COME DISSE GIBRAN



Come tutte le mamme (e non solo) mi è capitato spesso di leggere frasi, citazioni o poesie che parlano di figli. Sia nei libri che in rete, troviamo una varietà enorme di scritti: fior di letterati (e non) hanno provato a descrivere il proprio punto di vista sul modo di vedere e vivere i propri figli. Ebbene, il testo per me più bello e significativo, quello che più condivido, è del poeta Kahlil Gibran.
Nel libro Il profeta, l'autore, nelle vesti di un profeta che deve lasciare una terra che lo ha amato e accolto per anni, risponde alle domande che la gente gli pone, e così facendo esprime il proprio pensiero su tantissimi temi: l’amore, il matrimonio, i doni, il lavoro, la gioia e il dolore e tanti altri ancora… Ed è proprio qui, quando parla dei figli, che mi lascia senza fiato, per la saggezza delle sue parole e la bellezza del suo immaginario, che rende noi genitori contemporaneamente un semplice tramite per dare la vita ma anche degli arcieri per saperla indirizzare; e il tutto senza costrizioni, vincoli o obblighi, ma semplicemente come conseguenza e implicazione naturale di questo complesso rapporto genitori/figli.
Il profeta sta qui parlando a una donna, una neo mamma, che gli ha chiesto di insegnarle la sua verità sui figli, e…

…Una donna che reggeva un bambino al seno domandò:
Parlaci dei figli.
Ed egli rispose:

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della fame che in se stessa ha la vita.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
E non vi appartengono benché abitiate insieme.
Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri,
Poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,
Poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare.
Cercherete di imitarli, ma non potrete farli simili a voi,
Poiché la vita procede e non s’attarda su ieri.
Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccati lontano.
L’arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con la forza vi tende, affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere;
Poiché, come ama il volo della freccia, così ama l’immobilità dell’arco.


Mi sono dilungata un po’ riportando il testo per intero, ma merita, merita troppo, e mi sorprendo da sola nel rendermi conto che ogni volta che lo leggo assimilo qualcosa in più. L’idea di poter essere custode di una vita, una vita non mia, mi fa sentire importante; l’idea di poterla aiutare a formarsi, di poter provare ad indirizzarla nel miglior modo possibile e mettere tutta la mia forza per aiutarla a trovare la sua strada, nella speranza che la conduca a ciò che cerca, a ciò che la può rendere felice, mi riempie di gioia. Ma ancora più importante è il concetto di amore incondizionato che esprime: Gibran ci dice che tutto ciò si fa non perché i figli ci appartengano o perché gli dobbiamo qualcosa, ma semplicemente perché sono i nostri figli… e, qualsiasi strada poi prendano, noi saremo lì ad aiutarli, sorreggerli e sospingerli, affinché riescano nei loro progetti di vita.

Marta Vismara