Copertina a 4 colori, plastificata
296 Pagg.
Collana: Scienza e Compassione
Argomenti: Espressioni facciali, Emozioni, Relazioni
Genere: Manualistica
illustrazioni: con molte illustrazioni in bianco e nero
ISBN: 978-88-89382-19-2
Ekman, famosissimo psicologo e massimo esperto di comunicazione non verbale, illustra la scoperta a cui deve una notorietà di livello mondiale e ci insegna a farne buon uso.
Quando proviamo emozioni, ciascuna di esse scatena una sequenza di segnali che le è propria, e che si manifestano nel linguaggio del corpo, nella voce e nelle espressioni del volto. Si tratta di un comune denominatore biologico, uguale in ogni popolo della Terra perché soggiacente ad altre manifestazioni improntate alle diversità culturali.
Imparare a coglierlo in noi e negli altri (i nostri cari, le persone con cui lavoriamo o quelle che semplicemente ci troviamo di fronte per strada) vuol dire leggere nel loro cuore per poterle aiutare davvero o sapercene proteggere anche quando indossano una maschera. Un capitolo recentissimo è dedicato alle menzogne, e a come individuarle attraverso una serie di indizi riconoscibili con un modesto allenamento.
Oltre ad essere diventato la base per l’addestramento delle forze di polizia, spionaggio e controspionaggio di diversi paesi, questo libro è uno strumento indispensabile per navigare in questo nostro mondo, che ha fatto delle emozioni una leva ormai potentissima.
«Un’affascinante, chiara e sana mappa del mondo emozionale. La guida perfetta» (Daniel Goleman, autore di Intelligenza emotiva).
Paul Ekman è il massimo esperto mondiale di espressioni facciali. La sua ricerca su questa materia continua dal 1954, e gli è valsa molti premi scientifici tra il 1971 e il 2009, quando il Time Magazine lo ha nominato fra le 100 persone più influenti del pianeta. Insegna alla Scuola di Medicina dell’Università della California a San Francisco, e la sua consulenza è ormai richiestissima dalle forze di polizia, dalle squadre antiterrorismo, e persino dalla Pixar, la nota casa di produzione di cartoni animati. È autore di più di un centinaio di articoli apparsi su eccellenti riviste scientifiche e di quattordici libri, alcuni
dei quali scritti a quattro mani.
Alla sua figura e alle sue attività è ispirato il telefilm Lie To Me.
Italiano
Se volete un assaggio...
INTRODUZIONE
Le emozioni determinano la qualità della vita. Hanno luogo in ogni relazione che conti: sul luogo di lavoro, nelle amicizie, nell’interazione con i familiari, e nelle nostre relazioni più private. Ci possono salvare la vita, ma anche arrecare seri danni; possono indurci ad agire in modi che riteniamo realistici e appropriati, o di cui in seguito potremmo pentirci amaramente.
Se il nostro capo critica una nostra relazione che credevamo avrebbe elogiato, reagiamo intimoriti, sottomessi, o difendiamo il nostro lavoro? Questo ci proteggerà da sofferenze future, o abbiamo frainteso ciò che il capo intendeva? Riusciamo a nascondere il nostro stato d’animo e a mantenerci “professionali”? E perché il nostro capo avrà sorriso prima di aprire bocca? Pregustava la ramanzina che ci stava per rifilare, o era un sorriso di imbarazzo? O forse il suo sorriso intendeva rassicurarci? Sono tutti uguali, i sorrisi?
Nostro marito ha fatto una grossa spesa senza parlarne prima con noi e ora l’abbiamo scoperto e gli stiamo chiedendo spiegazioni. Sappiamo dire se sta manifestando paura o repulsione, o se sta mettendo su la faccia che fa sempre davanti a quello che chiama “il tuo comportamento iperemotivo”? Viviamo le emozioni nel suo stesso modo, nel modo in cui le vivono gli altri? O ci arrabbiamo, spaventiamo o intristiamo di fronte a cose che sembrano loro indifferenti? E c’è qualcosa che possiamo fare al riguardo?
Sentiamo nostra figlia di sedici anni rincasare due ore dopo il suo coprifuoco. Ci infuriamo? Che cosa innesca la nostra rabbia: la paura che abbiamo provato ogni volta che abbiamo guardato l’orologio e ci siamo resi conto che non aveva telefonato per avvertirci che avrebbe tardato? O il sonno perduto nell’attesa di sentirla rientrare? Quando la mattina dopo gliene parliamo, controlliamo la nostra rabbia così bene da indurla a credere che in realtà non c’importi del coprifuoco, o lei riesce a vedere la nostra collera repressa e si mette sulla difensiva? Sappiamo dire dalla sua espressione se è in imbarazzo, se si sente in colpa, o se ha un che di insolente?
