È uscito il nuovo libro di Alessandro D’orlando, Intelligenza emotiva e Respiro edito da Amrita Edizioni. Psicoterapeuta e Life-coach, Alessandro spiega come questi due approcci, con le loro metodiche e tecniche, possono stringere un’alleanza virtuosa utile nel migliorare la nostra vita sul piano fisico, spirituale ed emotivo.
Alessandro D’Orlando è uno psicologo e un formatore. Svolge la sua attività nel campo della formazione sia in ambito universitario che nelle aziende, rivolgendosi a persone che vogliono migliorare la qualità della loro vita. È autore di diversi libri e, per Amrita Edizioni, ha pubblicato “Intelligenza Emotiva e Respiro”. Paolo Cignini l’ha intervistato per noi, per comprendere meglio il suo lavoro.

Alessandro, come nasce l’interesse per il respiro?
Fin da bambino ho avuto un’educazione molto permeata sul cristianesimo e cattolicesimo, quando pregavo avevo già iniziato a sincronizzare la respirazione con la preghiera, per qualche motivo facevo delle pratiche che qualche anno dopo mi ricordavano l’esicasmo. Da adolescente lessi il libro Dancing in the light di Shirley Maclaine, la famosa attrice americana, che aveva fatto un percorso sciamanico in sud America e parlava dell’energia dell’etere. Da bambino avevo iniziato a soffrire di disturbi ossessivi compulsivi, la corsa mi ha aiutato a liberarmene. Correvo tanto ogni giorno. Ogni volta immaginavo questa grande energia intorno me che entrava e usciva attraverso la respirazione e mi permetteva di superare la fatica della prestazione. Correvo di giorno e notte, guardavo le stelle e mi sembrava di respirare la loro energia.

Sempre per caso sono approdato alle discipline marziali, kung fu, tai chi, al concetto di prana e mi sono approcciato alle tecniche di rebirthing. Credo che fosse l’intuito a guidarmi. A 20 anni circa ho partecipato al mio primo seminario di rebirthing che mi ha aperto un mondo. Pensavo già all’epoca che tutte le persone avrebbero dovuto vivere questo tipo di esperienza. A 25 anni ho praticato tecniche sufi e di altre tradizioni spirituali dedite all'ascensione e al contatto con il trascendente e questo mi ha dischiuso altre porte. Quando mi approcciavo a queste tecniche avevo la percezione che esisteva un altro tipo di essere dentro di me, silenzioso, luminoso, pacifico, libero dalla paura e da queste emozioni di sofferenza. Questo mi ha sempre dato una grande speranza nella vita, un senso di pace al di là dei momenti travagliati.

Sapevo che in qualche modo potevo tornare a casa, nel momento in cui potevo respirare. Da qui è nata la passione per il respiro. Ho cercato di coniugare la psicologia transpersonale con quella ordinaria. Non riuscivi a concepire una psicoterapia senza lo studio della parte spirituale, mi sembrava una castrazione, una limitazione, un’astrazione, una riduzione dell’essere umano ad una dimensione che tutto sommato era poco interessante per me. A me non interessava dare un nome agli istinti, spiegare il comportamento non verbale, ma conoscere il modo per essere felici. La respirazione è stata la chiave e tutt’oggi non riesco a pensare alla mia vita senza una costante attenzione alle pratiche di respirazione.

Il titolo del tuo libro è Intelligenza emotiva e respiro. Cosa si intende per intelligenza emotiva e perché è utile coltivarla?
L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere le emozioni e saperle gestire. Le emozioni sono paragonabili all’acqua, se noi andiamo a comprimere le emozioni andiamo a comprimere l’acqua ottenendo degli effetti disastrosi. Dobbiamo saper convogliare l’energia emozionale per costruire delle cose, per realizzarle dentro e fuori di noi e non conosco tecnica migliore della respirazione. A livello di pensiero possiamo impedire a certe emozioni di sorgere, semplicemente dando spazio ad altre emozioni. Se sorgono, e sorgono sempre perché siamo umani, la respirazione è fondamentale. Fin quando la respirazione è in movimento abbiamo la padronanza della situazione, quando blocchiamo la respirazione diventiamo rigidi, diventi vulnerabile e fragile. Possiamo mettere ordine sul piano inferiore solamente se lo sottomettiamo ad un piano superiore, e il piano superiore del mondo emotivo è la mente. Il piano superiore della mente è l’anima e la dimensione spirituale è il piano superiore dell’anima. Quando ci connettiamo alla dimensione spirituale e creiamo un canale, che dalla dimensione spirituale trascendente nella dimensione sottostante, riusciamo a mettere ordine anche nel nostro cuore, nel mondo delle emozioni. La respirazione è quell’ elemento che alcune tradizioni chiamano grande integratore perchè mette tutto in ordine, dall’alto al basso della nostra vita.  

