Di cosa parliamo quando parliamo?

Matteo Rizzato - di cosa stiamo parlando?Di cosa parliamo generalmente con le persone intorno a noi? Di cose, di persone, di noi stessi, di idee... Ogni scelta genera effetti, azioni e comportamenti differenti. Il problema è che spesso non siamo consapevoli di ciò e inneschiamo involontariamente una serie di dinamiche e incomprensioni a livello relazionale, professionale, politico. Abbiamo approfondito l'argomento con Matteo Rizzato, autore del nuovo libro Amrita Di cosa parliamo? I livelli dinamici di comunicazione.

Quando ho ricevuto il nuovo testo di Amrita Edizioni, il titolo mi ha in qualche modo “sfidato”. Di cosa parliamo? Non capivo se fosse un invito o una richiesta. «Già – mi sono chiesto – io che da anni scrivo, faccio video, tengo conferenze e studio comunicazione, alla fine... di cosa parlo?» Ho iniziato a leggere il testo di Matteo Rizzato e mi ha subito colpito la sua introduzione, in cui – a un certo punto – confessa di essersi reso conto di non aver avuto voglia, spesso, di ascoltare una persona intenta a raccontare i fatti o gli eventi più disparati. «Come mai accade? – si è domandato. – E quante volte sarà accaduto anche a chi ha ascoltato me?» Da qui l'idea di andare alla radice del problema, studiando quelli che poi ha definito i quattro livelli dinamici di comunicazione. Una prospettiva davvero innovativa che potrebbe aiutare le persone a migliorare la qualità della loro vita da molti punti di vista...

Ma partiamo dall'inizio e lasciamo la parola all'autore del libro. Matteo Rizzato è ricercatore (PhD) e docente, formatore da oltre dieci anni per aziende di livello internazionale sui temi dell'intelligenza emotiva e la comunicazione empatica. Già autore insieme a Davide Donelli di Io sono il tuo specchio e pubblicazioni scientifiche che si concentrano sull'empatia, le neuroscienze e la psicologia comportamentale, svolge da anni docenze in diverse università italiane.


Matteo, cosa ti ha portato a scrivere questo libro?

Come hai anticipato, mi sono reso conto che, a volte, mi è capitato di non aver voglia di ascoltare chi mi stava parlando. Sì, può succedere! Magari ti siedi a un tavolo con delle persone, oppure vai alla classica cena fra amici, e gli argomenti proprio non ti interessano. Non solo – mi sono detto – chissà quante volte sarà capitato a me di parlare ed essere poco interessante. Cos’è che ci rende accattivanti o meno quando comunichiamo? Questa domanda puoi traslarla anche a manager, leader, al rapporto tra genitori e figli: pensi che per tuo figlio, quello che dici, sia sempre interessante?
Questa riflessione mi ha portato a elaborare i “livelli dinamici di comunicazione”: il mio intento era migliorare la nostra efficacia comunicativa, aiutandoci a comprendere l'altro, noi stessi, il cosa e il come comunicare.


Parlaci di questi livelli.

Il modello dei livelli dinamici di comunicazione è la mappa dell’insieme delle informazioni che transita da noi verso gli altri, in un continuo sovrapporsi di argomentazioni, segnali caratteriali ed emotivi. Questo incessante viaggio di informazioni è dinamico, mutevole, e origina spesso cambiamenti comportamentali: saper riconoscere questi cambi di livello ci consente di focalizzare con precisione il piano comunicativo sul quale scegliere di collocarci, con effetti sulla qualità delle nostre relazioni, in ogni contesto, anche professionale e politico.

Sono quattro le tipologie di argomentazioni. Ti faccio un esempio: quando fai un viaggio cosa racconti di solito agli amici? Cos’hai visto, cos’hai fatto, eccetera. Questo è il primo livello dinamico. Al terzo livello, quello delle emozioni, ci potremmo chiedere “cosa hai provato?” e “cosa hai fatto provare agli altri?”, nonché “cosa gli altri hanno fatto provare a te?”; così come può essere interessante anche chiedersi come quel viaggio ti abbia trasformato, cosa ti ha dato e come ti sei evoluto tu come persona, che è un quarto livello dinamico.

Un altro esempio può riguardare il lavoro: in questo ambito, spesso discutiamo del contratto, dello stipendio, del fatturato, insomma rimaniamo al primo livello. Ma lo stesso argomento si può affrontare sotto molteplici punti di vista: il tuo lavoro ti sta rendendo una persona migliore? O tu stai rendendo migliori le persone che ti stanno vicine grazie al tuo lavoro?

E ancora: nelle relazioni di coppia, possiamo raccontare da quanto tempo stiamo insieme oppure decidere di confrontarci sul come ci comportiamo tra di noi, sulle emozioni che proviamo o ingeneriamo, sul contributo o meno che stiamo dando alla nostra crescita reciproca.

Ogni argomento, ogni aspetto della vita, quindi, può essere affrontato a tutti e quattro i livelli dinamici. In questo modo, otteniamo veri e propri strumenti utili a sviluppare nuove domande e nuove argomentazioni.


In che modo si relaziona questo lavoro con la virtualizzazione dei rapporti dovuta al web e ai social?