Ho scritto questo libro per dare delle risposte a domande come queste. Il mio obiettivo è aiutare i lettori a comprendere e vivere meglio le emozioni. Considerata l’importanza delle emozioni nella nostra vita, non smette di sorprendermi che fino a pochissimo tempo fa tutti noi, scienziati e profani, ne sapessimo così poco; ma è nella natura stessa delle emozioni che non se ne conosca pienamente il modo in cui ci influenzano e come riconoscerne i segni in noi stessi e negli altri. Tutte cose che spiego in questo libro.
Le emozioni possono insorgere (e lo fanno spesso) con grande velocità; anzi, con una velocità tale che il nostro sé cosciente non solo non vi prende parte, ma non riesce nemmeno a prendere nota di cosa a un certo punto nella nostra mente inneschi una certa emozione. Questa velocità può salvarci la vita in caso di emergenza, ma ce la rovina anche, se la nostra reazione è sproporzionata. Non abbiamo molto controllo sull’emozione, ma è possibile, anche se non facile, intervenire in certa misura sia su ciò che la innesca sia sul nostro modo di comportarci quando siamo nel pieno dell’emozione.
Studio le emozioni da più di quarant’anni, concentrandomi soprattutto sulla loro espressione e ultimamente anche sulla loro fisiologia. Ho esaminato pazienti psichiatrici, persone normali, adulti, qualche bambino, nel mio paese e in molti altri; ho studiato le loro reazioni sproporzionate per eccesso o per difetto, quelle inappropriate, li ho osservati mentire e dire la verità; il capitolo I, “Le emozioni al di là delle culture”, descrive questa ricerca, che costituisce la base della mia trattazione.
Nel capitolo II mi chiedo: perché diventiamo emotivi? Occorre saperlo, se si vuole cambiare ciò che lo scatena. Cosa innesca le emozioni? Possiamo eliminare un determinato “pulsante”? Nostra moglie ci dice che stiamo prendendo la strada più lunga per arrivare a destinazione: sentirci dire cosa dobbiamo fare, o sentir criticare le nostre capacità alla guida, può seccarci, addirittura farci ribollire di rabbia: perché non riusciamo ad accettare quest’informazione senza farci soverchiare dalle emozioni? Cos’è che ci tocca così? Possiamo cambiare, in modo da non trovarci in balia delle emozioni per simili piccolezze? Tratterò questi temi nel capitolo II, “Quand’è che diventiamo emotivi?”.
Il capitolo III spiega come e quando possiamo cambiare ciò che innesca le nostre emozioni. Il primo passo è identificare i “pulsanti” più sensibili che ci fanno agire in modi di cui poi ci pentiamo. Bisogna anche imparare a riconoscere se un certo “pulsante” opporrà resistenza al cambiamento o se sarà malleabile: non sempre l’avremo vinta, ma, comprendendo come questi pulsanti sono diventati quello che sono, avremo una possibilità in più di intervento.
Il capitolo IV riguarda come sono organizzate le nostre reazioni emozionali, ossia le espressioni, le azioni, i pensieri. Sappiamo gestire l’irritazione in modo che non traspaia dalla voce o dal volto? Perché talvolta le nostre emozioni ci sembrano un incontrollabile treno in corsa? La nostra sola scelta è imparare a renderci conto di quando sono le emozioni a dettare le nostre azioni; molto spesso non ce ne accorgiamo, fino a che qualcuno non ha da ridire su ciò che abbiamo fatto, o non ci ripensiamo in seguito. Il capitolo IV spiega dunque come diventare più attenti alle emozioni nel momento stesso in cui le proviamo, consentendoci di agire sotto il loro impulso, sì, ma in modi costruttivi.
Perché l’insorgere delle emozioni sia più costruttivo che distruttivo, bisogna conoscere la storia di ciascuna emozione, sapere di cosa si tratta. Apprendendo cos’è che la scatena, che si tratti di qualcosa di tipicamente nostro o di largamente condiviso, possiamo riuscire ad attutirne l’impatto, o quantomeno a capire perché certi pulsanti siano così potenti da resistere a ogni tentativo di ridurne la presa sulla nostra vita. Inoltre, ogni emozione genera uno schema specifico di sensazioni fisiche: prendendo più dimestichezza con esse possiamo renderci conto delle nostre reazioni in tempo per avere qualche possibilità di decidere se lasciarle esprimere o se intervenire.
