272 Pagg.
Collana: Resilienza
Argomenti: Resilienza, Psicologia, Ansia
Genere: Manualistica
ISBN: 978-88-89382-35-6
La resilienza, la capacità di adattarsi alle crisi e ai cambiamenti repentini della
vita, è diventata oggetto di studio scientifico. Perché alcuni sono più resilienti di
altri? Come si diventa resilienti?
Attraverso aneddoti ed esercizi, il Dottor Siebert ci presenta il sistema che lo ha
reso famoso e ricercatissimo da parte delle amministrazioni pubbliche e private
americane in tempo di crisi: il suo metodo in 5 passi per diventare resilienti a
qualsiasi età, risollevandovi meglio e più velocemente da qualsiasi difficoltà.
Imparerete a:
- continuare a stare bene e orientati al positivo nei momenti peggiori;
- rinforzare l’autostima, la fiducia in voi stessi e l’immagine che avete di voi;
- sviluppare le qualità specificamente riscontrate in individui resilienti;
- far vostro il talento di convertire incidenti e sventure in eventi positivi;
- migliorare le vostre capacità analitiche, creative e pratiche di risoluzione dei problemi.
Italiano
Se volete un assaggio...
CAPITOLO I
Prosperare nel mondo attuale
Come tutte le mattina, Cynthia Dailey-Hewkin si versò una bella tazza di caffè caldo, si sedette al tavolo della cucina e aprì il giornale. Il titolo che campeggiava sulla prima pagina la lasciò impietrita: la centrale nucleare di Trojan, dove lei lavorava, sarebbe stata chiusa. Lo choc fu tremendo. Il suo primo pensiero fu: «Oh no! E adesso come faccio?»
«La chiusura della centrale ha coinciso con un periodo particolarmente difficile della mia vita – racconta Cynthia. – Stavo divorziando dopo ventotto anni di matrimonio e mia madre era malata terminale di tumore al cervello. E ora perdevo anche il lavoro».
Come reagite voi a situazioni di estrema difficoltà? La gente reagisce alle avversità della vita in una grande varietà di modi. Alcuni esplodono a livello emozionale: danno in escandescenze, annaspano senza sapere che cosa fare, in preda a eccessi emotivi nei quali vorrebbero scaricare su chiunque li circondi la loro rabbia e frustrazione. C’è anche chi si abbandona a violenze fisiche.
Altri si comportano in modo opposto: implodono, entrando in uno stato di confusione e ottundimento. Si sentono così impotenti e travolti dagli eventi da non tentare neppure di affrontare la situazione.
Alcuni tendono a raffigurarsi come vittime, rimproverando agli altri di distruggere la loro vita. E, immersi in pensieri e sentimenti di grande infelicità, innescano una spirale negativa. «Non è giusto – è il loro tipico ritornello. – Guardate che cosa mi hanno fatto!»
Poi, come mostra la figura, c’è un terzo gruppo, quello formato dalle persone che superano la difficoltà contingente, si sintonizzano rapidamente sulla nuova realtà e affrontano immediatamente le sfide che questa pone. Costoro si rimettono prontamente in piedi e spesso innescano una spirale positiva, più forti e migliori di prima. Nel lavoro sanno trasformare quella che potrebbe rappresentare una grave battuta d’arresto nella carriera in un’opportunità per costruirsene un’altra ancora migliore.
Le persone dotate di alta resilienza sono flessibili, sanno adattarsi con prontezza a nuove situazioni e prosperano nel turbine del cambiamento. Anzi, ancora più importante: esse si aspettano di rimettersi rapidamente in piedi e sono pienamente fiduciose di farcela. Hanno il dono di far scaturire cose positive da circostanze che a molti altri appaiono un autentico colpo di sfortuna.
In passato, per imparare come diventare resilienti bisognava fare assegnamento soltanto sulla propria esperienza. Oggi invece, per la prima volta, la nuova scienza della psicologia della resilienza ci può indicare come acquisire rapidamente e facilmente la resilienza necessaria per muoverci a nostro agio nel mondo. Le ricerche sull’adattamento, l’ottimismo, la tenacia, la resistenza allo stress, la ripresa dopo un trauma, la creatività, l’intelligenza emotiva e la personalità del sopravvissuto hanno permesso di delinearne le principali caratteristiche della resilienza, e nelle pagine che seguiranno imparerete ad avvalervi di queste conoscenze recenti per sviluppare il vostro modo peculiare di essere resilienti.
