FARFALLE NELLO STOMACO E MANI SUDATE? Sì, ANCHE IO!

Situazioni quotidiane come una riunione, un colloquio di lavoro, una presentazione, per alcuni di noi sono fonte di forte stress: il parlare in pubblico spesso crea emozioni che sono, senza gli adeguati supporti, difficili da comprendere e superare.
Farfalle nello stomaco, il libro di Judy Apps pubblicato da Amrita Edizioni, è una vera e propria guida che fornisce strumenti per superare le nostre più profonde paure.


La situazione è più o meno sempre la stessa: mi trovo a un evento, o una riunione, e la persona che ho a fianco annuncia che la prossima a parlare sarò io. Sino a pochi istanti prima godevo di una profonda serenità (almeno così mi sembrava) e tutt'a un tratto vengo travolta dal panico: la sudorazione aumenta, il corpo si irrigidisce da capo a piedi, la bocca diviene pesantissima, e il tono della voce lieve e tremolante. Non sono più padrona del mio corpo, qualcun altro ha preso il comando: la Paura.
Negli anni sono stati scritti parecchi libri e organizzati diversi corsi che promettevano di “risolvere” la paura di parlare in pubblico, ma, per pigrizia mia o per scarsa efficacia dei libri e dei corsi a cui ho dato una possibilità, non ho ancora raggiunto il risultato.
Ho appreso in questo lasso di tempo, però, che la paura di per sé non è un male: Joseph LeDoux scoprì per primo che l’amigdala, la regione cerebrale più strettamente connessa alle emozioni, ha il ruolo importantissimo di fungere da sistema di allarme del cervello per far fronte alle emergenze. Nei millenni di evoluzione dell’uomo, infatti, la paura è stata fondamentale per tenerci alla larga dai pericoli, impedendoci ad esempio di avvicinarci troppo al fuoco o all’orlo di un precipizio. Il fatto, però, è che le nostre paure molto spesso sono obsolete e si basano su informazioni provenienti dal nostro passato e non dal nostro presente. Basta anche solo la sensazione, il ricordo, una connessione di pensieri con un’esperienza passata, e l’amigdala si attiva.

TUTTI HANNO PAURA
Capita in continuazione che la gente abbia paura, e di tantissime cose! Un sondaggio della BBC del 2006 riguardante “Le venti più grandi paure della popolazione” rivelò uno straordinario assortimento di cause di terrore, tra cui palloni, pulsanti, ghiaccioli, ma anche insalata russa, piume, la lettera Y… e, naturalmente, la paura di parlare in pubblico!
«Un sacco di capacità creative vengono sprecate a causa della paura più che di qualunque altra cosa – dice Michael Leboeuf, autore di Creative Thinking. – Chi ha una bella voce ha paura di cantare, chi ha talento artistico nasconde i propri quadri anziché rischiare di sembrare ridicolo, chi ama scrivere è in imbarazzo all’idea di mostrare i propri libri ad altri».

PAURA NON EQUIVALE A FALLIMENTO
Moltissimi attori, cantanti, politici eccetera affermano di essere terrorizzati prima di una performance. Persone famose e piene di talento, infatti, hanno successo in quello che fanno nonostante la paura che provano. È possibile, quindi, sentirsi spaventati e allo stesso tempo effettuare delle prestazioni di alto livello.
Secondo l’autrice di Farfalle nello stomaco, Judy Apps, la domanda fondamentale dunque non è: «Come mi sbarazzo della paura?», bensì: «Come posso evitare che la paura inibisca la mia performance?»; o addirittura: «Come posso far sì che la paura renda la mia performance ancora migliore?».

SIAMO NOI I CREATORI DELLE NOSTRE PAURE
Siamo tutti concordi nel dire che la paura nasce e risiede all’interno della nostra mente, dunque possiamo scegliere di reagire. Sebastian Coe ha detto: «Non esiste pressione che non sia autoinflitta. Tutto dipende da cosa ne fai, o da come riesci a fartela scivolare addosso».
Siamo fautori di quanto avviene dentro di noi. Possiamo, con gli strumenti e i supporti adeguati, guardare le nostre paure, conoscerle da vicino per imparare a trarne il massimo vantaggio, trasformandole da limiti ad opportunità.

SAPER PARLARE IN PUBBLICO
Tornando a noi e a quel grande classico che è la paura di parlare in pubblico, è certo che il saper comunicare bene, anche sotto pressione, è richiesto sempre più spesso e nelle situazioni più disparate: dalle presentazioni informali alle riunioni, ai colloqui di lavoro, ai momenti chiave della vita di un leader, nell'affrontare un argomento delicato con un collega, e via dicendo, fino al chiedere a una persona di cenare insieme.
Judy Apps ci ricorda che, se non abbiamo fiducia nella nostra parlantina, momenti del genere possono diventare dei veri scogli, farci sudare, metterci ansia e tenerci svegli la notte. E non possiamo evitarli, almeno non per sempre! Dunque, è arrivato il momento di superare anche quest’altra paura!

LA MALEDIZIONE DEL PERFEZIONISMO
Vogliamo essere perfetti e se non ci riusciamo ci sentiamo inadeguati. Dunque vogliamo anche comunicare nel modo migliore possibile, solo che, nel cercare di raggiungere questo obiettivo, ci agitiamo e di conseguenza perdiamo “smalto”. Frasi come “non sono all’altezza della situazione”, “non voglio far fare brutta figura al mio capo” o “voglio piacere” sono fardelli che portano con sé pensieri ansiosi e negativi. Apps a questo proposito non ha dubbi: «Se vi accontentate dell’imperfezione, riuscirete a creare qualcosa di eccellente.»

25 STRATEGIE ANTIPANICO
La seconda parte del libro Farfalle nello stomaco è dedicata a svariate strategie, identificate e selezionate dall’autrice, che supportano la consapevolezza di cosa stiamo comunicando e di come lo stiamo facendo. Le strategie sono molto diverse fra loro, proprio come noi individui siamo tutti diversi gli uni dagli altri. Alcune riguardano più il piano emotivo, come il “trasformare la paura in entusiasmo”, altre coinvolgono aree del cervello meno razionali, come la capacità di immaginazione, altre ancora passano per vie razionali, come la ricerca di “modelli perseguibili”.

Questo libro è una vera e propria guida per conoscerci sempre più nel profondo, guardando finalmente in faccia anche quelle paure che ci appartengono e che sono parte di noi. Impariamo dunque a convivere con esse, ascoltandole senza però farci “guidare da loro”, perché non sempre hanno ragione: parola di una paurosa!