Nel libro racconti di alcune strategie impiegate per potenziare l’intelligenza emotiva da unire a tecniche di approccio corporeo. Parli anche di respiro e di tecniche particolari di respiro. Puoi spiegarci meglio?
Dal mio punto di vista chi si approccia ad un percorso di trascendenza deve assolutamente lavorare con il corpo, se il corpo non si muove la mente non si muove e rischia di cadere nelle ossessività, nelle abitudini e nella routine. Chi vuole dare il meglio di sé nella vita, essere più contento e realizzato deve lavorare con il corpo, con il respiro e deve far sì che questo lavoro con il corpo si traduca in un’apertura mentale e spirituale più ampia. La tecnica del rebirthing transpersonale, ad esempio, è una tecnica di pranayama, le tecniche bioenergetiche e soprattutto le pratiche dello yoga tradizionale: l'hatha yoga e raja yoga, il primo focalizzato sul corpo e il secondo sulla mente. Nello hatha yoga ci sono tutte le pratiche che servono per rinforzare il corpo e attivare canali energetici e potenziare la nostra respirazione, sbloccare il diaframma e far lavorare tutti i polmoni in maniera più efficace. Ci sono però delle persone che si focalizzano sul corpo e sul respiro, ma non considerano questo lavoro come un trampolino di lancio per le dimensioni superiori. È un peccato per esempio la scadimento della disciplina dello yoga in una forma di ginnastica evoluta. Tutte le tecniche sono solo tecniche e dischiudono il loro potere solo a chi le usa con un certo atteggiamento mentale.

Come si fa a fermare la mente che ci impedisce di concentrarsi su cose importanti come il respiro?
La nostra società esalta l’emisfero sinistro del cervello, la parte logica razionale, la parte che vuole leggere, studiare e sapere. Questo è il grave danno dell’essere umano moderno. Guardiamo troppo, leggiamo troppo, abbiamo troppe informazioni e sentiamo troppo poco. Il sentire sta nell’emisfero destro del cervello. Le ossessioni indicano un emisfero sinistro letteralmente fuori fase, fuori giri e una disconnessione, sempre al livello neurologico, dell’emisfero destro con quello sinistro. Dobbiamo assicurare un collegamento con la parte inconscia e il corpo attraverso la respirazione. Serve, dunque, sbloccarla. Ci sono delle tecniche come il saluto al sole nello yoga, ma basta anche una doccia gelata o attività fisica intensa. Wim Hof, ad esempio, ha dimostrato il livello di resistenza fisica che può raggiungere l’essere umano che si espone a temperature freddissime grazie al respiro.


Fai riferimento anche alla respirazione circolare. Che cos’è?
È una tecnica molto bella, la maniera in cui respirano i bambini. Non ci sono pause tra espiri e respiri. Non ci sono apnee a polmoni vuoti, che possono portare a generare umore basso, e non ci sono apnee a polmoni pieni, che possono portare a stati ansiosi. La respirazione fluisce in maniera semplicissima. Questa tecnica, applicata in ogni contesto, apporta un beneficio enorme. Quando lavoriamo con il respiro lavoriamo con le radici dell’esistenza e coscienza. Iniziamo la nostra vita inspirando e la concludiamo con l’ultima espirazione.  Trascurare il respiro significa trascurare la nostra vita e vivere da burattini.