Evitare la reazione vittimista
Quando incappano in qualche evento che sconvolge la loro vita, purtroppo molte persone cadono nel circolo vizioso del vittimismo e del biasimo. Costoro respingono ogni consiglio per far fronte all’accaduto e continuano a rifiutarsi di prendere qualsiasi iniziativa per superare le difficoltà anche quando la crisi è terminata. Rinserrarsi in questo schema mentale è come annodarsi una corda attorno alle caviglie e poi pretendere di fare una corsa. Il convincimento di essere una vittima ci priva di ogni speranza; addossare agli altri la colpa delle nostre avversità, inoltre, significa delegare anche la responsabilità di migliorare la nostra vita.
Biasimare gli altri perché ci hanno rovinato la vita ci preclude la possibilità di risollevarci. Dare la colpa dei nostri guai al capufficio, al “governo”, ai politici intrallazzatori, agli amministratori privi di intelligenza emotiva, agli “immigrati che ci rubano il lavoro”, ai finanzieri senza scrupoli, ai contribuenti o a qualsiasi altra persona o gruppo ci mantiene in una condizione di vittime prive di resilienza che induce sempre più all’inerzia.
Naturalmente quest’opinione è spesso corretta. Come ha osservato il consulente aziendale Gary Hamel, «il mondo sta diventando turbolento più rapidamente di quanto le organizzazioni diventino resilienti». Il caos del mondo attuale è superiore alla capacità di padroneggiarlo della maggior parte delle organizzazioni, e così alcuni dirigenti e amministratori le gestiscono in modi che soffocano la resilienza dei dipendenti. Nel mondo del lavoro i cambiamenti avvengono con tale frequenza che sono pochissimi i dipendenti con un mansionario realmente aggiornato. Non ci sono, inoltre, da gestire soltanto i cambiamenti frequenti e di grande portata: il morale subisce brutti colpi anche quando le amicizie tra colleghi vengono sconvolte da ristrutturazioni, ridimensionamenti e licenziamenti. È difficile mantenere l’orgoglio per il proprio lavoro quando dall’alto viene imposta la sostituzione di un sistema di lavoro che si è curato e sviluppato con nuovi metodi che non funzionano.
Quando gruppi di dipendenti si rivolgono a me con la lista delle sfide e delle difficoltà con cui devono misurarsi, spesso mi dicono che nell’atrio della loro azienda può anche campeggiare una dichiarazione di missione altisonante, ma dietro, nei loro uffici e stabilimenti, essi sono sottoposti a continue pressioni per produrre più cose, di migliore qualità e in minor tempo, con meno personale, in nuovi modi, servendosi di nuove tecnologie e metodi e con budget sempre più risicati… e intanto sono ossessionati dal rischio di perdere il lavoro. «Una volta, si faceva così quando c’era un picco di lavoro, oppure si saltava la pausa pranzo e ci si portava il lavoro a casa se si voleva ottenere una promozione – racconta un anziano dirigente di un ipermercato. – Ora, invece, vuol dire soltanto che forse si riuscirà a non perdere il lavoro per i prossimi tre mesi».
Lo choc di un licenziamento improvviso può essere devastante per persone che abbiano alle spalle una carriera brillante e nutrano l’aspettativa di ulteriori successi. Alcuni si sentono letteralmente annichiliti e cadono in lunghi periodi di depressione; altri possono accettare lavori molto meno pagati e vivere nell’amarezza per il torto che sentono di aver subito. Un ex direttore di stabilimento continuava a ripetere ai suoi superiori che non c’era bisogno di cambiare nulla nel “suo” impianto, poiché tutto funzionava a dovere e la fabbrica era redditizia. Quando venne licenziato perché si rifiutava di introdurre i cambiamenti decisi dall’alta direzione, non riuscì a farsene una ragione. Tre anni più tardi, ancora immerso nella rabbia e nell’amarezza, manteneva la famiglia facendo il tassista a Chicago, un lavoro che considerava al di sotto delle sue potenzialità.
