Copertina a 4 colori, plastificata
160 Pagg.
Collana: Energie
Argomenti: Sogno, Legge di attrazione
Genere: Manualistica
ISBN: 978-88-89382-57-8
Ciascuno nasce con il suo disegno di vita e i mezzi per realizzarlo, esprimendo con entusiasmo e passione i talenti di cui è dotato e mettendoli al servizio degli altri: questa è la nostra missione personale.
A volte però l’orizzonte è confuso ed è difficile individuarla (per non parlare dei nostri talenti, di cui percepiamo una minima parte)… Ma la vita è doppiamente generosa quanto ai segni in tal senso: i segni diurni e i sogni notturni ci permettono di dissipare la nebbia. Se allo stato di veglia di solito usiamo il 10% delle nostre potenzialità mentali, di notte l’altro 90% è disponibile. Perché non servirsene?
In questo libro ci viene insegnato un facile metodo per indurre sogni d’ogni genere: premonitori, informativi, sogni inchiesta, telepatici, temporali, spirituali, di guarigione… e ad interpretarli non secondo un’astrusa cabala uguale per tutti ma secondo una griglia di riferimenti personali che l’Autrice ci spiega come usare.
Una volta riconosciuta la missione personale, segni e sogni premonitori ci avviseranno se imbocchiamo una strada sbagliata rispetto alla meta che ci siamo prefissi, prevenendo le inutili deviazioni di percorso.
Nicole Gratton, autrice di una dozzina di libri tra cui L’arte di sognare, è laureata in medicina nucleare. È una delle massime esperte canadesi di gestione
del sonno e del sogno, nota sia a livello universitario che divulgativo.
Italiano
Se volete un assaggio...
CAPITOLO 1
Fare il bilancio della propria
situazione attuale
La quotidianità diventa più appassionante quando c’è un compito da svolgere: portarlo a termine arricchisce di senso la nostra vita a breve o a lungo termine, e ci sintonizza con la nostra missione personale.
Tutti ne abbiamo una nella vita: tutti possiamo dare il nostro contributo che, grande o piccolo che sia, modesto o grandioso, semplice o complesso, risulterà sempre importante. Che si tratti di aiutare una persona sola, di incoraggiare un congiunto, o, all’interno di un gruppo di lavoro, dare una mano ai colleghi, oppure partecipare a un progetto collettivo sviluppato da una comunità, ciascuno di noi può trovare una sua ragion d’essere, o anche parecchie.
Noi siamo un’anima incarnata in un corpo fisico, la quale si è scelta un progetto di vita per compiere il proprio destino. Prima di ogni incarnazione, e secondo il grado di maturità e saggezza raggiunto attraverso le esperienze precedenti, ci vengono proposte delle scelte. Un’anima giovane, con poca esperienza, può farsi guidare verso possibilità adatte alla sua mancanza di maturità. Qualcuno più saggio, che abbia acquisito determinate conoscenze delle leggi universali, può scegliere egli stesso la propria vita.
Così, venendo a proseguire il suo sviluppo personale, l’anima incarnata accetta una missione personale. Il ruolo che le è assegnato si unisce alla legge di causa-effetto, chiamata karma, al fine di favorire le circostanze ideali per il suo sbocciare.
La trama karmica dipende dal principio di giusta retribuzione, la legge universale secondo la quale ciascuno raccoglie adesso ciò che ha seminato in passato. Ogni azione genera una reazione che ritorna al mittente, così, pur raccogliendo nel presente gli effetti di antiche cause, abbiamo anche la libertà di spargere ora i semi di cui raccoglieremo il frutto in futuro. La legge del karma è una legge educativa che favorisce la responsabilizzazione: riceviamo oggi i frutti delle nostre azioni di ieri, e siamo gli unici responsabili di ciò che abbiamo seminato. La vita d’altronde si occupa di insegnarcelo nel corso di preziose esperienze, sia piacevoli che dolorose.
Il compimento della missione personale, inoltre, permette di rendere il soggiorno terreno più felice, oltre che utile; possiamo attribuire questa felicità al nostro disegno di vita, che si costruisce a partire dai nostri talenti, dai nostri gusti e dalle nostre preferenze personali. Venendo sulla Terra a pagare i nostri debiti karmici, ne approfittiamo per usare i doni attuali e il nostro potenziale creativo.
