LA SPIRITUALITÀ

DEI NOSTRI AMICI ANIMALI



Vi proponiamo oggi la registrazione della videointervista a David Michie: già autore del libro di successo "Il gatto del Dalai Lama", in questo video ci racconta il so percorso che l'ha condotto a pubblicare il nuovo libro appena uscito "Il Buddha degli animali".



Il Buddha degli animali - Michie NovembrChi vive con animali si è già trovato guardarli con occhi interrogativi, cercando di scrutare dentro di loro, comprendere da dove arrivino, cosa stiano pensando, cosa percepiscono e comprendono.
David Michie, autore di “Il gatto del Dalai Lama” e del libro appena pubblicato, “il Budda degli animali”, ha passato sin da bambino molto tempo con diversi tipi di animali sia domestici, che selvatici, e avvicinandosi al buddismo ha trovato molte risposte alle domande che su di essi si era posto.
“Il primo animale con cui ero entrato in stretto contatto e di cui ho vissuto la morte è stato il mio coniglio. Ricordo che un giorno in chiesa con i miei genitori e chiesi al prete dove fosse finito il mio Bugs. Speravo che mi dicesse che era con gli angeli o con altre creature celesti. Invece lui mi rispose “il Signore pensa a tutte le creature”.  La risposta non mi lasciò per nulla soddisfatto. Negli anni a venire ho frequentato poi l’università a Londra. All’epoca non avevo interesse per la spiritualità, ma praticavo la meditazione semplicemente per gestire lo stress. Leggendo e studiando testi sulla meditazione ho scoperto che il buddismo era la direzione che sapeva meglio descrivere ciò che cercavo e mi sono così avvicinato sempre più alla tradizione del buddismo tibetano.”


La scoperta della spiritualità degli animali
L’autore racconta che più leggeva testi e più trovava risposte anche a domande che non si era ancora posto: “L’aspetto che più mi ha sorpreso del buddismo tibetano è che tutti gli esseri viventi hanno una coscienza: un gatto, un coniglio, un essere umano, tutti hanno in comune una coscienza. L’idea nel buddismo è infatti che tutti gli esseri viventi hanno una mente, ovvero una coscienza, e questo implica che condividano tre aspetti: la ricerca della felicità, il voler evitare la sofferenza e che la vita sia la cosa più importante e preziosa”.
Ma tutti gli animali hanno il loro Buddha personale o sono loro stessi Buddha? Secondo Michie, “se tutti gli esseri hanno una coscienza, il buddismo implica che tutti hanno un potenziale di Buddha, o una natura di Buddha: ciò vuol dire che la loro natura implica il potenziale di divenire un giorno Buddha, purificando la loro mente dalla negatività e accumulando virtù o merito. E proprio in questo senso tutti gli esseri viventi hanno la potenzialità dentro di sé di diventare un Buddha.”
Nel libro Il Buddha degli animali, David Michie affronta il vasto tema della spiritualità animale riportando anche una serie di studi, casistiche e ricerche scientifiche che investigano da diversi punti di vista l’esistenza o meno di una coscienza animale, arrivando tutti alla stessa conclusione: non solo sono esseri senzienti, ma in grado di andare oltre a ciò che sino ad ora la scienza aveva immaginato.
David Michie riporta anche una serie di pratiche spirituali che possiamo condividere con i nostri amici animali: si tratta di una serie di semplici strumenti pratici che si possono applicare sia nella vita di tutti i giorni, sia in fasi più delicate, come durante il fine-vita dei nostri amici, quando possiamo accompagnarli nel passaggio grazie all'empatia, la meditazione e l'apertura a una comprensione più profonda delle loro necessità.


Accompagnare gli amici animali alla fine della loro vita
E infatti uno dei grandi temi trattati dal buddismo, e riportato dall’autore, è proprio come possiamo accompagnare e supportare lungo il tragitto che conduce alla grande soglia i nostri animali.

“Uno degli aspetti essenziali - racconta Michie - è che nella tradizione del buddismo tibetano si tende a parlare molto della morte, mentre in Occidente non ci vogliamo pensare. Bisogna essere aperti ad affrontare questo argomento, così da poterli aiutare sia nel percorso di malattia, sia successivamente. Esistono tecniche molto utili che possono usare anche persone che non sono meditanti esperte: la nostra presenza in uno stato di consapevolezza nel qui e ora permette di creare una tale connessione da essere una solida base per sostenerli nelle diverse fasi.
Ma questa ricerca di connessione è utilizzabile anche quando i nostri amici sono in vita e sani. Credo che qui spesso si cada in un grande equivoco: molte persone raccontano di amare molto gli animali e di avere con loro un ottimo rapporto perché 'ci parlano', ma la domanda che ci dobbiamo porre è “Ok, ma poi ci fermiamo ad ascoltarli? O è una comunicazione unidirezionale?”.
E allora prendiamoci del tempo, cerchiamo dentro di noi la calma e il silenzio e proviamo a metterci in comunicare con loro. Proviamo ad ascoltare ciò che hanno da dirci e solo allora potremo dire di aver davvero una relazione con loro, solo allora potremo dire di dialogare con loro.

Per guardare l’intervista completa clicca qui sotto e, buona esplorazione del mondo invisibile dei vostri amici a quattro zampe!


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