Le emozioni negative come la paura, la rabbia, l’ansia, la tensione, l’impotenza e la disperazione riducono la capacità di risolvere i problemi con cui dobbiamo misurarci e indeboliscono la nostra resilienza. Le paure e le preoccupazioni costanti minano il sistema immunitario, accrescendo la vulnerabilità alle malattie. Prendere tranquillanti non è una buona soluzione nel lungo termine, come assumere alcol per dormire di notte e stimolanti per sentirsi pieni di energia di giorno.
La situazione è grave. Negli Stati Uniti, per esempio, una persona su sei fa uso regolare di tranquillanti. Secondo le stime della Food and Drug Administration, l’ente del ministero della Salute statunitense responsabile della sicurezza degli alimenti e dei farmaci, circa 1,5 milioni di adulti hanno sviluppato una dipendenza dai tranquillanti e coloro che abusano di questi farmaci sono ormai più numerosi dei veri e propri tossicodipendenti.
Un vantaggio significativo derivante dal potenziamento della resilienza è che, grazie alla miglior capacità di far fronte ai problemi e alle avversità, è meno probabile che si senta il bisogno di tranquillanti. Se l’organizzazione per cui lavorate comincia a traballare perché i dirigenti e gli amministratori non sanno gestire il cambiamento rapido, c’è modo di reggere la pressione e continuare a rispondere positivamente, senza attacchi d’ansia.
La risposta resiliente: non è facile, ma ne vale la pena
Essere resilienti significa sapersi risollevare da eventi della vita che a tutta prima possono farci sentire completamente travolti e annichiliti. Quando le persone resilienti si ritrovano con l’esistenza sconvolta sanno gestire i propri sentimenti ed emozioni senza lasciarsene sopraffare. Quando vengono colpite e atterrate non sono immuni dal dolore, dalla rabbia, dal senso di perdita e dal disorientamento, ma non lasciano che queste emozioni si impossessino permanentemente di loro. Anzi, spesso capita che non solo riescano a superare indenni il brutto momento, ma ne escano più forti di prima. Sono esempi viventi della famosa affermazione di Friedrich Nietzsche: «Ciò che non mi uccide mi rende più forte».
È questa la ragione per cui le persone resilienti sanno far fronte alle avversità più agevolmente delle altre. Esse sanno di poter ricostruire la propria vita sconvolta in nuovi modi più efficaci e la lotta per superare le difficoltà infonde loro nuovo vigore.
La resilienza è più importante che mai nel mondo attuale. La fase di caos e instabilità che stiamo attraversando non finirà presto, e per continuare a godere di una buona qualità di vita a livello sia personale sia familiare, occorre essere molto più resilienti di quanto fosse necessario in passato. Le persone dotate di queste capacità godono di un vantaggio significativo rispetto a chi si sente impotente o reagisce con atteggiamenti vittimistici. In questo mondo di cambiamento sconvolgente e ininterrotto:
le aziende con dipendenti altamente resilienti sono avvantaggiate rispetto ai loro concorrenti meno resilienti;
in caso di licenziamenti, un lavoratore resiliente e con svariate competenze ha più probabilità di conservare il posto;
quando gli aspiranti a un posto di lavoro sono molti, un candidato resiliente ha più probabilità di essere assunto;
quando un lavoratore possiede competenze diventate obsolete, se è resiliente sa trovare più rapidamente nuovi modi per produrre reddito;
nelle difficoltà economiche le persone resilienti offrono alle loro famiglie migliori opportunità di farcela e di risollevarsi;
le persone resilienti sono più efficaci nell’aiutare la loro comunità a superare le avversità;
la resilienza è una qualità chiave quando alle difficoltà materiali si aggiungono pericoli come la minaccia alla propria incolumità fisica o gli attentati terroristici;
una persona resiliente sa come volgere al meglio anche le situazioni più difficili;
è meno probabile che le persone resilienti cadano ammalate nei periodi di difficoltà.