Nei social network ho riscontrato le stesse tipologie di comunicazione che si trovano nella realtà. Come con gli amici parli dei risultati sportivi, del gossip, di questa e di quella persona, così tendi a farlo nei social network che quindi sono uno spaccato abbastanza fedele della comunicazione reale. Purtroppo anche qui spesso non ci si chiede a che livello dinamico si stia comunicando.
Di cosa stai parlando nel tuo post? Sei sicuro che vuoi essere “identificato” da quella “cosa”, o da quella emozione?
Anche sui social, quindi, puoi scegliere il livello di comunicazione, e questo fa una grande differenza anche da un punto di vista professionale. Ci sono social che riflettono la tua immagine professionale e lavorativa e possono quindi amplificare quello che tu mostri di te con diffusione globale. Puoi scegliere cosa dire di te e come venire percepito attraverso un corretto utilizzo dei livelli dinamici di comunicazione.


Perché secondo te sui social e sul web c’è una così tanta violenza verbale?

La sociologia e la psicologia si interrogano tutti i giorni sul perché accadano questi fenomeni. Come mai una persona apparentemente mite a un certo punto sfoga la sua emotività e l'impulsività nei social dimenticandosi di essere in un luogo pubblico (perché il social è un luogo pubblico)? Sarebbe interessante domandare alla persona in questione: «Secondo te che tipo di comportamento hai adottato?»
O ancora: «Le cose che hai scritto erano dettate da quale emozione?» O anche: «Pensi che la tua condizione personale migliorerà dopo aver scritto queste cose?» Ecco: vedi che con domande di questo tipo chiunque può diventare consapevole di ciò che comunica e osservare se stesso da un punto di vista anche più complesso e profondo. Non si tratta solo di cosa hai scritto, ma di come lo hai fatto. Questo discorso può essere interessante anche per il delicato tema del bullismo: a un bullo puoi fare domande a tutti e quattro i livelli dinamici. In questo modo, egli può comprendere non solo quello che ha fatto ma anche molto di se stesso, le ripercussioni comportamentali, nonché il senso profondo della sua azione. E quindi i livelli dinamici permettono di affrontare un tema da un punto di osservazione molto più completo.


Un altro ambito in cui la comunicazione raggiunge purtroppo molto raramente livelli profondi è quello della politica, dei politici. È possibile portare i politici a una comunicazione di quarto livello, cioè a una comunicazione che aiuti noi e il paese a uscire dagli slogan e a lavorare davvero per il cambiamento? È possibile farli passare a uno scambio più profondo?

La politica è il campo principale in cui possiamo utilizzare i livelli dinamici: una riforma la puoi costruire dal punto di vista di ciò che comporta materialmente, cioè cosa questa riforma produce; oppure potresti focalizzarla nei suoi effetti sul comportamento della gente, ovvero analizzando quali comportamenti della società possono essere toccati grazie a questa riforma. Ogni legge modifica lati del comportamento umano, e spesso andrebbero valutati a fondo. Possiamo quindi salire di livello e pensare: “che emozione vogliamo trasmettere alla gente attraverso questa riforma?” Quante volte abbiamo visto casi di scelte politiche che non solo hanno scontentato le persone, ma le hanno addirittura depresse? Il legislatore ne aveva tenuto conto? Far quadrare i conti è importante, ma lo sono anche le emozioni delle persone. Quando si riesce a far andare d’accordo questi due fattori si ottiene una riforma stilata con un certo criterio sociale; questo, per me, è un esempio di come la politica può utilizzare i livelli dinamici di comunicazione.

A questo punto si potrebbe anche passare al quarto livello dinamico: “Come possiamo migliorare la società stessa, e gli individui che la compongono, attraverso una riforma politica?” Quando una riforma tocca tutti e quattro i livelli dinamici diventa potenzialmente completa.


È possibile educarci alla consapevolezza in questo settore? Cosa possiamo fare?

Comprendere bene i quattro livelli dinamici è un buon inizio. Poi possiamo esercitarci con le domande. Quando fai una domanda di qualità ricevi una risposta di qualità. Se fai una domanda banale puoi ricevere una risposta banale. Quindi, come fare le domande è fondamentale! Per questo, in appendice del testo ci sono proprio le domande da fare per tutti i livelli dinamici. Un esercizio facile e divertente. Ogni argomento può essere affrontato attraverso quattro livelli differenti: conoscerli accresce la nostra consapevolezza generale e il nostro grado di osservazione delle altre persone, nonché della loro comunicazione, e soprattutto della nostra.

Il libro è strutturato per dare strumenti che si possano mettere in pratica da subito, nella quotidianità, così da poter migliorare la comunicazione in ogni ambito della nostra vita.


Cos'è Amrita per te?

Questa domanda mi fa particolarmente piacere: dieci anni fa ero un ragazzino, e avevo idee piuttosto creative. Con Davide Donelli abbiamo deciso di scrivere un libro divulgativo sui neuroni specchio. La cosa più difficile da fare era trovare un editore... Conoscendo Amrita e il suo contributo alla diffusione del miglioramento di tutti siamo andati “a botta sicura” nel proporre a loro il nostro lavoro.
La cosa incredibile è che, pur essendo noi sconosciuti e fuori da ogni ottica di mercato, loro hanno detto “va bene”. Sono stati i primi a credere nel nostro lavoro. Quindi ho per loro grande affetto e gratitudine.