Puoi farci qualche esempio concreto?
Le esperienze personali con la respirazione sono tante, così come gli effetti sui tanti pazienti con cui ho lavorato. Molti di noi hanno cattive abitudini, una vita stressata e respirano come fossero criceti. Portare l’attenzione al respiro, con il passare del tempo, permetterà di renderlo più profondo, calmo e quieto. Il criceto respira in maniera veloce e superficiale, vive, infatti, pochissimo. Dovremmo avere una respirazione simile a quella degli elefanti, delle mante o delle tartarughe che hanno degli atti respiratori ridotti per minuto e quindi, anche per questo, possono vivere a lungo. Noi nasciamo con un numero di respiri limitato, possiamo allungare la nostra vita con una buona respirazione.

Il primo passaggio consiste nel porre attenzione al respiro, avere consapevolezza tra naso e labbro superiore. Se si vuole entrare nella pratica, una pratica di pranayama e non solo di concentrazione, bisogna collegare l’inspiro ell’espiro. Se si vuole aumentare l’intensità della pratica sempre per espandere bene i polmoni, si lavorerà con un respiro yoigco completo, dal basso verso l’alto, dal diaframma verso le clavicole. Dobbiamo riuscire a compensare il cervello iperattivo attraverso le sensazioni. Il cervello si nutre di immagini, suoni e pensieri, noi possiamo contrastare questo disordine mentale, dato dall’eccesso di informazioni, attivando il canale cinestesico attraverso il respiro profondo e lento.

Se non si riesce a focalizzarsi, insistiamo sulla pratica del respiro circolare. Se ancora facciamo difficoltà con la pratica del respiro circolare, passiamo al respiro yogico completo. Se si necessita di tecniche più intense è opportuno farle in condizioni di sicurezza. Seduto su una sedia, con la schiena dritta, posso respirare velocemente e profondamente con la bocca per un po’ di volte, 20 al massimo. Si può iniziare con 2 respiri per prendere confidenza. Sentirete il flusso sanguigno aumentare, le orecchie fischiare, la testa girare per un aumento di ossigeno e di sangue al cervello. Alcune posizioni yogiche sono a testa in giù proprio per favorire questo afflusso alla testa.

L’ossigeno, il sangue e il prana si muovono lungo i nostri canali, a volte ostruiti, a volte scarichi, a volte troppo carichi. Ripristinando gli equilibri diventiamo più intuitivi, concentrati, più capaci mentalmente e fisicamente. Tutto il nostro essere è rivitalizzato. Nessuno di noi attraverso una sola pratica può sentirsi soddisfatto. Ogni giorno è a sé stante, ogni giorno bisogna tirarsi su le maniche e ricominciare a lavorare.Queste pratiche non hanno grosse controindicazioni, bisogna comunque avere delle particolari attenzioni in caso di ipertensione elevata, diabete, epilessia, assunzione di psicofarmaci, stati borderline psicotici, asma. Ci si può lavorare lo stesso, ma con un pò più di gradualità.

È importante avere qualcuno vicino che spieghi bene gli effetti che la respirazione può generare: formicolii, disorientamente, scoppi emotivi, pianto, rilasci emozionali, iniziale fame d’aria.
Consiglio la presenza di un esperto anche per chi si approccia alla tecnica del rebirthing. Attraverso un respiro veloce, profondo e prolungato per un ciclo di un’ora è possibile andare in un altro stato di coscienza. Anche in questo caso possono verificarsi particolari formicolii intensi, senso di svenimento, esperienze interiori particolari, ricordi vividi del passato, si possono sbloccare conflitti importanti, rivivere traumi dimenticati e rimossi.  
Dobbiamo evadere ogni tanto dalle nostre ossessioni, da quelle della società e della cultura, dai limiti del nostro tempo, dobbiamo imparare a connetterci con una dimensione infinita da cui puoi tornare rigenerati.