La resilienza è una capacità essenziale in tutti i settori lavorativi (dalle grandi aziende alle piccole imprese, dagli enti pubblici ai servizi professionali e al lavoro autonomo), soprattutto durante i periodi di instabilità e incertezza. È importante rendersi conto che quando siamo colpiti da eventi sconvolgenti, non saremo mai più gli stessi. O riusciamo a farvi fronte o capitoliamo, o diventiamo migliori o finiamo per ripiegarci su noi stessi, ne usciamo più forti o più deboli.
Cynthia Dailey-Hewkin restò seduta con lo sguardo perso fuori della finestra, mentre metabolizzava la notizia scioccante della chiusura della centrale nucleare in cui lavorava.
Ero appena uscita da un matrimonio difficile durato ventotto anni per affrontare una vita da single con pochi soldi in tasca. Avevo traslocato da una bella casetta a un modesto appartamento in affitto, che odiavo. E da qualche settimana guardavo mia madre lentamente morire. A conti fatti, paragonata con quel che avevo passato e stavo passando, la perdita del lavoro non era neppure la cosa peggiore. Era solo una sfida ulteriore da aggiungere alla mia lista.
I suoi colleghi esternavano ansia, rabbia, costernazione e una valanga di altre emozioni e sentimenti. Lei li stava ad ascoltare e dispensava consigli su come far fronte alla situazione.
Cynthia evitava di autocommiserarsi, riandando piuttosto con il pensiero ai consigli ricevuti da un sacerdote quando aveva cercato aiuto per le difficoltà del suo matrimonio. «Mi disse di elencare sei cose che potevo fare, poi di sceglierne una e di farla». Anche ora si domandò: «Che cosa posso fare?» Delineò un piano sui modi per far fronte alla perdita del salario e definì le iniziative da intraprendere per mettersi alla ricerca di un nuovo lavoro. «Non mi sono mai sentita una vittima – spiega – né ho dato la colpa a qualcuno. Mi sono semplicemente detta: “È la vita”».
La chiusura della centrale nucleare, con i relativi licenziamenti, fu realizzata in fasi successive, lungo l’arco di parecchi mesi. A Cynthia fu detto che aveva davanti ancora otto mesi di lavoro prima del licenziamento. Provava compassione per i colleghi che si angustiavano per le difficoltà finanziarie che li attendevano e giunse a chiedersi che cosa avrebbe potuto fare per aiutarli. Così prosegue il suo racconto:
Mi piace scrivere, così contattai il responsabile della newsletter aziendale della centrale e gli proposi di scrivere una rubrica di consigli ai lettori sui trucchi per risparmiare nella vita quotidiana. Ne fu entusiasta e mi assegnò la rubrica “Risparmiare con Cynthia”. Come titolo non era il massimo dell’originalità, ma perlomeno era scritto a caratteri grandi e vistosi. I lettori la apprezzarono moltissimo.
In breve, Cynthia assunse, sia pure in modo del tutto informale, un ruolo di consulente del lavoro: «Scoprii di possedere la capacità di aiutare le persone a identificare le loro competenze migliori e a trovare nuove occupazioni».
Cynthia presentò numerose domande di lavoro, ma senza successo. Oggi ricorda di come fosse
molto preoccupata. Non appena la Portland General Electric, la società capogruppo, annunciava una ricerca di personale, si scatenava una feroce concorrenza tra noi colleghi alla centrale. Spesso i colloqui per i nuovi posti si svolgevano direttamente presso i nostri impianti e a volte si formavano lunghe file di lavoratori che si candidavano per lo stesso posto.
Nel frattempo, il suo darsi da fare per aiutare i colleghi in difficoltà e il suo atteggiamento positivo non passarono inosservati ai dirigenti della società capogruppo. Come lei stessa racconta,
mi convocarono e mi proposero un lavoro alle risorse umane. Mi sentivo al settimo cielo! Cominciai a lavorare al dipartimento il lunedì della settimana successiva a quella in cui si era chiuso il mio rapporto con la centrale di Trojan, senza perdere un solo giorno di lavoro e senza nessun arretramento in termini di trattamento: anzi, mi diedero un aumento di stipendio! Le cose andarono molto meglio di quanto avessi mai potuto immaginare.