È trovando la nostra ragion d’essere che accediamo al nostro vero potere diventando la “causa”, il che risveglia in noi la gioia interiore che ci spinge all’azione. Se, invece, ignoriamo lo scopo della nostra esistenza quaggiù, rischiamo di rimanere impotenti e di essere solo l’“effetto”, il che crea un malessere più o meno grande, a seconda degli individui. Essere la “causa” implica fare delle scelte e accettarne le conseguenze, mentre essere l’“effetto” provoca un senso d’impotenza.
Nella nostra umana consapevolezza, a volte possiamo avere l’impressione di essere più un effetto delle circostanze esterne che la causa di una scelta interiore, e quando tutto sembra difficile ci sentiamo vittime di situazioni incontrollabili. Eppure, i grandi saggi di tutte le epoche ci insegnano che siamo i creatori del nostro destino, perché ogni pensiero, ogni parola e ogni azione provocano una reazione di cui occorre assumersi le conseguenze. A poco a poco ne prendiamo coscienza, e l’esperienza ci indirizza verso un grado di saggezza sempre più grande. Siamo noi stessi a creare le circostanze che ci portano alle nostre mete spirituali.
E poi c’è quella voce interiore chiamata intuizione che ci guida passo passo verso la realizzazione dei nostri obiettivi individuali e che, passando per le conquiste materiali, le vittorie emozionali e i successi intellettuali, ci riporta continuamente all’essenziale: conoscere in primo luogo se stessi per riconoscere in seguito il nostro potenziale illimitato e metterlo al servizio degli altri. Ogni esperienza regala alla nostra anima perle di saggezza e ci infonde una maggior capacità d’amare. Basta semplicemente riconoscere le preziose lezioni che ci portano a poco a poco a una crescente realizzazione e a una maggiore padronanza della nostra vita.
Siamo più vittime delle circostanze esterne che creatori del nostro destino? La vita ci rende più schiavi che padroni? Subiamo forse gli eventi con un senso di impotenza o tentiamo di migliorarli con una sensazione di potere? Perché alcune persone sono straripanti di vitalità e di creatività malgrado le incognite della vita di ogni giorno, mentre altre, a parità di circostanze, si arenano nella depressione?
La vita quotidiana talvolta ci impone realtà difficili di cui diventiamo l’effetto se non reagiamo con l’atteggiamento giusto. Prendiamo ad esempio due persone che abbiano perso il lavoro in seguito a una ristrutturazione dell’azienda per cui lavorano. Anche se i due dipendenti vivono la stessa dolorosa situazione, ciascuno di loro reagisce secondo la propria percezione della realtà.
Il primo, più pessimista per natura, è completamente distrutto dalla notizia, e si scoraggia di fronte a questa realtà catastrofica: si sente vittima della cattiva gestione aziendale e la sua impotenza provoca in lui una grande collera interiore, alimentata dal risentimento nei confronti del suo datore di lavoro; ciò gli impedisce di vedere future alternative all’attuale disgrazia.
Il suo collega invece, dal temperamento più positivo, è cosciente di non poter cambiare questa dolorosa e inevitabile realtà. Si rende conto tuttavia di poter gestire il suo temporaneo sconforto. In realtà, dato che non può assolutamente cambiare la situazione, perché non ne ha il controllo ed essa è completamente indipendente dalla sua volontà, tenta di vederla come un’occasione di rinnovamento, constatando che quel tipo di lavoro non lo rendeva felice.
Tutto sommato, fin dall’inizio, era la sicurezza finanziaria che lo tratteneva in quell’azienda, malgrado il fastidio che provava a vivere in quell’ambiente. È fiducioso nel futuro, perché sua madre gli ha ripetuto spesso che «tutto ciò che ci capita è per il nostro bene». Questa credenza, che ha sempre accettato, lo salva dallo scoraggiamento e dà luogo a un senso di speranza. Ora sente di avere la possibilità di creare nuove condizioni per migliorare la sua vita. Non sa ancora come, ma ha fiducia nella sua buona stella. Dopo un periodo di riflessione, comincia a prendere provvedimenti e ad agire per migliorare il proprio destino.
Generalmente, l’atteggiamento della persona media si colloca tra questi due estremi. Scombussolati da situazioni che ci piombano addosso inaspettate, sentendoci per metà vittime e per metà creatori, proviamo collera unita a un filo di speranza, il tutto avvolto in una temporanea frustrazione.
Possiamo valutare il nostro atteggiamento nei confronti della vita e delle sorprese che essa ci riserva, buone o cattive che siano, osservando le nostre reazioni nella vita quotidiana. Siamo l’effetto o la causa? Siamo costretti a reagire senza possibilità di scelta, oppure essendo in grado di adottare un atteggiamento che allevierà l’esperienza difficile? Oscilliamo tra due tendenze della nostra personalità: a volte siamo pessimisti e vittime, altre, invece, siamo fiduciosi e creativi. Sono in gioco due forze opposte: quella della coscienza umana, che è vulnerabile, e quella della coscienza divina, che è invincibile.
