Molto spesso la nostra attenzione è rivolta esclusivamente verso notizie negative che provocano ansia, frustrazione, rabbia e senso di impotenza, aumentando lo stress, abbassando le difese immunitarie, la memoria e le nostre capacità mentali. Come possiamo radicare una pace interiore nonostante le difficoltà intorno a noi?



Guerra in Ucraina, pandemia che non accenna ad arrestarsi, inflazione, costo della vita alle stelle. Tanta insicurezza e senso di impotenza dominano la nostra quotidianità stringendoci in una morsa di frustrazione, rabbia e paura del futuro. In queste circostanze non sempre è facile essere ottimisti, nel caso contrario si viene tacciati di superficialità o faciloneria rispetto a problemi più grandi di noi che non possiamo risolvere personalmente. Ma è davvero così? L’ottimismo non è sempre irrealistico, si può continuare comunque ad avere fiducia in sé stessi e nella possibilità di migliorare le situazioni che ci arrecano difficoltà e disagio. E se non ne siamo capaci, si può sempre imparare un modo per riuscirci. 

Rivolgere costantemente il nostro pensiero e la nostra attenzione ad argomenti “negativi” non porta a nulla di buono. Capita che la vita si inerpichi verso direzioni imprevedibili e non importa quanto ci impegniamo per controllarla. Succede talvolta che alcuni aspetti del proprio quotidiano non funzionino come vorremmo e che tutto avvenga nello stesso momento. Ci si convince che per essere di buon umore debba andare tutto bene, che tutto dipenda dagli altri, dalle scelte dei politici, dal mercato finanziario, dal contesto in generale tranne che da noi. Ci convinciamo che siano “gli altri” a toglierci il buon umore per lasciare spazio alla rabbia, alla paura, allo sconforto e alla frustrazione. Tutte queste convinzioni ci inducono a diventare, inconsapevolmente, bravi a rispondere a un certo tipo di input. Il nostro cervello tende sempre a ripercorrere le strade che già conosce e che sta già percorrendo, trovandole più facili e più brevi. Ciò che alleniamo, diventiamo. Più l’attenzione è rivolta al mondo esterno, che non riusciamo a controllare, più aumenta lo stress, si abbassano le difese immunitarie, la memoria e le nostre capacità mentali. In uno stato mentale si prendono decisioni sbagliate e si gestiscono male i rapporti interpersonali.

Anche la scienza lo dimostra. Occorre mantenere la calma e concentrarsi sugli aspetti positivi. È possibile sviluppare e radicare un senso di pace interiore nonostante le difficoltà che ci circondano? Sono tanti gli strumenti che si possono acquisire per potenziare e affrontare le situazioni più complesse in modo coraggioso e lucido. C’è un gran bisogno di lavorare attivamente per costruire la pace in tutte le sue sfaccettature. Se manca all’esterno, diventa indispensabile concentrarsi sulla propria pace interiore, quella su cui abbiamo il pieno controllo e che può portarci ad un’armonia più profonda con il resto del mondo. Coltivare la nostra pace interiore è un lavoro che passa per diversi livelli di consapevolezza, a partire da una presa di coscienza del proprio stato emotivo e della propria influenza sugli eventi che lo causano. Praticare la cura di sé può aiutare ad alleviare il disagio psicologico e l’ansia causati da eventi esterni e prevenire esiti psicologici negativi duraturi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la cura di sé come «la capacità degli individui, delle famiglie e delle comunità di promuovere la salute, prevenire le malattie, mantenere la salute e far fronte a malattie e disabilità con o senza il supporto di un operatore sanitario». Quando siamo in grado di prenderci cura di noi stessi siamo più forti, più resilienti e in grado di prenderci cura degli altri. La nostra pace interiore può influenzare la pace globale. 

Nel luglio 2006 un gruppo di persone che praticava regolarmente la meditazione trascendentale si è riunito presso la Maharishi University of Management di Fairfield, Iowa, per creare una comunità abbastanza grande da influenzare alcuni eventi negli Stati Uniti. Lo scopo era abbassare i livelli di criminalità attraverso la loro pratica di meditazione. Ad ispirarli era stato il maestro Maharishi Mahesh Yogi che nel 1960 sostenne che se l’1% della popolazione avesse praticato la tecnica della meditazione trascendentale avrebbe prodotto miglioramenti nella qualità di vita dell’intera popolazione. Nel 1976 questa teoria ebbe un riscontro scientifico, il fenomeno venne definito come Effetto Maharishi. Nel periodo 2007-2010, quando si era creato un gruppo sufficientemente ampio, l’analisi statistica aveva rilevato una diminuzione significativa sia del tasso nazionale di omicidi che del tasso di criminalità violenta urbana rispetto alle tendenze durante il periodo di riferimento 2002-2006.

Quello riportato è uno dei tanti esempi a dimostrazione del grande potere che le nostre azioni, per quanto piccole, possono avere nell’influenzare l’energia collettiva. La pace interiore è il primo fondamentale passo per raggiungere una pace più ampia e globale.

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