A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z
Acufene: sibili e ronzii nelle orecchie
Riconoscerli & guarirli
Montain, Bernard
ART. 000156
Copertina a 4 colori, plastificata
176 Pagg.
Collana: Ben-essere
Argomenti: Denti, Psicosomatica, Ronzio auricolare
Genere: Saggistica
illustrazioni: illustrazioni interne in bianco e nero
ISBN: 88-87622-54-X

“Acufene” è il termine medico che indica quei sibili, ronzii, tintinnii che amareggiano la vita di milioni di italiani. A volte il disturbo è tanto grave da causare depressione e addirittura il desiderio di suicidio. L’origine della malattia è così varia che le cure proposte sono innumerevoli e spesso inconcludenti. È interessante sapere che l’acufene può derivare da un problema dentario, ossia dalla disfunzione dell’articolazione della mascella, strettamente correlata all’orecchio medio e interno: in tal caso i trattamenti sono estremamente precisi e hanno successo otto volte su dieci. Vedremo allora scomparire non solo i fastidiosi rumori, ma anche la coorte di sintomi che si portano appresso (mal di capo, mal di schiena, stati depressivi e così via)! Bernard Montain è dottore in chirurgia dentaria, naturopata, psicologo medico, diplomato in medicine naturali e docente incaricato della Facoltà di Medicina a Parigi. È anche uno scrittore affermato, oltre che Presidente di tre associazioni, una delle quali di livello internazionale, che operano per la salute ambientale e naturale.

Compra ora
Italiano
Prezzo 14,50
Se volete un assaggio...

Acufene: sibili e ronzii nelle orecchie

Definizioni e caratteri generali

L’acufenia (la malattia degli acufeni) può essere definita un “miraggio sonoro”, cioè la percezione di un rumore senza che vi sia stimolazione dell’apparato uditivo. L’acufene può essere avvertito anche in uno solo degli orecchi e talvolta lo si percepisce come se provenisse dall’interno del cranio. I “rumori” possono essere continui o intermittenti, a volte sincronizzati con i battiti cardiaci (in tal caso sono detti “pulsatili”). L’espressione “ronzio agli orecchi” è inadeguata, poiché lascia supporre che i rumori parassiti siano di tonalità grave, cosa che non è sempre vera, giacché gli acufeni possono essere percepiti come rumori acuti (per esempio come fischi) o anche in forma complessa, come crepitii o tintinnii di campane (tinniti o scampanellii auricolari). Nel 50% dei casi queste “impressioni sonore” sono bilaterali; quando sono unilaterali, predominano nell’orecchio sinistro. Sono state proposte molte classificazioni: secondo l’origine presunta degli acufeni, se sono accompagnati da disturbi come ipoacusie (sordità) o iperacusie, secondo il loro carattere (intermittenti, permanenti o continui, unilaterali, bilaterali, ecc.), e anche in base alle loro ripercussioni psicologiche. In realtà, l’unica classificazione possibile è quella che si fonda sull’oggettivazione dei segni: l’acufene può essere udito da altri o no?

Gli acufeni soggettivi sono quelli la cui origine, in genere, è più difficile da scoprire, tranne nel caso in cui derivino da malocclusione. Gli acufeni oggettivi dovrebbero essere più facili da curare, perché sono generati da un processo vibratorio nella regione inferiore del cranio. L’acufene è più spesso un suono acuto (quasi in 3 casi su 4) e permanente (in più della metà dei casi). Quando l’intensità è variabile, essa è connessa con diversi parametri, tra cui il ciclo nittemerale (il ciclo sonno-veglia), il livello di vigilanza, nonché la sonorità dell’ambiente circostante. Si è potuta valutare l’intensità dei rumori parassiti utilizzando il mascheramento sonoro: il livello di intensità si è rivelato basso, poiché nell’80% dei casi è inferiore a 6 decibel, in notevole contrasto con la ricaduta psicologica del fenomeno. Il fatto che coloro che soffrono di acufenia giungano talvolta a un passo dal suicidio è dovuto sicuramenteL’orecchio: lineamenti di anatomia e di fisiologia

La funzione dell’orecchio è trasformare l’energia sonora in influsso nervoso. La Figura 2.1 mostra in forma schematica la struttura complessiva dell’orecchio. Vi si distinguono l’orecchio esterno con il condotto uditivo esterno, l’orecchio medio con il timpano, il sistema degli ossicini (l’incudine, il martello e la staffa), un apparato di trasmissione del suono verso la coclea, o “orecchio interno”, incaricata di trasformare i rumori in influssi nervosi.

Propagazione dei suoni verso l’orecchio interno

Caratteristiche delle onde sonore e dei suoni

Il suono è prodotto da onde di compressione che “viaggiano” nell’aria. Una voce umana, il boato di un’esplosione, una stazione radiofonica, qualsiasi fonte di rumore, producono un suono attraverso la compressione dell’aria circostante, seguita da un rilasciamento. Per esempio, la corda di un violoncello fatta vibrare dall’archetto crea un suono dovuto al suo spostamento. Quando la corda si sposta in avanti, comprime l’aria; quando torna indietro, riduce la compressione. Quest’alternanza di compressione e decompressione dà origine al suono. Ricordiamo anche il modo in cui le onde sonore si muovono nell’aria. Proprio come la caduta di un oggetto su una superficie liquida in stato di quiete determina onde che s’irradiano tutt’intorno al punto di impatto, così ogni aumento della pressione dell’aria a contatto con la corda del violoncello produce una crescita della pressione nello strato d’aria vicino. Passando da uno strato all’altro, il processo sonoro finisce per raggiungere il timpano.