Nella nostra coscienza umana (la parte di noi che reagisce), siamo un effetto delle circostanze, degli altri e della vita in generale; nella nostra coscienza divina (la parte che agisce), siamo noi i creatori degli eventi, degli atteggiamenti e delle scelte che abbiamo di fronte. La coscienza umana è limitata e soggetta ai condizionamenti esterni, fra cui l’educazione familiare e l’influenza della società, mentre la coscienza spirituale è illimitata e dipende da tante prese di coscienza quotidiane. Siamo più o meno causa o effetto, creatori o vittime, in base alla nostra cultura, alle nostre credenze e alla nostra capacità di ascolto interiore.
Diventando sempre più creatori degli eventi invece che vittime delle circostanze, sperimentiamo la gioia d’essere al mondo; per valutare quanto siamo accessibili alla felicità possiamo porci le seguenti domande: «La vita è una serie infinita di bisogni che non verranno mai completamente soddisfatti? Sarò felice quando avrò ottenuto la promozione che desidero? Starò bene con me stesso quando avrò raggiunto il tal peso? Sarò soddisfatto quando mi sarò messo in proprio?» A volte ci sembra che la felicità sia irraggiungibile: un desiderio soddisfatto ne trascina con sé un altro ancora più grande, a un obiettivo raggiunto ne segue uno ancora più ambizioso, e una sfida accettata ne provoca un’altra ancora più temeraria. È possibile interrompere questa reazione a catena di desideri inappagati?
Certamente: scoprendo un altro livello di realizzazione, constatando che i piaceri effimeri dovuti all’appagamento dei desideri lasciano il posto, poco alla volta, alle gioie più stabili dovute al senso di realizzazione. «Le mie azioni, oggi, hanno forse contribuito a cambiare qualcosa nella realtà che mi circonda?» In certi momenti si tratta di piccoli gesti che passano inosservati, in altri invece compiamo grandi azioni che influenzano in maniera più evidente chi ci sta accanto. Il dono di un sorriso, una parola di incoraggiamento, un abbraccio caloroso sembrano cose piccolissime, eppure sono preziose. Lasciano un’impronta decisiva in chi li riceve.
Compiere la propria missione personale è come dare una mano all’Universo nel suo processo evolutivo. Amando ciò che facciamo, sul lavoro, nel tempo libero, o nell’ambito delle nostre responsabilità familiari, contribuiamo a migliorare ciò che ci circonda. Jean Giono, in L’uomo che piantava gli alberi, racconta di un uomo solitario che trasforma una regione desertica e disabitata in un luogo accogliente e fertile con il semplice gesto di deporre nell’arida terra dieci ghiande al giorno: così facendo, crescerà una foresta che proteggerà centinaia di persone, migliorandone la vita.
Viviamo in un’epoca in cui si cambia spesso lavoro: a volte la cosa è voluta e ci si licenzia, a volte si è licenziati per esigenze di bilancio e riduzioni del personale. Le circostanze ci fanno allora piombare in una condizione totalmente nuova e più o meno desiderata, di fronte a due possibilità: o la vittima che è in noi subisce questo cambiamento, oppure si risveglia la nostra parte creativa che ne approfitta per esplorare nuovi e promettenti percorsi.
Nel caso di alcune persone, lo sconforto è dovuto al mantenimento dello status quo: al fatto cioè di dover rimanere in un ambiente di lavoro pesante ed estenuante perché al di sotto delle loro capacità o delle loro competenze; per altre, l’ambiente è difficile e stancante a causa dei conflitti e dei problemi interni; in entrambi i casi queste persone sono di fronte a scelte importanti: subire o agire.
C’è allora che si attiene a un atteggiamento passivo, costringendosi a sopportare una situazione sgradevole che non corrisponde più alle sue attuali aspettative. Ciononostante, tutti quanti hanno la possibilità di prendere provvedimenti, e di affrontare coraggiosamente l’ignoto che potrebbe riservare grandi gioie e molte soddisfazioni. La scelta è tra la sicurezza data da ciò che si conosce, con la certezza di stufarsi, e l’incertezza, che può però riservare una felicità più grande.
