Copertina a 4 colori, plastificata
112 Pagg.
Collana: Racconti iniziatici
Argomenti: Legge di attrazione, Trasformazione, Percorsi iniziatici
Genere: Narrativa
ISBN: 978-88-89382-75-2
John ha bisogno di una pausa da una vita fatta di lavoro frenetico e aspettative altrui, così si prende una vacanza e salta in macchina verso il tanto agognato relax. Ma basta una deviazione incauta perché d’improvviso si ritrovi a vagare lungo un’autostrada circondata dal nulla più assoluto, in una direzione imprecisata. Lungo la strada, un solo luogo per fermarsi a mangiare un boccone: un piccolo bar dall’aria curiosa e dal nome ancor più bizzarro: “The Why Café”, “Il Caffé dei Perché”.
Fra assurdi menù che fra le pietanze propongono domande esistenziali, cameriere che sembrano leggere nel pensiero e la colazione più buona del mondo, John scopre di trovarsi in un luogo che può cambiarti la vita... se sai fare le domande giuste.
Dopo avere studiato per anni per diventare pilota ed avere perso l’abilitazione per un insospettato problema cardiaco, John P. Strelecky ha imparato a guardare alla vita con uno spirito nuovo che gli ha consentito di trovare rapidamente la sua vera strada. Questo libro, il primo che ha scritto e anche quello che lo ha reso famoso, è la summa, romanzata ma non troppo, di questo cambiamento di prospettiva. Inizialmente pubblicato in proprio dall’autore, ha venduto 10.000 copie prima ancora di trovare un editore; dopodiché è diventato un best seller negli Stati Uniti e in Francia.
Italiano
Se volete un assaggio...
PREFAZIONE
A volte, quando meno te l’aspetti, ma magari proprio quando ne hai più bisogno, ti ritrovi in un posto nuovo, con persone nuove, e impari nuove cose. È quello che successe a me, una notte, lungo una strada buia e deserta. Ripensandoci ora, la mia situazione di quel momento simboleggiava bene quella più generale della mia vita all’epoca: così come mi ero smarrito su quella strada, mi sentivo smarrito anche nella vita, incerto su dove stessi andando o sul perché stessi procedendo in quella direzione.
Mi ero preso una settimana di vacanza, con l’obiettivo di staccare da tutto ciò che riguardava il mio lavoro. Non che facessi un mestiere orribile: certo, per certi aspetti era frustrante, ma più che altro mi ritrovavo ogni giorno a chiedermi se la vita non dovesse consistere in qualcosa di più che tapparsi dodici ore al giorno in un buco di ufficio, dandosi da fare per ottenere una promozione che probabilmente avrebbe significato trascorrere dalle dodici alle quattordici ore al giorno in un ufficio più grande.
Alle superiori mi ero preparato per l’università, all’università mi ero preparato per il mondo del lavoro, e, da quando avevo iniziato a lavorare, avevo cercato di fare carriera come dipendente dell’azienda di cui ancora facevo parte. E ora mi chiedevo se le persone che mi avevano guidato lungo questo percorso non mi avessero semplicemente ripetuto ciò che a loro volta si erano sentite dire un tempo da qualcun altro.
Non che fossero propriamente cattivi consigli, solo che non erano nemmeno particolarmente appaganti. Mi sentivo come se stessi svendendo la mia vita per denaro, e non mi sembrava uno scambio molto vantaggioso.
Mi trovavo in questo stato di confusione mentale quando incappai in “The Why Café”.
Le persone a cui ho raccontato questa storia hanno usato espressioni come “mistico”, o “ai confini della realtà”, in riferimento a un vecchio programma televisivo in cui spesso i protagonisti si trovavano in situazioni apparentemente normali ma che non sempre, poi, si confermavano tali. Talvolta, per un attimo, mi capita di chiedermi se la mia esperienza sia stata davvero reale: quand’è così, apro il cassetto della mia scrivania di casa e leggo la scritta in cima al menù che mi ha dato Casey, e ciò mi ricorda quanto reale sia stato tutto quanto.
Non ho mai cercato di ricostruire la strada che avevo fatto e di ritrovare il caffè. Una piccola parte di me ama credere che, sebbene tutti gli eventi di quella sera siano accaduti veramente, anche se riuscissi a rintracciare il luogo esatto in cui sorgeva il locale non ce lo troverei più, e che l’unica ragione per cui invece l’ho trovato quella notte sia stato che allora ne avevo veramente bisogno, e che solo a questo si sia dovuta la sua esistenza.
Forse un giorno cercherò di ritornarci, o magari una notte semplicemente me lo troverò davanti. Allora entrerò, e dirò a Casey, a Mike e ad Anne, se ci sarà anche lei, quanto quella prima notte al caffè mi abbia cambiato la vita, quanto i pensieri e le scoperte a cui i hanno portato le loro domande siano andati oltre ogni mia previsione.
Chissà, magari quella notte la passerò parlando con qualcuno che si è perso a sua volta e che casualmente è entrato in “The Why Café”. Oppure scriverò un libro sulla mia esperienza, e sarà il mio contributo a ciò che quel luogo fa per gli altri.
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