Copertina a 4 colori, plastificata
210 Pagg.
Collana: Libri di Anne e Daniel Meurois-Givaudan
Argomenti: Cristianesimo antico, Storia delle religioni
Genere: Saggistica
ISBN: 978-88-89382-42-4
Questo è un libro che descrive un aspetto di Francesco d’Assisi ancora avvolto nel mistero. Si parla spesso di un viaggio che egli avrebbe fatto in Medio Oriente, in cui sarebbe entrato in contatto con i mistici islamici… Daniel Meurois, facendo uso delle sue straordinarie capacità di lettura dell’Akasha, la memoria eterica planetaria, ci descrive che cosa accadde, e quali straordinari rotoli segreti Francesco riportò con sé da quel viaggio. Ce lo racconta attraverso gli occhi di Chiara d’Assisi, anima sorella di frate Francesco, che ne racoglie la confessione in punto di morte: il fraticello le svela ciò che si è tenuto dentro per anni, e che avrebbe potuto cambiare il corso della storia se solo egli lo avesse divulgato. Il viaggio di Francesco in una Terra Santa in cui infuriano le Crociate ci dischiude la visione di un Islam e un Cristianesimo che parlavano della stessa compassione e dello stesso amore. Una straordinaria testimonianza che, a distanza di ottocento anni, ci descrive una dimensione totalmente ignota del poverello di Assisi. Chiunque abbia amato L’altro volto di Gesù, memorie di un Esseno ritroverà in questo libro la stessa forza dirompente, lo stesso messaggio che parla al cuore.
Italiano
Se volete un assaggio...
FRANCESCO, L’UOMO CHE PARLAVA AGLI UCCELLI
CAPITOLO I
È accaduto non tanto tempo fa…
È accaduto non tanto tempo fa, mi sembra. Ma, devo dire, il nostro era un altro mondo…
L’anno 1226! Un tempo di orrori e di ignoranza, secondo alcuni… Forse era così, ma vi assicuro che era prima di tutto un’epoca di fervore, un secolo in cui, all’alba di ogni giorno, trovavamo bello e nobile lodare il Signore per la luce al levar del sole.
Il Signore? Ci credevamo, con la fede dei bambini! Forse in modo ingenuo… Anzi, senza forse. E tuttavia, era grazie a quella nostra fede infantile che sapevamo sorridere. Oh, sì! Quello lo sapevamo fare, malgrado le carestie e le guerre, e malgrado la morte, che non si allontanava mai di molto.
È vero, sapevamo sorridere… e questo, credo, ci metteva le ali, ci dava la forza di compiere grandi cose.
A piedi nudi, perlopiù… ma sempre guardando un po’ più in alto, verso il Cielo, verso l’eternità di cui sapevano d’essere fatti, e il cui ricordo ci compenetrava fino alle ossa.
In quei tempi, la mia anima aveva scelto il nome di Chiara, e ricordo che aveva voluto nascere in una famiglia di Assisi, fra le profumate rotondità di quel paese che ancora non si chiamava Italia.
L’aveva voluto davvero! Con tutta la sua testardaggine. Aveva visto che lì, e non altrove, l’aspettava un certo appuntamento. Aveva contemplato distintamente il sentiero sul quale qualcuno era in attesa, qualcuno che bisognava raggiungere senza esitare…
Oh, Francesco! Mio piccolo, grande, dolcissimo Francesco! Sapevo bene che quel cammino avrebbe portato il tuo nome, un nome che forse non ti eri scelto, ma che in qualche modo doveva piacere al Signore. Forse fu proprio quel nome a renderti così combattivo e forte, quando dentro di te, dentro di noi, c’era burrasca.
Francesco… Ricordo il giorno che mi dicesti di aver sussurrato “Giovanni” all’orecchio della donna che ti avrebbe messo al mondo in una bella casa sulla collina, tra gli ulivi. Trovavi quel nome più tenero, perché così si era chiamato un apostolo lontano, un fratello che aveva tanto amato Messer Gesù; quel nome traduceva meglio il canto che avevi nel cuore.
“Francesco” era più che altro il segno di tuo padre, il suo sigillo, la sua firma, come un ricordo da mercante o di battaglia. Una “cicatrice di guerra”, mi confidasti un giorno… i resti di un’antica armatura che tu avresti voluto lasciare una volta per tutte. Se questa era la tua intenzione, amico mio, mio fratello d’anima, non dubitare: ci sei riuscito.
Lungo il cammino e nella Galilea del tuo cuore, non sei forse diventato simile a Giovanni, colui che L’ha tanto amato? Non lo hai forse risuscitato dentro di te? Sì, lo so che ti è sembrato lungo il tuo viaggio sulla terra, durante il quale hai ritrovato te stesso per additarci meglio il sole, la luna e le stelle. E so che ti è pesato, a ogni passo.
È forse per questo che ha dovuto finire così presto? È per questo? E tuttavia, in esso vedevi il Cielo, e il Cielo ti amava!
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