Diego Giaimi è un giovane osteopata che ha approfondito con anni di studio la medicina vibrazionale, la psicogenealogia e la medicina biologica. Ha ideato la tecnica 4R®. Dopo il primo libro, edito da Amrita Edizioni, L’energia della gravidanza, che vi abbiamo raccontato in una precedente intervista, ha in questi giorni pubblicato un secondo libro dal titolo Vite parallele. Abbiamo chiesto a Diego di raccontarci di cosa si tratta.
Mi sono sempre interrogato sulla possibilità della reincarnazione. È un concetto sicuramente affascinante che in qualche modo pone una serie di domande e che sembrerebbe allo stesso tempo spiegare le esperienze di ricordi apparentemente “impossibili” presenti in molti bambini, nonché l'eventualità che esista il karma con tutte le sue implicazioni. Eppure qualcosa non torna quando si ragiona in questo modo. Se il tempo oggettivo, di fatto, non esiste – e questo ormai è stato appurato dalla scienza – ma esso è semmai qualcosa di soggettivo e di legato alle percezioni limitate di un essere vivente, come è possibile che esistano reincarnazioni “lineari” in cui noi vivremmo una vita dopo l'altra? Diego Giaimi propone un'interessante risposta a questo quesito nel suo nuovo libro: e se le varie vite che uno spirito sceglie di sperimentare fossero vissute “contemporaneamente”? Approfondiamo il discorso insieme a lui.

Diego, di cosa parla il libro Vite parallele?
Il mio nuovo libro tratta il tema della reincarnazione, ma rispetto ad altri testi lo fa attraverso una nuova prospettiva: l’assenza del fattore tempo. Vi è la possibilità, infatti, che le varie vite che viviamo non siano consequenziali, ma che si possano considerare contemporanee, perché le variabili dello spazio e del tempo sono percezioni puramente terrene. Ho provato, dunque, all’interno di questo libro, ad affrontare la questione della reincarnazione sia con una lettura sequenziale che con una simultanea.

Nel libro racconti di un episodio che in qualche modo ha fatto nascere questo libro.
Di cosa si tratta?

Il libro inizia con il racconto di un episodio che mi è successo tempo fa, il quale ha acceso in me le domande che hanno portato poi la scrittura di questo libro. Durante un mio viaggio fuori dal corpo, infatti, ho incontrato un essere energetico legato a una mia vita precedente. Mi sono chiesto però come potessi riuscire a dialogare con qualcuno che arrivasse dal mio passato, avendo io stesso la percezione di essere lì presente in quel momento e di poterci dialogare. È stata la mia prima esperienza legata a questo tema, grazie alla quale ho compreso che, essendo anche quell'entità parte del mio “Io”, se essa apparteneva al mio passato non aveva senso che riuscissi a dialogarci nel presente.
All’interno del libro spiego che vivendo vite parallele tutti noi abbiamo la possibilità di indagare su fatti accaduti in vite precedenti, le quali in realtà, come abbiamo appena detto, potrebbero essere simultanee. Avremmo, quindi, la possibilità di sciogliere eventuali nodi che ci coinvolgono direttamente, perché realtà parallele possono incidere sulla risoluzione di alcuni sospesi in qualsiasi momento.

Molte informazioni ti sono arrivate da esperienze fuori dal corpo. Non è da tutti farne esperienza.
Tu come le hai vissute inizialmente?

Quando ero adolescente, come tutti, vi erano alcune cose che destavano in me grande curiosità, ma per le quali non riuscivo a trovare risposta. Quando lessi il libro di Patrick Drouot sulle vite passate pensai che, nonostante non avessi nozioni tecniche per valutarle, molte cose mi risuonavano dentro, fornendo parte delle risposte che andavo cercando, ma soprattutto mi risvegliarono ricordi che sino ad allora non sapevo di avere. Ho partecipato, negli anni successivi, a corsi sul sogno lucido e ho collaborato con il Monroe Institute. Molte delle informazioni che racconto nei miei libri arrivano proprio da esperienze vissute durante queste meditazioni. Ovviamente vi sono molte vie e ognuno trova poi la sua strada per arrivare alla conferma di ciò che sente nel profondo: sciamanesimo, mindfulness, meditazioni e molto altro.

Tra le varie domande su cui ti interroghi all’interno del libro c’è il concetto di anima, che tu definisci “ciò che di etereo pervade l’uomo”.
Di cosa si tratta e come influenza questa visione?

L’anima è l’energia vitale che è dentro di noi, ciò che fa sì che il nostro corpo sia vivo sin da quando si crea. La visione tradizionale della reincarnazione prevede che ci sia un’anima che entra in un corpo; quando esso cessa di vivere, l’anima si sposta in un altro corpo. Tutto ciò avverrebbe in maniera temporale e sequenziale. Nella visione proposta in questo libro, invece, si racconta di esperienze di vite vissute in modo contemporaneo, in più corpi e tempi. Mi immagino, infatti, di conseguenza, qualcosa di ancor più vasto dell’anima, che in un qualche modo racchiude le nostre diverse anime. Per far riferimento a questa vastità, l'ho chiamata “Io superiore”.