Prendendo coscienza del fatto che noi tutti abbiamo una missione personale, possiamo usare le nostre energie per cercare di scoprirla e di compierla: vivere la propria missione personale significa essere felici qui e ora, assumendo con gioia le molte responsabilità che la vita ci regala per conoscerci meglio e crescere in consapevolezza, sapendo che possiamo dare il nostro contributo all’umanità attraverso un semplice gesto di sostegno, una parola di speranza o un delicato pensiero di fiducia.
Piccole iniziative come queste hanno buone probabilità di provocare, in seguito, una scintilla di gioia che accende un fuoco di passione. Il piacere che provavo nel lavorare sui miei sogni, nello scriverli, nel rileggerli e nel cercare di comprenderli, col tempo si è trasformato nella passione di condividere con altri la mia esperienza attraverso libri, conferenze e seminari. E quando oggi posso restituire al sogno il posto d’onore che gli compete nella vita della gente, sento con gioia che questo è il mio contributo al loro benessere.
La ricerca della propria missione personale è una via solitaria che si percorre esercitando un impatto sulla collettività. Quando, nelle nostre esperienze quotidiane, siamo infelici, gli altri ne subiscono le conseguenze: l’atmosfera è tesa, la comunicazione difficile e le relazioni dolorose. Invece, quando siamo felici, siamo d’ispirazione e di stimolo agli amici, ai parenti e ai colleghi; il nostro buon umore crea un effetto boomerang che ci dà forza, in seguito, nelle nostre azioni e nei nostri stati d’animo.
Per valutare a che punto siamo riguardo alla nostra missione, possiamo misurare il nostro grado di soddisfazione nella vita di tutti i giorni.
Il grado di soddisfazione
La seguente domanda ci permette di stabilire il nostro grado di soddisfazione:
«Se in questo momento avessi tutto il denaro che mi occorre per provvedere alle mie necessità, continuerei a fare ciò che sto facendo?»
Se la risposta è sì, possiamo affermare che stiamo svolgendo la nostra missione di vita e che tutto procede per il meglio. Malgrado gli occasionali errori di percorso e le inevitabili insidie quotidiane, stiamo avanzando verso il compimento della missione. Stiamo rispettando il nostro disegno di vita, il che ci rende completamente paghi.
Se la risposta è no, le cause possono essere tre. La prima ha a volte a che fare con una mancanza d’informazione: «Non sapevo che si potesse essere felici svolgendo il proprio lavoro». Per alcuni, infatti, il lavoro è solo un mezzo di sostentamento in cui è normale averne abbastanza, faticare o arrabbiarsi. Tale realtà diventa allora accettabile, come per una persona che abbia un sassolino nella scarpa e sopporti il male credendo che la scarpa sia fatta così.
La risposta negativa può essere dovuta inoltre ad un rinvio: «So qual è la mia missione, e un giorno la compirò». È solo questione di tempo: stanno per verificarsi le circostanze adatte, e si avvicina il momento di entrare in azione. Sia di giorno che di notte possiamo scoprire degli indizi che ci faranno da guida. La certezza interiore e i sogni di speranza ci danno allora la forza di pazientare.
La paura o l’inazione possono talvolta portare a una risposta del tipo: «So qual è la mia missione, ma non ho il tempo, i soldi o le capacità per compierla». Talvolta questi ostacoli sono solo dei pretesti per evitare i cambiamenti necessari alla realizzazione della propria missione. In queste condizioni, sarà significativo il persistere di un malessere interiore unito a sogni di ammonimento, ed è necessario disinnescare la passività che sabota il nostro potere d’azione. Alcuni sogni di avvertimento ci mettono allora in guardia contro le conseguenze nefaste del rimandare al futuro le azioni da compiere immediatamente.
La risposta negativa può essere causata infine da una presa di coscienza: «Non ho ancora trovato la mia missione». Dei segni diurni e dei sogni informativi notturni ci permetteranno allora di scoprire la nostra vocazione, svelandoci il nostro disegno di vita. Per intraprendere questa preziosa ricerca saranno necessarie speranza e perseveranza.
Se la colonna “MOLTA” è la più piena, nell’insieme la vostra vita vi soddisfa e la vostra missione personale s’inserisce probabilmente nelle azioni quotidiane. Anche se alcuni ambiti richiedono d’essere migliorati, siete abbastanza gioiosi da sorridere alla vita.
Se prevale la colonna “DISCRETA”, regna in voi una certa insoddisfazione senza tuttavia creare un malessere profondo: vi accontentate di ciò che avete, senza traboccare di entusiasmo. Sarebbe auspicabile apportare alcuni cambiamenti per vivere più intensamente la vita di tutti i giorni.
Se invece prevale la colonna “POCA”, vi esorto a lavorare su
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