QUANDO DIETRO AL GIOCO SI NASCONDE UNA DIPENDENZA




Enalotto, lotto, Bingo, Gratta e vinci, il Miliardario, lotterie, slot machine, scommesse calcistiche. Tutti giochi che promettono soldi facili, in poco tempo e a zero fatica.
Ma anche videogiochi, scommesse online, giochi sul cellulare… e la storia per molti è sempre la stessa: si inizia a giocare una volta in compagnia, si riprova da soli sperando nella vincita, si perde, si vince, e poi si perde. E qualcosa nella nostra mente si innesca, senza più trovare via d’uscita. Non riusciamo più a farne a meno. Ci continuiamo a ripetere che sarà l’ultima volta, ma quest'ultima volta si continua a posticipare in attesa che qualcosa cambi. Da passatempo il gioco diviene una vera e propria dipendenza, spesso inconsapevole, che risucchia disponibilità economiche, compromette relazioni familiari e danneggia la salute.
Parrebbe un problema ristretto, che coinvolge poche persone, ma non è così: l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) parla di circa un milione e mezzo di giocatori patologici e altrettanti giocatori problematici. Circa tre milioni di italiani hanno dunque sviluppato una dipendenza dal gioco. A parlarci delle conseguenze che ciò comporta è un esperto: Fabio Pellerano.
Educatore professionale con un’esperienza quasi ventennale, oggi lavora presso il Servizio per le Dipendenze della Sanità Pubblica di Torino. È autore del libro Azzardopatia. Smettere di giocare d'azzardo, edito da Amrita Edizioni.
Quando chiediamo a Fabio come è possibile che tante persone abbiano sviluppato dipendenza da gioco, ci spiega che il problema è che “non si ha la percezione che da qualcosa di totalmente legale, di pubblicizzato ovunque, possa nascere un'abitudine problematica. E quando se ne accorgono spesso la dipendenza è presente già da diverso tempo. Di solito i giocatori e le giocatrici provano un grande senso di colpa e di vergogna: ammettere a se stessi e ai propri familiari di avere un problema è il passo più importante e anche il più difficile. Il secondo? Sicuramente quello di chiedere aiuto.”


Vizio o dipendenza?
Siamo in grado di cambiare una nostra abitudine da soli? Difficile, ma possibile! Quando invece parliamo di dipendenza, la sola forza di volontà della persona coinvolta non è sufficiente per innescare un cambiamento. Il meccanismo mentale che si instaura dentro di noi può essere scardinato solo con un aiuto esterno. Fabio ci spiega: “Quello del gioco d’azzardo è un meccanismo costruito a tavolino: professionisti come psicologi e matematici hanno studiato come sfruttare quei processi psicologici che rendono il gioco così tanto attraente.
Ed è soprattutto in questi ultimi vent’anni che c'è stato il boom, “lo sviluppo di un azzardo di massa”. Prima degli anni ‘90 in Italia il gioco era un’attività sporadica: alcune persone giocavano al lotto una volta alla settimana, o andavano all'ippodromo a vedere la gara dei cavalli. Erano eventi occasionali, di intrattenimento. Oggi invece le cose sono cambiate: in questi ultimi anni tutti hanno le slot machine sotto casa, i Gratta e vinci sono ad ogni angolo delle nostre città, il lotto è tre volte a settimana, e sono nati una miriade di giochi che sino a poco tempo fa non esistevano neppure.
A tutto ciò si aggiunge ovviamente il mondo del web, che propone ogni genere di scommessa e gioco possibile.”

L’immaginario
Quando si pensa al gioco d’azzardo ancora oggi la nostra immaginazione ci propone tavoli di casinò o bische clandestine: è percepito come qualcosa di lontano dalla vita di tutti i giorni. In realtà riguarda tantissime persone che inconsapevolmente, con piccole somme di denaro, giorno dopo giorno, sono dipendenti dal gioco.
“Il meccanismo che si instaura”, racconta Pellerano, “è quello delle aspettative: si inizia a pensare al debito che si vuole saldare, alle spese dell'università, alle rate della macchina, al mutuo. Il gioco diventa un compensativo, un punto di riferimento che risolverà i problemi, una specie di cura, di terapia”.

La ricerca scientifica
Vi è un confine razionale, dei parametri, per discernere chi ha una dipendenza attiva dal gioco e chi no? Una ricerca canadese ha provato a rispondere a questa domanda, proponendo un facile calcolo per aiutare a comprendere chi ha sviluppato, o sta sviluppando, una dipendenza dal gioco e chi invece no. Secondo tale ricerca chi utilizza fino all’1% del proprio reddito per giocare tra le 2 e le 3 volte al mese ad un gioco (indipendentemente da quale si tratti) non ha una dipendenza attiva. Chi supera invece la percentuale di investimento rispetto al proprio reddito, o il numero di volte in cui gioca mensilmente, ha sviluppato una dipendenza.

Parliamo di salute
Il gioco ha sì ricadute sul piano sociale, familiare, economico, ma tra le conseguenze spesso ignorate vi sono anche quelle legate alla salute del giocatore.
Spesso, infatti, i giocatori soffrono di emicranie, problemi gastrointestinali, stati di nevrosi, ansie, mal di stomaco: tutti malesseri legati alla paura di perdere, allo stato di agitazione a cui il gioco porta.
Questo stato di schiavitù si crea giorno dopo giorno e la salute sia mentale sia fisica va peggiorando via via sino a trasformare la persona, le sue abitudini, i suoi pensieri, il suo comportamento”.

I minorenni
Fabio ci spiega che il gioco sta diventando una dipendenza che coinvolge sempre di più anche i minori: “Non potrebbero giocare per legge, ma lo fanno, e tantissimo, purtroppo! Si parla di un numero importante di bambini che giocano, parecchie migliaia. Giocano anche a fianco dei genitori, che magari sono poco attenti a ciò che fanno i figli. Si tratta soprattutto di scommesse sportive.” Sono tantissimi, infatti, gli spot che invitavano sino a poco tempo fa a fare scommesse durante le partite sportive, in particolar modo quelle calcistiche. Il cosiddetto “decreto dignità”, entrato in vigore un anno fa, ha vietato sia la pubblicità diretta che indiretta, ovvero le sponsorizzazioni, durante le partite. Perlomeno sulle televisioni generaliste.

A quali bisogni risponde il gioco?
Come esseri umani passiamo tutta la vita a soddisfare dei bisogni. Nel 1954, lo psicologo statunitense Abraham Harold Maslow schematizzò il suo modello di sviluppo umano disegnando una piramide, alla cui base pose i bisogni primari e fisiologici, e poi, via via, salendo, quelli di sicurezza, di appartenenza, di stima, fino a quello più elevato, che consiste
nella piena realizzazione del proprio potenziale umano.
Il giocatore d’azzardo non è, come abbiamo già detto, un vizioso, bensì una persona affetta da una dipendenza, che poggia sul tentativo di soddisfare bisogni legittimi in un modo disfunzionale. È una persona in conflitto tra proseguire o interrompere il proprio comportamento (proprio come accade nelle altre forme di dipendenza di cui siamo abituati a sentir parlare). Ma è anche una persona che può accedere ad una cura qualificata e aspirare a un miglioramento del suo stato psicofisico e relazionale attraverso un percorso anche piuttosto duro e impegnativo.


Ecco l'intervista video!