Alcuni anni dopo Cynthia si risposò e, con il nuovo marito, si trasferì in un’altra città. Da allora ha cambiato molti lavori. Oggi svolge quello dei suoi sogni come consulente del lavoro in un’agenzia di collocamento per posizioni di alto livello che offre assistenza gratuita ai disoccupati. «Non fosse stato per il licenziamento alla centrale di Trojan – fa notare – tutto questo non sarebbe mai successo. Mi ha aperto le porte di un mondo per me totalmente nuovo».
È importante osservare che Cynthia dice di non essersi mai lasciata andare al vittimismo. La sua reazione, al contrario, è consistita nel concentrarsi sui modi per affrontare le varie sfide che le si ponevano e per aiutare i colleghi. Ha affrontato la situazione in modo congruente con il suo carattere e gli esiti si sono rivelati migliori di quanto mai avesse potuto sognare.
Imparare a essere resilienti
In passato, le persone dovevano trovare da sé i modi per sviluppare la propria resilienza. Oggi, invece, la nuova scienza della psicologia della resilienza ha identificato le doti caratteriali sulle quali far leva e i modi in cui praticamente chiunque può riuscire a svilupparle. Le indicazioni fornite in questo libro riguardano principalmente la resilienza nel mondo del lavoro, ma sono applicabili in generale a tutti gli aspetti della vita. Sviluppando le capacità e la forza per essere resilienti sul lavoro, infatti, vi ritroverete attrezzati anche per far fronte a eventuali difficoltà o sfide in qualsiasi altra area della vostra esistenza. La scoperta più ricca di potenzialità emersa dalle ricerche in psicologia della resilienza è quella che ci dice che ognuno di noi possiede una predisposizione innata a diventare resiliente ed efficace in condizioni di cambiamento. Nel libro è illustrato un piano d’azione individuale per lo sviluppo della resilienza che mostra come:
mantenere la calma quando si è sotto pressione, risollevarsi dalle battute d’arresto e non esaurire le proprie energie in queste azioni di resilienza;
migliorare le proprie capacità di risolvere i problemi mediante il ricorso a tre metodi diversi: analitico, creativo e pratico;
conservare un gioioso senso dell’umorismo, un atteggiamento ottimista e sentimenti positivi nelle circostanze difficili;
abbattere le barriere interiori alla resilienza rafforzando in modo sano i nostri molti “sé interiori” e superando la “sindrome del bravo bambino”;
vincere la tendenza al vittimismo e prendere le distanze dalle reazioni vittimistiche degli altri;
valorizzare le proprie doti complesse e contraddittorie, come l’altruismo egoista, il pessimismo ottimista e l’anticonformismo collaborativo;
sviluppare il proprio modo unico e specifico di essere resilienti, cercando di essere a un tempo autosufficienti e socialmente responsabili;
scoprire come il naturale desiderio di imparare sia ciò che rende la propria vita sempre migliore;
diventare abili nel far funzionare bene le cose per sé e per gli altri;
trasformare le avversità in buone opportunità;
padroneggiare l’arte della resilienza.
Questo libro non vi dirà che cosa fare o come agire o pensare: è tutta la vita che vi ossessionano con cose come queste. Le persone addestrate a pensare, sentire e agire secondo istruzioni prestabilite possono forse essere pronte ad affrontare difficoltà previste, ma non quelle impreviste o sconosciute. Costoro, diversamente dalle persone resilienti, temono il cambiamento e non sanno trovare prontamente la soluzione ai problemi in circostanze inattese. Gli individui resilienti sono quelli che decidono consapevolmente che in qualche modo faranno del proprio meglio per sopravvivere, far fronte alle circostanze e volgere la situazione a loro favore.
La nostra resilienza deriva da sforzi automotivati e autodiretti volti a sviluppare le capacità che ne stanno alla base. Vi sono persone che, dopo aver sentito o letto di metodi per diventare più resilienti, credono erroneamente che la chiave della resilienza stia nel metodo di volta in volta raccomandato. Così, seguono meccanicamente i vari passi suggeriti, persuasi che ci penserà la tecnica, da sola, a migliorare le cose; poi, quando si rendono conto che questo non avviene, danno la colpa all’inefficacia della tecnica. È come prendersela con l’apriscatole se non si è capaci di aprire una lattina.