Fisiologia del timpano e della catena degli ossicini

Quando le onde sonore raggiungono il timpano, la successione di pressioni e depressioni della membrana provoca movimenti alternati. Al centro del timpano c’è una connessione fisica con il manico del martello, che a sua volta è unito all’incudine e quest’ultima alla staffa. Questi ossicini, tenuti sospesi all’interno dell’orecchio medio da legamenti, sono in grado di muoversi avanti e indietro. Ogni movimento del manico del martello, quindi, si trasmette fino alla staffa, che poggia sulla finestra ovale, la quale, con i suoi spostamenti, è in grado di trasmettere vibrazioni al liquido cocleare, situato all’interno della coclea (o chiocciola), che è denominata anche “orecchio interno”.

In realtà, le cose non sono così semplici. Infatti, l’inerzia del liquido contenuto nella coclea è molto maggiore di quella dell’aria e, per spostarlo anche di poco, è necessaria una forza molto maggiore di quella che risulta da una semplice applicazione delle onde sonore sulla finestra ovale, che, detto in termini semplificati, è quella che dà accesso al liquido cocleare. È un sistema a leva che svolge il ruolo di amplificatore, favorendo il movimento del liquido. Il rapporto fra la dimensione della membrana timpanica e quella della finestra ovale è all’incirca di 1 a 22. L’energia, quindi, è pressappoco 22 volte superiore e la pressione esercitata sulla staffa è moltiplicata nelle stesse proporzioni rispetto a quella che esisterebbe se le onde sonore entrassero direttamente in relazione con la finestra ovale! Ecco perché tale pressione è in grado di produrre uno spostamento all’interno della coclea. Se il liquido cocleare vibra all’interno della coclea quando è posto in movimento dalla staffa, anche la coclea può vibrare intorno al liquido cocleare quando il suono arriva direttamente attraverso le ossa del cranio. È quello che succede quando si pone un diapason a contatto con la testa. In tal caso, l’insieme dell’orecchio interno si comporta esattamente come se il suono gli fosse pervenuto attraverso i timpani e la catena degli ossicini.

L’orecchio interno o coclea

La coclea è composta di tre “tubi” distinti e vicini, chiamati rispettivamente “rampa vestibolare”, “rampa timpanica” e “canale cocleare”. Questi tubi arrotolati sono pieni di liquido e separati l’uno dall’altro da membrane. Quella che separa il canale cocleare dalla rampa timpanica è la “membrana basilare”, che blocca le onde sonore grazie a una struttura molto solida. Sulla superficie della membrana basilare sono situate le cellule cigliate, ricettrici del suono, che si distinguono in cellule cigliate interne (CCI) e cellule cigliate esterne (CCE).

Le cellule cigliate interne, quando sono eccitate, emettono messaggi codificati in direzione del sistema nervoso centrale mediante fibre afferenti (centripete, ossia dirette verso il cervello) che costituiscono all’incirca il 95% del nervo uditivo (si veda la Figura 2.2).

Le cellule cigliate esterne, invece, fanno parte di un sistema efferente (centrifugo), che funzionerebbe come un inibitore. Come sempre succede, la trasmissione elettrica dell’informazione è accompagnata dalla liberazione di neurotrasmettitori. Questi mediatori chimici sono prodotti secreti da terminazioni nervose: adrenalina, serotonina, acido gamma-ammino-butirrico (GABA), acetilcolina… Nel nostro caso il mediatore è il glutammato, responsabile della codificazione del suono in direzione del cervello, tramite le fibre nervose uditive. Stando così le cose, gli acufeni possono avere due origini, di cui riparleremo nel capi

tolo dedicato alle cause degli acufeni. Ma fin d’ora bisogna sapere che il delicato equilibrio fra l’azione delle cellule cigliate esterne e quella delle cellule cigliate interne può essere turbato da una cattiva ossigenazione dell’orecchio, che ne distrugge alcune. Lo squilibrio è dovuto, fra l’altro, alla diminuzione della circolazione, come conseguenza di una malocclusione dentaria,dell’invecchiamento o anche dell’uso di certi medicinali. L’alterazione della microcircolazione sanguigna può distruggere i neuroni e provocare modificazioni della concentrazione dei neurotrasmettitori. Si pensa che l’eccesso di glutammato e la tossicità dovuta al suo aumento siano all’origine di diminuzioni dell’udito nella gamma degli acuti e di eccitazioni intense della coclea, percepite come fischi.

indice

Prefazione del dottor André Passebecq      1

Introduzione  3

1.         Definizioni e caratteri generali        5

2.         L’orecchio: lineamenti di anatomia e di fisiologia 7

           Propagazione dei suoni verso l’orecchio interno   8

           L’orecchio interno o coclea  9

 3.         Il meccanismo dell’acufene: le diverse tesi in discussione 11

            Le deformazioni meccaniche          11

            Le alterazioni della trasmissione nervosa   13

 4.         Studio e identificazione degli acufeni         15

            L’anamnesi, ovvero l’“interrogatorio” del paziente          15

            Caratteristiche degli acufeni            16

            L’esame clinico          19

 5.         Eziologia (cause) degli acufeni        21

            Gli acufeni manifesti 21

            Gli acufeni non oggettivabili           24

 6.         Trattamento delle acufenie di origine diversa dall’occlusione dentaria        29

            I trattamenti generali           29

            I trattamenti locali    63

            Il sostegno psicologico          71

 7.         Definizioni, descrizioni e origini della malocclusione dentaria    73

            La bocca, zona strategica dell’essere umano         73

            Malocclusione e sindrome dentaria            80

            I muscoli masticatori            84



Invia una cartolina!
Pensi che questo libro possa interessare a un tuo amico? Inserisci il suo indirizzo email e spediscigli una cartolina che gli faccia conoscere questo libro!




Torna indietro