Cosa intendi per spiritualità e come un respiro può essere utile a sviluppare questa dimensione per te essenziale?
La spiritualità è qualcosa di naturale. L’essere umano è intrinsecamente orientato ad una vita spirituale. La spiritualità ha a che fare con la vita, la morte, l’amore, l’impotenza, la malattia, la sofferenza e, da sempre, ha permesso di sviluppare il contatto con l'invisibile, con Dio, con gli antenati, gli angeli che ci stanno vicino, con l’Universo inteso come un’intelligenza che è alla base della nostra esistenza e ci guida in maniera invisibile. Da 200 anni a questa parte l’uomo occidentale vive questa profonda disconnessione permettendo alla scienza di primeggiare. Quando l’essere umano crede solo a ciò che vede, il passaggio successivo è cadere nella paura e nell'impotenza.

L'essere umano può essere manipolato su tutti i suoi piani esistenziali. Esistono manipolazioni spirituali, animiche, mentali, emozionali, fisiche. Oggi, ad esempio, ci troviamo a vivere una manipolazione emozionale, che determina emozioni di paura, angoscia, tristezza, perché così siamo più facilmente gestibili. Per spiritualità intendo la capacità di vedere un tramonto e capire che dietro c’è qualcosa di superiore, chiudere gli occhi e pensare di poter parlare con Dio o sentire la presenza di un angelo o di una persona che amiamo o dell'Universo. Una dimensione che sta oltre quello che vediamo. Ognuno può scegliere il proprio percorso, ma l’importante è evolvere. Se è buon percorso saremo più felice, leggeri, contenti della nostra vita. Avremo più energia e salute, sorrideremo di più, sapremo dare più affetto, le persone ci cercheranno perché abbiamo una luce interiore.

L'informazione può avere un ruolo centrale nella manipolazione. Far credere che tu sia impotente è la più grande vittoria di un certo tipo di sistema. Quanto può influire in un processo di affievolimento della propria spiritualità?
Ogni figura professionale è portatrice di verità o manipolazione, fa la differenza quanta luce c’è in quell’anima. È importantissimo avere figure che portano la verità. Quando un essere umano ha davanti informazioni sbagliate o rovesciate è perso. Questa è l’epoca in cui siamo nati, ogni strada ci offre gli strumenti e le occasioni per evolvere. Penso che dobbiamo agire con amore per le persone, portare loro la verità e dire: «io ti dico le cose come stanno, ti dò la possibilità di fare una scelta».

Ultimamente vedo questa sorta di paternalismo per cui le persone non sono in grado di vedere e sapere, gli viene precluso l’accesso alla verità, come quando la chiesa proibiva di leggere la bibbia e il vangelo per evitare di creare un’idea sbagliata di Dio. Quando siamo vicini al nostro respiro non ci sono intermediari tra noi e la verità. Quando si è in contatto con la verità la si sente dentro, sai sempre dove andare. Io, come te, cerco di portare la verità della storia delle persone, aiutarle a ricordare quello che è stato per capire il perchè di certe cose e guarire.

Nel libro scrivi testualmente «tutto ciò che appartiene all’umana esperienza è imprescindibilmente legato al respiro, il respiro appartiene al mondo diverso che tutti cerchiamo. Se usato in maniera diffusa, potrebbe portare a un rifiorire di vita, di sensibilità e di intelligenze, le quali consentirebbero il grande salto che l’umanità da tempo attende, e che sta diventando una questione vitale». Qual è la connessione tra respiro e cambiamento?
Un essere umano che respira con consapevolezza e respira, da un punto di vista bioenergetico, con profondità è connesso con le sue sensazioni, emozioni, con il suo spirito e la sua anima. Non può essere ingannato, non vive di paure, ossessioni, non si identifica con i suoi titoli di studio, con l'intellettualità, con la carriera e i ruoli sociali. È in contatto con l’infinito. Abbiamo bisogno di strumenti per contrastare le forze che sembrano soverchiare e il nostro strumento più grande e l’alleato migliore per me è la respirazione. Non riesco a concepire un bene più grande perché attraverso la respirazione, e parlo per esperienza diretta, parole come fede, determinazione, forza, intuizione sono diventate realtà. Attraverso la respirazione ho scoperto quanto amore c’è dall'altra parte, intorno a noi e dentro di noi, quanta forza c’è dentro di noi, quanta luce e questo mi ha calmato parecchio e mi ha dato forza. Vorrei che tutti potessero fare questa esperienza. L'esperienza diretta che ci cambia, non la conoscenza intellettuale.

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