Mentre scrivevo questo libro, ho ricevuto un’e-mail da una persona che mi esprimeva tutta la sua ansia e la sua rabbia per aver perso il lavoro. Alla fine della mia risposta le ho indicato il link a un mio articolo online, dal titolo “Come gestire gli aspetti emozionali della perdita e della ricerca del lavoro”. Questa la sua immediata risposta: «Ho letto quelle stupidaggini. Non mi sono servite a niente!»
Proprio come un apriscatole non apre le lattine da sé, leggere qualcosa a proposito delle capacità di resilienza non rende di per sé resilienti. La resilienza nasce dalla decisione di far proprie le abilità necessarie per risollevarsi dai colpi della malasorte e per far sì che le cose riprendano ad andare per il verso giusto. È la nostra determinazione a mettere a punto metodi per la resilienza efficaci per noi ciò che sancisce il nostro successo o fallimento.
Cinque livelli di resilienza e tre barriere da superare
Alcune persone sono resilienti come dote innata: come gli atleti naturali, dispongono di questa capacità fin dalla nascita. Tutti gli altri ne possiedono comunque il potenziale, che è possibile attivare e sviluppare per effetto di una scelta consapevole. Tutti siamo nati con la capacità di imparare come reggere sotto pressione, come adattarci rapidamente al cambiamento, risollevarci dalle batoste della vita e trovare i modi di volgere al meglio anche le situazioni più difficili.
Nel capitolo iii verrà sottolineata l’importanza della decisione di prendere il controllo di gran parte di ciò che ci capita nella vita e saranno elencati otto princìpi e convincimenti che influiscono sulla resilienza. Un principio importante, valido per chiunque intenda realmente accrescere la propria resilienza, è rendersi conto che noi esseri umani abbiamo la facoltà di apprendere nuove abilità a qualsiasi età.
Lo sviluppo dei punti di forza della resilienza, tuttavia, può richiedere il superamento e l’abbattimento di tre barriere che ostacolano chi:
è stato educato a “fare il bravo bambino”;
è eccessivamente conformista e persuaso che la propria vita sia controllata da forze esterne;
crede nel mito sociale dello “stress”.
Nei prossimi capitoli imparerete a sbarazzarvi di queste tre barriere alla resilienza.
Le fasi dello sviluppo delle capacità e dei punti di forza della resilienza si articolano gerarchicamente in cinque livelli, ciascuno dei quali parte dai risultati di quello inferiore e vi aggiunge qualcosa.
Il loro scopo è di realizzare quanto segue:
1. ottimizzare la salute e il benessere;
2. sviluppare buone capacità di risolvere i problemi;
3. sviluppare i “guardiani della soglia”;
4. sviluppare abilità di resilienza di alto livello;
5. portare alla luce il proprio talento di cogliere le opportunità.
Il primo livello mostra come mettere a punto e seguire un programma individuale per ottimizzare la propria salute ed energia sulla base di un piano d’azione semplice e pratico. Nel capitolo iv imparerete come avvalervi di quanto oggi si sa sulle interrelazioni emozionali e fisiche tra la mente e il corpo per liberarvi dei miti sullo stress. Tra le capacità di primo livello figura una competente gestione emozionale dei propri sentimenti durante periodi di forti cambiamenti e intensa pressione. Questo piano d’azione pratico, realistico e ampiamente collaudato è flessibile, in modo che ciascuno possa adattarlo alle proprie caratteristiche specifiche. Gli psicologi sanno, per esempio, che una persona introversa ha bisogno di trascorrere del tempo da sola per riprendersi da una condizione avversa, mentre un estroverso sente l’esigenza di parlare con gli altri.
Il secondo livello vi prepara a concentrarvi su qualcosa di esterno: dare soluzione a sfide problematiche. La ricerca psicologica indica che, in caso di difficoltà inattese, le risposte che si indirizzano anzitutto alla messa a fuoco del problema portano a sviluppare resilienza, mentre le reazioni emozionali violente, soprattutto se colorate di vittimismo, conducono all’impotenza. Nel capitolo v imparerete come rafforzare le vostre capacità di affrontare e risolvere i problemi servendovi di tre tipi di intelligenza umana: analitica, creativa e pratica.
