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Ho un corpo per guarirmi
Decodificare biologicamente le malattie
Flèche, Christian
Novità
ART. 000224
Copertina a 4 colori, plastificata
256 Pagg.
Collana: Ben-essere
Argomenti: Salute, Psicosomatica, Benessere
Genere: Saggistica
illustrazioni: Con numerose illustrazioni in b/n
ISBN: 978-88-89382-40-0

C. G. Jung diceva che «la malattia è lo sforzo che fa la Natura per guarire». Spesso la consideriamo solo come una disgrazia, una calamità, oppure il frutto del caso, e ci accaniamo con medicine, manipolazioni, o magari amputazioni.
L’Autore rovescia completamente questa visione, riconoscendo nella malattia «una reazione biologica di sopravvivenza di fronte a un evento emotivamente ingestibile». Partendo da questo concetto comune anche alla Nuova Medicina di Hamer, Christian Flèche ha messo a punto una serie di griglie di lettura a partire dall’apparato interessato, dall’organo, dal tessuto e dalla sua comparsa nella vita embrionale; dal fatto che il sintomo si presenti come “cancellazione” o come “aggiunta”; dalla forma percettiva dominante nella persona, dalla forma espressiva del conflitto, chiamando in causa le credenze del malato e persino il condizionamento dell’esser nato, per esempio, come primo o secondogenito, eccetera. Queste griglie derivano da anni di pratica e sono davvero molto complete: se correttamente applicate, consentono di risalire all’evento che ha generato il disturbo, e poi di scioglierlo, in omaggio al principio per cui curando la causa si cura l’effetto.
Il libro che avete in mano è il primo di una serie di straordinarie opere di grande successo di Christian Flèche, e che a poco a poco vi presenteremo.

Christian Flèche, psico-bioterapeuta, un Master in PNL e in Linguaggio metaforico, è un caposcuola nel campo della Decodifica biologica delle malattie, un’autorità indiscussa la cui scuola si appresta a farsi conoscere anche in Italia.

 

 

Errata corrige: a seguito di una segnalazione, ci accorgiamo di non avere segnalato nei credits del libro la dicitura corretta. Eccola:

© 2005 Le Souffle d’Or, 2eme édition revue et augmentée
Edition de langue italienne réalisée par l'intermédiation de l'Agence Littéraire Eulama

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Italiano
Prezzo 16,00
Se volete un assaggio...