In questa visione il concetto di karma viene meno?
Non conosco approfonditamente il concetto di karma, ma la visione di consequenzialità legata alle vite precedenti verrebbe sgretolata se accettassimo il concetto che il tempo non esiste. Essendo tutte le vite contemporanee, non vi sarebbero azioni commesse in passato da dover pagare in questa vita. Potremmo invece ipotizzare che, in maniera consapevole, si possa scegliere quali esperienze vivere in vite parallele. Non si pagherebbe quindi per qualcosa di irrisolto legato a vite precedenti, bensì potrebbe essere una scelta della nostra coscienza superiore vivere esperienze simili o differenti tra di loro per lavorare su diversi piani.

Il tuo lavoro legato alle costellazioni familiari come si rapporta a questa visione?
Le costellazioni mi hanno fornito una tecnica per esplorare i movimenti dell’anima nel piano terreno, nonostante essa sia collegata anche ad altri piani meno fisici. Personalmente con le costellazioni non lavoro su irrisolti legati ad altre vite, ma opero esclusivamente su questioni familiari, legate ai genitori, o in generale alla propria vita. La tecnica delle costellazioni non richiede mesi di preparazione ed è molto potente per sciogliere eventuali blocchi, utilizzando diversi livelli di lettura. Nelle costellazioni mi capita spesso mi pormi domande, di indagare, soprattutto in caso di morti, se l’energia che si presenta è davvero quella della persona morta oppure è di una frequenza che è rimasta sospesa nell’albero genealogico o addirittura del vissuto del partecipante che è legato al defunto. Nella versione di Bert Hellinger esse vengono chiamate proprio “costellazioni dello spirito”: viene richiesta una neutralità totale all’inizio per poter esplorare quello che viene messo in mostra durante l’esperienza. Io credo che questa versione vada in una direzione di esplorazione dello spirito sempre più vasta, rispetto alle prime che erano più di carattere psicologico. In alcune costellazioni mi è capitato di chiedermi se alcune cose emerse appartenessero ad altre vite, ma è difficile per noi riuscire davvero a comprenderlo, perché essendo immersi totalmente nella percezione del tempo e dello spazio non è facile avere una visione e comprensione totale di ciò a cui assistiamo.

Ti abbiamo intervistato mesi fa sul tuo precedente libro, dove racconti del processo di incarnazione di un’anima all’interno di un feto. Che tipo di collegamenti vedi tra questi due lavori?
Considero il libro Vite parallele il seguito del primo, nel quale racconto di come le anime del nascituro e dei genitori si scelgano, e di come questa scelta venga portata da un piano energetico a un piano terreno. Vi è una parte del libro più tecnica legata alle donne in gravidanza che spiega di alcune possibilità legate al parto, ma il grosso del libro è comunque rivolto a tutti noi, perché parla del percorso di incarnazione di un’anima.
In questo secondo libro, invece, facendo un passo indietro proviamo a esplorare cosa accade all’anima quando il corpo fisico muore. Esploriamo il processo di distacco dal piano fisico verso un altro piano, ma con una visione più ampia per capire come le nostre vite siano interrelazionate, anche rispetto al tempo. Sono due libri che sono stati pubblicati in maniera sequenziale l’uno rispetto all’altro e rispecchiano il mio percorso di conoscenza di questi temi. Vi sarà anche un terzo libro, ancora in una fase di stesura, che esplorerà la connessione dell’uomo con la terra e con sistemi non fisici.


Che significato assume il processo della morte, in questa nuova visione?
Il Monroe Institute ha effettuato molte esplorazioni sul passaggio dell’anima dopo il distacco fisico. Esso viene codificato in diversi step, che in modalità e terminologie differenti vengono ripresi anche da altre teorie. Robert Monroe parlò dei diversi sospesi della vita che in alcuni casi si possono esperire come prima esperienza prima della morte. In molte culture si parla di un dopo vita in cui si tessono le esperienze avute durante la vita. Molti parlano del verificarsi di possibili stalli nel post vita di alcune persone: l’obiettivo non è spaventare, ma riuscire a prendere in considerazione l’ipotesi senza timore. Come nella vita, infatti, anche nella morte vi possono essere momenti più complessi che possono essere gestiti e superati per arrivare a un livello ancora più alto di espansione. Personalmente me lo immagino come un grande respiro in cui le anime vissute in diversi luoghi tornano al termine dell’incarnazione.

Alla fine del libro condividi anche una meditazione. Di cosa si tratta?
Sì, l’ho chiamata “la ricerca dell’Io” ed è una meditazione che dura circa mezz’ora, dove si viene condotti attraverso la mia voce ad una serie di esplorazioni del proprio sé: partendo dal chiedersi dove esso si trova all’interno del corpo, si viene accompagnati a porsi domande relative all’esistenza e alla collocazione di una coscienza più ampia. Si viene invitati a riflettere su ciò si pensava di essere prima della meditazione e la percezione dell’io a posteriori. Non vi posso dire molto, perché è un’esperienza da vivere. Avendola provata diverse volte su di me, posso dirvi che, man mano che si fa questa meditazione, la percezione cambia: percepiamo il nostro Io in qualche modo sempre più ampio, o comunque sempre meno "in noi stessi".