Il terzo livello riguarda l’interiorità, e in particolare le tre dimensioni dell’interazione mente-corpo che determinano la resilienza: una forte autostima, la fiducia in se stessi e un’immagine positiva di sé basata su valori morali. Il capitolo vi spiega come questi tre “sé” essenziali interiori fungano da “guardiani” a salvaguardia delle vostre capacità superiori. Se sono deboli non potremo essere molto resilienti; se invece sono forti e vitali, avremo accesso a molti punti di forza della resilienza, che potremo poi sviluppare.
Le ricerche sulla resilienza indicano che per alcuni il principale ostacolo alla resilienza è l’educazione al conformismo e al cieco rispetto delle regole, quella che abbiamo definito come “sindrome del bravo bambino”. Come vedremo nei capitoli vi e vii, essere cresciuti in un ambiente di questo genere può inibire l’adozione di comportamenti in grado di favorire la resilienza quando il proprio mondo viene sconvolto. Nel vostro piano d’azione individuale imparerete come superare le barriere interiori alla resilienza sviluppando e rafforzando al massimo livello i tre “guardiani della soglia” che mantengono intatto il vostro potenziale di resilienza.
Al quarto livello si sviluppano le abilità e le competenze tipiche delle persone altamente resilienti. Il capitolo vii spiega come una genuina curiosità e un percorso di apprendimento cosciente e responsabile conducano ad acquisire questo tipo di capacità.
I nostri antenati conoscevano bene la forza della speranza. Il capitolo viii fornisce nuove indicazioni sull’ottimismo, sul pensiero positivo, sulle capacità di adattamento e sulla resilienza in grado di renderci altamente creativi nelle avversità.
A molti il capitolo ix risulterà un po’ ostico. Vi si spiega, infatti, come conquistare una profonda stabilità mentale ed emozionale sviluppando una personalità unica, complessa e flessibile. Le persone più resilienti raggiungono un livello di sviluppo che consente loro di attingere forza dal bilanciamento di diverse caratteristiche interiori. Per esempio, non sono socialmente conformisti, ma agiscono in modi socialmente responsabili.
Nel capitolo x scoprirete che il modo migliore per capire le persone altamente resilienti è quello di osservare quel che accade attorno a loro. In un ambiente di lavoro con mansionari obsoleti, costoro sono più efficaci di altri perché si sentono liberi di interagire con le esigenze che di volta in volta si presentano, e in modi che fan funzionare le cose bene per tutti. Ciò nondimeno lavorano meno duramente di altri, perché padroneggiano l’arte di lasciare che le cose vadano nel migliore dei modi.
Il quinto livello della resilienza è il più elevato di tutti. Le persone che lo hanno raggiunto si trovano in una posizione di grande vantaggio in un mondo in costante trasformazione. Non combattono i cambiamenti dirompenti perché accettano rapidamente le nuove realtà, sapendo che il corso dei grandi eventi che trasformano il mondo è inarrestabile. Così, si allineano prontamente alle nuove realtà e cercano di esercitare sugli eventi tutta l’influenza possibile per volgere le cose al meglio. Come vedremo nel capitolo xi, le persone altamente resilienti sanno cavalcare i cambiamenti sconvolgenti perché assumono una serie di atteggiamenti e di prospettive che permettono loro di essere coinvolti ma allo stesso tempo distaccati quando agiscono. La resilienza consente di allinearsi rapidamente alle nuove circostanze e di pilotare le energie turbinose che il cambiamento porta con sé verso esiti positivi. Una dote su cui far affidamento a questo livello è la cosiddetta “serendipità”, ossia l’abilità di volgere gli incidenti e le avversità inattesi in opportunità positive.