Ciascuna emozione è accompagnata anche da segnali specifici, particolarmente identificabili nella voce e nell’espressione facciale. I segnali della voce vanno ancora molto studiati, ma le fotografie che trovate nei capitoli dedicati a ciascuna emozione mostrano le espressioni più sottili, quelle che più facilmente sfuggono, che indicano l’insorgere o la repressione dell’emozione di turno. Imparando a riconoscerle per tempo, possiamo diventare più bravi nel trattare con gli altri in tutta una varietà di situazioni, e nel gestire le nostre reazioni emozionali ai loro stati d’animo.
Capitoli specifici sono dedicati alla tristezza e al tormento (capitolo V), alla rabbia (capitolo VI), alla sorpresa e alla paura (capitolo VII), al disgusto e al disprezzo (capitolo VIII), e alle molte emozioni piacevoli (capitolo IX), con sezioni riguardanti:
i pulsanti che più comunemente scatenano quella particolare emozione;
la funzione dell’emozione: per cosa ci è utile, come può metterci nei guai;
come si declina nei casi di disturbi mentali;
esercizi per migliorare la consapevolezza delle sensazioni corporee legate all’emozione, per poter scegliere come comportarsi quando essa insorge;
fotografie dei più minuti indizi delle emozioni sul volto, per riconoscere sempre meglio lo stato d’animo altrui;
la spiegazione di come usare al meglio queste informazioni sullo stato d’animo altrui nelle relazioni sul luogo di lavoro, in famiglia, nelle amicizie.
In appendice troverete un test da fare prima di leggere il libro per capire quanto siete capaci di riconoscere anche i messaggi più sottili delle espressioni facciali; potrete poi ripeterlo a fine lettura per vedere se siete migliorati.
Può essere che qualche emozione che vi incuriosisce non compaia in questo libro, e che vi chiediate perché. Ho scelto di descrivere le emozioni che sappiamo essere universali, esperite da tutti gli esseri umani; è probabile che anche l’imbarazzo, il senso di colpa, la vergogna, l’invidia lo siano, ma ho preferito concentrarmi sulle emozioni le cui espressioni sono per certo universali. Parlo dell’amore nel capitolo sulle emozioni piacevoli, e di violenza, odio e gelosia nel capitolo sulla rabbia.
La scienza sta ancora indagando sui modi in cui ciascuno di noi esperisce le emozioni (sul perché, ad esempio, certi le vivano in maniera più intensa di altri, o ne vengano travolti particolarmente in fretta), e questo libro si conclude con ciò che stiamo apprendendo oggi, ciò che potremmo apprendere, e come potremmo usare concretamente queste informazioni.
È difficile sovrastimare l’importanza che le emozioni hanno nella nostra vita. Il mio mentore, Silvan Tomkins, diceva che le emozioni sono la nostra ragione di vita: organizziamo la nostra esistenza in modo da esperire più emozioni positive e meno emozioni negative possibili; non sempre ci riusciamo, ma è quello che cerchiamo di fare. Secondo Tomkins, le emozioni sono ciò che motiva tutte le nostre scelte importanti. Tomkins scriveva nel 1962, in un’epoca in cui le emozioni erano un tema completamente trascurato dalle scienze comportamentali, ed esagerava, perché sicuramente vi sono anche altre motivazioni; ma le emozioni sono importanti, estremamente importanti, nella nostra vita.
Le emozioni possono addirittura prevalere su ciò che gli psicologi, in maniera piuttosto semplicistica, hanno perlopiù identificato con le motivazioni fondamentali e più potenti delle nostre azioni: fame, sesso, istinto di sopravvivenza. Se ritiene che l’unico cibo a sua disposizione è disgustoso, una persona non mangerà: può arrivare a morire, e ciò anche se per altre persone quel medesimo cibo può essere accettabile. L’emozione ha la meglio persino sullo stimolo della fame! Quello sessuale poi è notoriamente sensibile all’interferenza delle emozioni: una persona può precludersi per sempre il contatto sessuale, o non riuscire mai a portare a termine l’atto, se intervengono la paura o il disgusto. L’emozione ha la meglio sull’impulso sessuale! E la disperazione può fagocitare persino la volontà di vivere, inducendo al suicidio: ed ecco che l’emozione ha la meglio anche sull’istinto di sopravvivenza!
Per farla semplice, l’uomo vuole essere felice, e perlopiù non vuole provare paura, rabbia, disgusto, tristezza o tormento, se non entro i confini protetti di un teatro o delle pagine di un libro. Tuttavia, come spiegherò poi, non potremmo vivere senza queste emozioni: il punto è dunque come conviverci meglio.
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