HO UN CORPO PER GUARIRMI

presentazioni

Mi chiamo…


… Christian Flèche. Sono nato il 22 agosto 1957 ad Arcachon, in Francia.
A diciotto anni ho cominciato gli studi per diventare infermiere, nell’ospedale generale di Vernon. A sei mesi dal diploma mi hanno buttato fuori per “errore di orientamento”… e sono diventato una pecorella smarrita di un ignoto gregge, il quale doveva trovarsi su un pianeta scomparso! Il pretesto per cacciarmi fuori era che ero “troppo incline alle relazioni” per diventare un buon infermiere: al mio supervisore bastavano trentatré minuti per prendere il polso, la pressione, la temperatura e la diuresi a venti malati, mentre io ci mettevo due ore: un crimine fatale e irrimediabile di fronte alle esigenti tempistiche ospedaliere!
Dopo quattro riunioni del Consiglio tecnico, eccomi dunque bandito dalla mia scuola e da casa mia. Diciannove anni, dieci mesi e otto giorni… Parto in autostop e sbarco, con le mie poesie e il mio ultimo romanzo, all’ospedale di Saint-Tropez, per lavorarci come inserviente.
Altro autostop, qualche avventura, e ricomincio a studiare da infermiere ad Aix-en-Provence, questa volta concludendo brillantemente il percorso.
Continuo però a scrivere, e a praticare la meditazione zen. La sceneggiatura della mia vita continua: cerco una cosa, e ne trovo un’altra. È così che praticando il buddhismo divento cristiano, nell’esperienza di una relazione diretta con l’Altissimo. Grande felicità, e primo flash.
Affianco come volontario il cappellano dell’ospedale; ascolto la gente, senza dir nulla e senza voler convincere nessuno, a volte, come la sorella di Marta, pregando e in presenza del Senza Nome.
Secondo flash: una formazione all’ascolto rogersiano1: ascoltare senza occultare, auscultare, parlare; riformulare ciò che dice l’altro, ciò che non si accorge di dire. «Come mi ha capito bene, lei, come mi ha consigliato bene!», mi dirà un giorno un malato, anche se nulla gli ho detto tranne che le sue stesse parole!
Il grande segreto della comunicazione è “sparire”, permettere all’altro di pensare ad alta voce, come se parlasse a se stesso, senza subire da parte nostra né giudizi né deformazioni.
Terzo flash: incontro con l’originale lavoro del dottor Hamer. E se il morente fosse vivo? E se, come già Jung presentiva, la malattia non fosse qui per essere guarita, ma per guarirci? Ma guarirci da cosa? Certamente da un conflitto, ossia dalla nostra resistenza al cambiamento! Una visione emozionale di ciò che vive.
Questo cambia tutto: un concetto materialistico dell’essere umano corre il rischio di dare una spiegazione materialistica anche all’origine delle malattie: «Lei è ammalato a causa del tal microbo, del tal nervo demielinizzato, di un buco nello stomaco, di un tumore sempre più grosso», e così via. Il paziente, allora, materializza la causa del suo male, il che impedisce qualsiasi altra ricerca, qualsiasi altra discussione del problema. A questo punto, le cure passeranno per forza attraverso la materia: farmaci chimici, amputazione, protesi. È questo il pericolo della spiegazione: ci limita.
Se l’uomo è dinamismo, la malattia è dovuta al fatto che questo dinamismo si sregola; il trattamento verterà allora sul rimetterlo in carreggiata (omeopatia, eccetera).
Se l’uomo è energia… eccetera.
Come dovrebbe essere, allora, una spiegazione non-limitante?
• Dovrebbe venire dal paziente,
• dovrebbe essere fatta per il paziente,
• dovrebbe fondarsi su ciò che nel paziente è sano,
• e soprattutto dovrebbe far crescere la coscienza, e dunque la libertà.
Se infatti ci identifichiamo con il corpo materiale, moriamo continuamente: i globuli rossi hanno quattro mesi di vita, le cellule cutanee poche settimane, le cellule ossee pochi mesi. E in sette anni tutto il nostro corpo è rinnovato: che resta di noi, che resta di stabile? Nulla, a parte i neuroni che vivono dalla nascita alla morte senza quasi rinnovarsi (quelle che si ricreano sono le sinapsi, sempre nuove, tra i neuroni), ma muoiono al ritmo di diverse migliaia al giorno.
E se ci si identifica con il nostro corpo energetico, quello sensibile all’agopuntura? Anche questo, non fa che cambiare.
Con cosa, con chi, allora, ci possiamo identificare? Tutto cambia: i nostri valori, le nostre credenze, il nostro corpo emozionale…
Su che cosa fondarsi?
Sulla biologia, la funzione fondamentale di ogni organo: questo ci permette di decodificare le malattie così come le turbe comportamentali, e apre una nuova visione del vivente e delle interazioni fra gli esseri.
Quarto flash: la PNL2, poi Milton Erickson.
La PNL insegna che il contenuto non è nulla, ma il contenitore è tutto. Poco importa che mi abbiano rubato il marito, la moglie, la mia macchina gialla, o la mia tv stereo: ciò che conta è quello che ho provato: il contenitore, ossia la struttura dell’esperienza, il “pacco dono”. Grazie alla PNL (e non solo) posso agire sul contenitore, trasformarlo, e contemporaneamente trasformare la mia esperienza, il senso di questa esperienza, il vissuto. Un «perché sto male?» diventa «come fare a star bene?». Un salutare rovesciamento, sconvolgente e terapeutico insieme. Perché naturalmente tutto è apprendimento, e sono possibili mille reazioni, soprattutto trasmissibili da un uomo all’altro; il bambino lo sa fare benissimo, prima emulando i suoi educatori e poi facendone dei modelli, per infine ancorarsi in una rappresentazione del mondo: il mondo è così e cosà.
Ci sono tante possibili rappresentazioni del mondo:
• tutto è legge, scrive Mosè;
• tutto è amore, pratica Gesù;
• tutto è infinito, precisa Copernico;
• tutto è evoluzione, scopre Darwin;
• tutto è inconscio, analizza Freud;
• tutto è relativo, osserva Einstein;
• tutto è biologico, intuisce Hamer;
• tutto è soggettivo, riformula la PNL;
• tutto è ciclo nel significato, tutto è significato nel ciclo, postula Marc Fréchet.
La legge d’amore è infinita nella sua evoluzione; l’inconscio è relativo alla biologia, la quale a sua volta è soggettiva, inscritta in cicli, ed espressione del significato.
Per riassumere
Durante la mia esperienza come aiuto cappellano, mi sono reso conto di quanta gioia, sollievo e felicità desse ai malati il fatto di starli semplicemente ad ascoltare. Ascoltare è essere presenti.
Con Carl Rogers ho sviluppato un ascolto non direttivo, più profondo, più cognitivo di un ascolto di cortesia; e anche più efficace.
Con Geerd Hamer ho imparato a dirigere l’ascolto verso la sofferenza, nel punto in cui il paziente non vuole andare, e che tuttavia è l’unico luogo utile da ascoltare se vogliamo aiutarlo a guarire il suo specifico conflitto.
La PNL continua a insegnarmi un ascolto sempre più sottile del linguaggio verbale e non verbale.
Si tratta di comportarsi come un detective, e snidare il segreto, il mistero, la sofferenza o l’evento rimosso che causa nell’altro il problema. Come riuscirci…
… il ladro ha rubato la corona e poi l’ha nascosta mettendosela in testa, affinché nessuno la veda. E funziona! E noi, per dissimulare a noi stessi come agli altri la nostra sofferenza, l’abbiamo nascosta. Sapete dove? Nel linguaggio!
Marc Fréchet mi ha guidato attraverso i cicli, perché riuscissi a captare l’essenziale nel non-detto dell’altro. Questo essenziale è nascosto, e tuttavia rende possibile un sintomo ben visibile.
E l’essenziale non va taciuto.
Conclusione
Davanti al mistero della vita scompare l’illusione di onnipotenza, ma ogni generazione solleva un po’ di più l’angolo del velo.
Rimango umile e felice dei miei molti anni ricchi di scoperte nel campo della salute e della globalità.
E ciò che lascia un autore insoddisfatto diventi motore per altri autori…



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