Molto si può imparare dalle vicende di sopravvissuti a sfide che abbiano richiesto estrema resilienza. Il capitolo xii illustra come alcune persone non solo riescano a superare circostanze da cui altri si fanno sopraffare, ma escano anche da quelle esperienze più forti e migliori. Il ciclista Lance Armstrong, per esempio, giunse a un passo dalla morte a causa di un cancro che gli aveva invaso molti organi. Ha dovuto sottoporsi a numerosi interventi chirurgici e alla chemioterapia, ma è sopravvissuto alla malattia ed è ritornato all’attività agonistica, vincendo il Tour de France per ben sette anni consecutivi. Nelle interviste ha più volte dichiarato: «Se dovessi scegliere fra essere colpito dal cancro ai testicoli e vincere il Tour de France, sceglierei il primo, perché la malattia mi ha suonato la sveglia». Il cancro gli ha lasciato profonde cicatrici sia fisiche sia emozionali, «ma è stato un dono inatteso». Armstrong spiega che il duro percorso della guarigione lo ha profondamente cambiato: «Mi ha aperto gli occhi sull’importanza di apprezzare pienamente il dono della salute, degli affetti familiari e degli amici sinceri».
Sono tre gli elementi che portano all’efficacia personale: sapere che cosa deve essere fatto, sapere come va fatto e sentirsi motivati a farlo. Alla fine di ogni capitolo troverete la rubrica “Attività per lo sviluppo della resilienza”, con proposte di attività volte ad accelerare e approfondire lo sviluppo della vostra resilienza affiancate dalla redazione di un diario, nel quale annotare quanto avete imparato, e dalla discussione con altri dei progressi realizzati.
I cinque livelli di resilienza descritti in questo libro vi forniscono un sistema esauriente e personalizzato per risollevarvi più rapidamente e facilmente dalle avversità e per assaporare fino in fondo una vita più lunga, sana e piacevole. Il programma spiega come avvalersi delle conoscenze della nuova scienza della psicologia della resilienza per apprendere l’arte di essere resilienti e come trarre il massimo dall’allineamento della mente, degli atteggiamenti e delle azioni all’incontrovertibile fatto che il mondo in cui viviamo è un luogo vibrante e dinamico, ove il cambiamento è incessante.
Essere pieni di fiducia in se stessi, sempre all’altezza dei cambiamenti, ottimisti e capaci di far andare le cose per il verso giusto offre un vantaggio non indifferente: si è totalmente in grado di padroneggiare il processo di incessante cambiamento che investe la nostra vita. Come emerge dal capitolo xiii, sembra che le pressioni del cambiamento continuo e dirompente stiano dando luogo a una transizione dell’umanità verso un nuovo modo d’essere. La nostra possibilità di far fronte brillantemente e reiteratamente a questa situazione nasce dalla capacità di lasciare che la nostra mente, i nostri atteggiamenti, sentimenti, valori, competenze e la nostra personalità, unica e originale, si adattino con flessibilità a ogni situazione, in modo pienamente consapevole e ben mirato.
L’arte della resilienza vi offre un importante vantaggio nell’affrontare il mondo attuale. Quello che vi apprestate a imparare si rivelerà tanto più utile se, nel predisporre il piano per sviluppare il vostro modo personale di essere resilienti, non vi limiterete a quel che leggerete nel libro, ma sarete coscienti del fatto che, nella scuola della vita, la responsabilità è di chi impara, non del maestro.
Prima di procedere sulla via della resilienza, tuttavia, è utile effettuare un’autovalutazione in proposito: è il compito che vi attende nel capitolo ii (“Quanto sono resiliente?”), che vi fornirà una panoramica delle più importanti capacità di resilienza e vi darà un’indicazione del grado di efficacia con cui ve ne avvalete al presente.
Attività per lo sviluppo della resilienza
1. Quali differenze avete osservato tra persone altamente resilienti e persone non particolarmente resilienti? Elencatele in due colonne separate.
2. Ciò che si fa con grande capacità e competenza può essere definito in termini di “arte”. Su argomenti come L’arte della felicità, L’arte della leadership, L’arte della conversazione, persino L’arte della guerra sono stati versati fiumi d’inchiostro. Che cos’è, per voi, un’arte? Che cosa pensate a proposito dell’“arte della resilienza”? Vi attrae l’idea di imparare la resilienza come “un’arte”? Perché?
3. I capitoli che seguono trattano ciascuno di una fondamentale capacità di resilienza. Scorrendone i titoli nell’indice all’inizio del volume, siete già in grado di individuare di quali capacità si tratta?
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