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Anime indesiderate
Incontro con i bambini che non hanno potuto nascere
Meurois-Givaudan, Daniel
ART. 000157
copertina a quattro colori plastificata
144 Pagg.
Collana: Libri di Anne e Daniel Meurois-Givaudan
Argomenti: Reincarnazione, Viaggio astrale, Vita intrauterina
Genere: Saggistica
ISBN: 88-87622-48-5

Dopo l’enorme successo de I nove scalini, scritto insieme ad Anne Givaudan, Daniel Meurois ci offre un nuovo scorcio dei sottili ingranaggi della nascita e della vita. Se grazie a I nove scalini conosciamo quale sia il processo con cui un’anima si incarna, restava un grande interrogativo circa l’esperienza di un essere che non riesce a venire al mondo: aborto spontaneo o provocato, morte prematura, malformazioni sono i temi che ques’opera affronta dal singolare punto di osservazione dell’autore, che conduce come sempre le sue inchieste in uno stato di decorporazione. Grazie a questa sua straordinaria capacità, ha potuto incontrare esseri a cui il corpo materno è stato negato, o non è riuscito ad aprirsi: come hanno vissuto il rifiuto, queste anime “indesiderate”? La loro sofferenza ha un senso? E come riprendersi, sui due versanti della vita, da situazioni tanto complesse? Quest’opera distingue tra sensi di colpa e senso di responsabilità, il che la rende estremamente costruttiva; ha il merito di affrontare con un taglio del tutto nuovo un problema che tante donne, e tante coppie, oggi si trovano ad affrontare, e di offrire una comprensione che può lenire ferite troppo spesso negate o tenute nascoste.

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Prezzo 11,50
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Per avere a cuore...

 

 

 

Sì, per avere a cuore... Sono queste, le prime parole che si sono presentate direttamente sotto la penna, come preambolo a questo libro. E come d’altronde affrontare in modo diverso una testimonianza di tale natura?

Riferire l’itinerario interiore di chi vive quella che viene chiamata pudicamente un’interruzione volontaria di gravidanza, parlare degli interrogativi suscitati dagli aborti spontanei e dalle malformazioni, indubbiamente significa imboccare una strada accidentata.

Di fatto, durante la stesura delle quasi centotrenta pagine di quest’opera, ho avuto costantemente l’impressione di stare in equilibrio su una corda tesa sul vuoto o, in altri termini, e senza voler fare giochi di parole di cattivo gusto, di “camminare sulle uova”. Quando si parla di argomenti tanto intimi come quelli esposti in questo libro, ci si assume il rischio di mettere il dito sulle ferite profonde di tanti lettori, a volte ancora non rimarginate.

Se malgrado tutto ciò mi sono lanciato in questa direzione, è perché mi è parso evidente che non si può curare una piaga o una sofferenza semplicemente distogliendo lo sguardo da essa. Può essere cicatrizzata, guarita, superata soltanto se osiamo guardarla in faccia senza negarla, senza temerla. Certo non è con l’oblio né con le lamentazioni e la pietà che la si può curare, ma con la comprensione, attraverso l’apprendimento della comprensione.

Affinché questa testimonianza potesse aver luogo, era certo indispensabile che mi venisse tesa una mano “da lassù”; era necessario che uno o due esseri mi prestassero manforte, insomma che mi accettassero come rispettoso spettatore delle loro debolezze, dei loro punti di forza, nel corso della loro esperienza di rifiuto. E soprattutto ci voleva un’anima matura, molto più lucida della media, che mi dischiudesse la sua intimità e mi invitasse a coglierla come un filo conduttore. Mi si è presentata con il nome di Florence; l’ho seguita fra i mondi, fuori dal mio corpo, in base al rigoroso metodo di lavoro usato con Rebecca, ne I nove scalini, qualche anno fa.

Questo percorso di complicità, non sempre agevole, si è sviluppato nell’arco di sei mesi... Il tempo che ci voleva a Florence per rifiorire, e il tempo di cui anch’io avevo bisogno per trovare le parole giuste.

Come voi stessi potrete giudicare, ho cercato di essere come al solito massimamente fedele nel ritrascrivere gli eventi di cui leggerete nelle prossime pagine. Questo libro non ha la pretesa d’essere un’opera letteraria, bensì una testimonianza attenta, il più possibile semplice e diretta, in modo da render conto di tutto ciò che è uscito dal cuore che le ha formulate.

Ma non lasciatevi ingannare: dietro l’apparenza spoglia sono spesso nascoste verità più profonde di quanto sembri... Verità che possono richiedere una sorta di ginnastica interiore e orizzonti senza frontiere per penetrarne davvero il significato.

Parlare del problema dell’aborto volontario, dell’amarezza dell’aborto spontaneo e degli interrogativi spesso dolorosi di tutto ciò che è collegato alle nascite difficili richiede autenticità, precisione, concretezza, e certamente un’abbondante dose d’amore. Sono questi gli strumenti con cui ho lavorato.

La precisione e la concretezza non sono, dal mio punto di vista, incompatibili con le nozioni metafisiche; e d’altronde non era né concepibile né auspicabile evitare quel senso di sconcerto che a volte accompagna queste ultime, volendo offrire una visione delle cose capace di uscire dal solito contesto medico, sociale, psicologico o anche soltanto morale.

Ho voluto cogliere la vita il più possibile vicino alla sua essenza, in mondi che ufficialmente ci si accanisce a negare, quelli in cui, invece, si distribuiscono le carte vere, con i loro come e perché.

In ultimo voglio ringraziare in modo particolare Florence per la sua semplicità, la sua naturalezza e la forza con cui si è aperta. È certamente grazie a lei e alla sua intensità che oggi nutro la speranza di avere scritto un’opera innovatrice e utile.

In questo istante so che la sua anima si unisce alla mia affinché nuove finestre di comprensione, di rispetto e di tenerezza si spalanchino sulla Vita.

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