tutti i miglioramenti di ogni possibile messa a punto; il fatto stesso di sapere che esiste qualcos’altro può indurre nelle vostre anime infinite possibilità per il vostro futuro. Ma anche qui, la parola “futuro” non è quella giusta; torneremo più tardi su questo problema di vocabolario. Le parole veicolano un’energia attraverso ogni lettera che le compone, la quale gode di una sua vita autonoma. La potenza del verbo non ha più bisogno di dimostrazioni, ma presumibilmente va compresa meglio. Quando, da qui, vediamo le correnti di energia che vi escono dalla bocca mentre comunicate, siamo sorpresi dall’irregolarità e dal disordine che le caratterizzano. Non percepite quasi mai le piccole energie che si formano intorno a voi, e che rendono così complicato il vostro vivere quotidiano».
La voce si interrompe, e la mia perplessità aumenta:
«Se scrivo questa roba, i lettori cominceranno a spiare ogni loro parola, o magari non parleranno neanche più, o peggio, si colpevolizzeranno se le loro parole vanno oltre i loro pensieri!»
Questa volta i due esseri ridono, e la voce più femminile continua con tenerezza:
«Non temere! La maggior parte degli esseri del tuo pianeta parla molto, a volte troppo, ma ben pochi applicano quello che leggono o sentono, persino quando sono d’accordo... C’è una specie di bozzolo letargico che avvolge gli umani, e le ribellioni, interiori o esterne che siano, restano azioni momentanee, senza effetto costruttivo».
La risata discreta senza l’ombra di una canzonatura finisce con il tranquillizzarmi; tutto ora mi sembra semplice, e non mi è difficile intuire come i nostri “come” e “perché” possano complicarci la vita.
Ora osservo con maggiore attenzione il magnifico parco in cui ci muoviamo; sotto la vegetazione lussureggiante, indovino qui e là delle presenze. La mia attenzione è attratta da un gruppetto di quattro persone che, a giudicare dall’atteggiamento e dal fatto che sono disposte in cerchio, si direbbero in meditazione. Mi piacerebbe avvicinarmi, ma il nostro itinerario non va da quella parte. La cosa che mi pare strana, è che costoro sono precisi e identici alle mie due guide.
Non ho il tempo di approfondire questo punto, e mi riprometto di chiarirlo in seguito... perché sento che qualcuno mi guarda. Scruto attenta la natura circostante quando, all’improvviso, attraverso il fogliame di un boschetto, a pochi metri da me, capto due occhietti brillanti che mi squadrano con interesse divertito. Gli sguardi si incrociano e spero vivamente di conoscere colui o colei a cui appartengono quelle perle dalla luce vellutata. Non posso fermarmi per tema di perdere i miei compagni e ho appena il tempo di cogliere con la coda dell’occhio l’esserino non più grande di uno gnomo, dotato di una densa pelliccia animalesca che furtivamente sguscia fuori dal cespuglio.
Eccoci giunti senza neppure accorgercene davanti a una volta di un verde intenso, le cui foglie mascherano a malapena l’entrata di un corridoio che m’immagino lungo.
I due esseri con un gesto amichevole mi invitano a seguirli, e insieme percorriamo, nel più assoluto silenzio, un lungo corridoio. Le pareti paiono dotate di una vita autonoma: uno strano materiale che mi sconcerta, sebbene già sappia, nel più profondo del cuore, che fra poco ne riscoprirò la ragione.
All’improvviso i miei due compagni si fermano:
«Vieni fino a dove siamo noi, ora penetreremo in un luogo importante per tutti, perché contiene le informazioni relative al pianeta Terra».
Bastano pochi passi per scoprirlo, e non posso impedirmi di esclamare:
«Che meraviglia!»
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