Christine Longaker da più di trent’anni si occupa di temi legati alla morte e all’accompagnamento dei morenti maturando una grande esperienza che le ha permesso di aiutare malati terminali, familiari dei morenti, caregiver e operatori sanitari. Nonostante si tratti di un tema spesso considerato tabù, la morte può essere vissuta come un momento di grande speranza e pace. 



La pandemia da Covid-19 ci ha messo inaspettatamente davanti alla possibilità concreta di morire da un momento all’altro, scoprendoci impreparati e sprovveduti di fronte all’evento a cui, di fatto, siamo tutti destinati. Il tema della morte, soprattutto per alcune culture, è ancora un tabù e difficilmente viene accostata a parole di speranza e pace. Christine Longaker, autrice del libro Ogni tramonto è un’alba edito da Amrita Edizioni nella versione italiana, ha un’esperienza importante nell'accompagnamento dei morenti e nel tema della morte, maturata a partire dal 1976 quando, a 24 anni, ha dovuto affrontare la morte del marito colpito da una leucemia fulminante. Da allora ha progettato programmi di accompagnamento dei morenti alla Naropa University, ha diretto il Santa Cruz County Hospice, ha partecipato alla nascita di numerosi hospice in Germania, Francia e Svizzera e attraverso i suoi corsi e i suoi libri ha scelto di dedicare la sua vita a scoprire come alleviare con saggezza e compassione l’angoscia di chi si trova a confrontarsi con la malattia, la sofferenza, il lutto e la morte. Ha permesso di migliorare l’assistenza alle persone in fin di vita grazie anche alla presenza di operatori sanitari che riescono a comprendere i bisogni emotivi, spirituali dei morenti e dei loro familiari.


«Quando perdiamo qualcuno o quando noi stessi perdiamo la vita non siamo abituati a pensare che in realtà c’è una coscienza che rimane, che va oltre la morte - racconta Christine. Questo è quello che ci insegnano il buddismo e le principali pratiche spirituali che ci dicono che esiste una consapevolezza che va oltre la morte. Questo è uno dei motivi per cui possiamo associare anche il concetto di speranza alla morte. Siamo abituati a non pensarci o non volerci pensare. Non riusciamo spesso ad associare alla morte concetti come rifugio, pace, fiducia. E’ interessante esplorare la dimensione spirituale di questa fase perché racchiude opportunità meravigliose come quella di venire a contatto con la parte più pura, con l’essenza di noi, o della persona che sta morendo. Questa parte contattata si irradia sull’ambiente quindi benedice anche le persone intorno che lo sentono e sono persone che spesso stanno attraversando il lutto, la perdita di questa persona».


La preparazione spirituale alla morte non riguarda quindi solo chi si trova in una situazione terminale, ma anche per chi vive una situazione di malattia e incertezza che può imparare a trovare un senso di rifugio e fiducia nello stare in questo stato di non sapere. E non bisogna per forza essere credenti. Christine parla di quattro compiti del vivere e del morire come risorse necessarie per affrontare coscientemente il proprio dolore: 1) guarire le relazioni, cercare una connessione e lasciare andare; 2) comprendere e trasformare la sofferenza; 3) preparazione spirituale alla morte; 4) trovare il senso della vita o un senso alla vita.


Il libro racconta esempi vissuti da Christine o dalle persone che hanno partecipato ai suoi seminari nell’arco degli ultimi 17 anni. Nella versione appena pubblicata in italiano l’autrice ha aggiunto nuove argomentazioni utili anche ai caregiver, agli operatori, al personale che lavora in ambienti in cui si è in stretto contatto con la morte. «E’ fondamentale che sviluppino una presenza compassionevole senza ‘affondare’ nella sofferenza dell’altro, che accompagnino il morente nel vedere e nel risolvere la loro principale lotta o fatica, offrendo loro sostegno spirituale nella forma in cui la persona lo desidera o concepisce. Non esiste la maniera giusta che vale per tutti. L’idea è rispettare e ascoltare cosa si desidera e di cosa ha bisogno quella persona per affrontare eventuali ostacoli nel sentire una pace, oltre ai migliori farmaci per alleviare dolori. Ho una storia esemplificativa al riguardo. Ad un uomo, di fede cristiana molto devoto, fu chiesto cosa desiderasse in quel momento per trovare la pace interiore. Rispose, sotto l’incredulità e la delusione della famiglia, di voler ascoltare la sua musica jazz preferita. Per me è un ottimo esempio di morte degna. Un esempio di come possiamo andarcene senza fatica, senza pressioni o aspettative, cosa vorremmo dire o volere».




Gli aneddoti e i racconti a disposizione nel libro sono tanti e permettono di comprendere come sia davvero possibile vivere diversamente questo momento e riconciliarsi anche con i propri cari trasferendo loro un senso di benessere, di amore e di perdono infinito. 

Christine ha messo a disposizione all’interno del suo sito internet una serie di meditazioni guidate, nelle lingue dei Paesi in cui il libro è stato pubblicato, per aiutare chi sta morendo in situazioni di difficoltà, ansia, depressione, a seguito del Covid-19, chi resta e come guarire un rapporto con la persona che è già mancata.



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